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	<title>Commenti a: Elogio della bellezza alloctona: Paolo Angeli e Gianfranco Manca, artisti sulla terra.</title>
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	<description>Cibo, vino e tempo da perdere</description>
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		<title>Di: antonio</title>
		<link>https://www.taribari.org/taribari/?p=1854#comment-1215</link>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2013 09:51:52 +0000</pubDate>
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		<description>...e so per certo che anche su questo la pensiamo allo stesso modo. Ciò detto, dopo un decennio di consumatore-degustatore-divulgatore di vino passato ad essere un&#039;integralista dei vitigni autocotoni oggi anche io ho molti più dubbi e domande che certezze e risposte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;e so per certo che anche su questo la pensiamo allo stesso modo. Ciò detto, dopo un decennio di consumatore-degustatore-divulgatore di vino passato ad essere un&#8217;integralista dei vitigni autocotoni oggi anche io ho molti più dubbi e domande che certezze e risposte.</p>
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		<title>Di: antonio</title>
		<link>https://www.taribari.org/taribari/?p=1854#comment-1214</link>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2013 09:48:34 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao fabio. nessuna colpa, anzi. E&#039; bello riprendere il discorso dopo un pò. So che hai colto che il mio era un discorso che prevalentemente andava al di là del vino. Ti ricopio un pezzo della prima parte della mia lunga risposta tripartita riportatat più sopra: &quot;per il recupero dei vitigni autoctoni e la loro valorizzazione passa una buona fetta della battagia contro i vini uniformi, tutti uguali, che assecondavano il gusto di qualche influente recensore e ne condizionavano il successo e l’accesso a importanti mercati. Oltre che la nascita e la crescita di molti vini meravigliosi.&quot;
E per rispondere, ad integrazione di quanto sopra copiato, alle tue 2 domande sullo Chardonnay siciliano tale risposta è No alla prima domanda e IN MOLTI CASI SI alla seconda.
Poi tra uno Chardonnay siciliano impiantato oltre 30 anni fa allevato e vinificato senza morte chimica al lavoro e un grillo o un&#039;inzolia dl contadino e del megaproduttore bombardato di veleno.....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao fabio. nessuna colpa, anzi. E&#8217; bello riprendere il discorso dopo un pò. So che hai colto che il mio era un discorso che prevalentemente andava al di là del vino. Ti ricopio un pezzo della prima parte della mia lunga risposta tripartita riportatat più sopra: &#8220;per il recupero dei vitigni autoctoni e la loro valorizzazione passa una buona fetta della battagia contro i vini uniformi, tutti uguali, che assecondavano il gusto di qualche influente recensore e ne condizionavano il successo e l’accesso a importanti mercati. Oltre che la nascita e la crescita di molti vini meravigliosi.&#8221;<br />
E per rispondere, ad integrazione di quanto sopra copiato, alle tue 2 domande sullo Chardonnay siciliano tale risposta è No alla prima domanda e IN MOLTI CASI SI alla seconda.<br />
Poi tra uno Chardonnay siciliano impiantato oltre 30 anni fa allevato e vinificato senza morte chimica al lavoro e un grillo o un&#8217;inzolia dl contadino e del megaproduttore bombardato di veleno&#8230;..</p>
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		<title>Di: fabio d.</title>
		<link>https://www.taribari.org/taribari/?p=1854#comment-1212</link>
		<dc:creator>fabio d.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2013 09:16:08 +0000</pubDate>
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		<description>Scusa Antonio, non ho più dato (mea culpa) un occhio ai commenti e mi sono perso la risposta. Ho capito, almeno credo, il tuo sentire. Il limite tra barriera e difesa è molto sottile, tra integrazione e sfruttamento ancora di più. Bisogna scegliere e bisogna farlo con coraggio. Parliamo di viti, di vino ora: non è una questione sarda, almeno non lo è per me, ma è una questione, un principio generale. Lo chardonnay siciliano, ormai ampelograficamente un vitigno territoriale (30 anni di impianti), è per davvero un vino siculo, isolano, sfaccettato, spigoloso, salato, caratteristico come possono essere il grillo o l&#039;inzolia? E se fosse un&#039;esigenza commerciale (più che legittima ci mancherebbe) più che una scelta di integrazione, di apertura, di inclusione? Va da se che il mio esempio non si riferisce a Gianfranco, per lui le scelte commerciali sono un mistero profondo :)
Il confronto su questo tema mi appassiona, sono dubbi che mi pongo anche io.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa Antonio, non ho più dato (mea culpa) un occhio ai commenti e mi sono perso la risposta. Ho capito, almeno credo, il tuo sentire. Il limite tra barriera e difesa è molto sottile, tra integrazione e sfruttamento ancora di più. Bisogna scegliere e bisogna farlo con coraggio. Parliamo di viti, di vino ora: non è una questione sarda, almeno non lo è per me, ma è una questione, un principio generale. Lo chardonnay siciliano, ormai ampelograficamente un vitigno territoriale (30 anni di impianti), è per davvero un vino siculo, isolano, sfaccettato, spigoloso, salato, caratteristico come possono essere il grillo o l&#8217;inzolia? E se fosse un&#8217;esigenza commerciale (più che legittima ci mancherebbe) più che una scelta di integrazione, di apertura, di inclusione? Va da se che il mio esempio non si riferisce a Gianfranco, per lui le scelte commerciali sono un mistero profondo <img src='https://www.taribari.org/taribari/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
Il confronto su questo tema mi appassiona, sono dubbi che mi pongo anche io.</p>
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		<title>Di: salvatore</title>
		<link>https://www.taribari.org/taribari/?p=1854#comment-1210</link>
		<dc:creator>salvatore</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2013 11:49:10 +0000</pubDate>
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		<description>Più che una critica musicale mi sembra un vero saggio sulla critica;direi una
critica musicale musicante, suoni, parole che si stendono in un racconto di autorevole bellezza, di una partitura del sentire con richiami delle più antiche genti che hanno popolato quelle terre.
E poi il finale di questi calici rossi, stupendo......
Ovviamente é bellissima  musica ma mi dispiace non conoscere  il gusto del vino ma mi fido ciecamente del racconto
                                                                Grazie Salvatore</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Più che una critica musicale mi sembra un vero saggio sulla critica;direi una<br />
critica musicale musicante, suoni, parole che si stendono in un racconto di autorevole bellezza, di una partitura del sentire con richiami delle più antiche genti che hanno popolato quelle terre.<br />
E poi il finale di questi calici rossi, stupendo&#8230;&#8230;<br />
Ovviamente é bellissima  musica ma mi dispiace non conoscere  il gusto del vino ma mi fido ciecamente del racconto<br />
                                                                Grazie Salvatore</p>
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		<title>Di: tommaso</title>
		<link>https://www.taribari.org/taribari/?p=1854#comment-1204</link>
		<dc:creator>tommaso</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2013 09:24:15 +0000</pubDate>
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		<description>Antonio leggerti è un piacere. Quando la relazione tra autoctono ed alloctono è di ordine circolare, allora il senso del luogo e delle culture assume un aspetto virtuoso. Detto questo da sassarese, città meticcia al punto da non essere più compresa. Nata da un vecchio accordo tra sardi e genovesi e cresciuta e pasciuta tra Vie dei Corsi, commerci pisani, occupazioni spagnole e imprenditori ottocenteschi. E fainè.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Antonio leggerti è un piacere. Quando la relazione tra autoctono ed alloctono è di ordine circolare, allora il senso del luogo e delle culture assume un aspetto virtuoso. Detto questo da sassarese, città meticcia al punto da non essere più compresa. Nata da un vecchio accordo tra sardi e genovesi e cresciuta e pasciuta tra Vie dei Corsi, commerci pisani, occupazioni spagnole e imprenditori ottocenteschi. E fainè.</p>
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		<title>Di: antonio</title>
		<link>https://www.taribari.org/taribari/?p=1854#comment-1202</link>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2013 09:58:37 +0000</pubDate>
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		<description>insomma basta sardi e basta vini sardi SOLO in cambales e berritta e resolza, chi pius este acuta sa resolza e pius sese sardu. sardo è anche altro che non sia la classica oleografica immagine che se ne ha.
Più che essere contro l&#039;autoctonia che si fa mito in somma, sono PER l&#039;alloctonia come valore. Scusa per queste parole confuse ma spero di aver almeno vagamente reso l&#039;idea. se no ne riparliamo davanti ad un bicchiere di vino di Gianfranco ed Elena :-)
Grazie ancora</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>insomma basta sardi e basta vini sardi SOLO in cambales e berritta e resolza, chi pius este acuta sa resolza e pius sese sardu. sardo è anche altro che non sia la classica oleografica immagine che se ne ha.<br />
Più che essere contro l&#8217;autoctonia che si fa mito in somma, sono PER l&#8217;alloctonia come valore. Scusa per queste parole confuse ma spero di aver almeno vagamente reso l&#8217;idea. se no ne riparliamo davanti ad un bicchiere di vino di Gianfranco ed Elena <img src='https://www.taribari.org/taribari/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /><br />
Grazie ancora</p>
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		<title>Di: antonio</title>
		<link>https://www.taribari.org/taribari/?p=1854#comment-1201</link>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2013 09:53:43 +0000</pubDate>
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		<description>penso che tutto e tutti siano alloctoni. se qualcuno o qualcosa arriva da un posto anche lontano e dove arriva si innamora e viene d&#039;amore ricambiato, e nel nuovo luogo bene accolto e ben trovato si radica, allora cambia, diventa altro da quel che era per acclimatamento affettivo. vale per le viti, vale per gli uomini. Credo che il meticciato, l&#039;unione, la mezcla siano la vita. Come vedi il vino c&#039;entra solo fino ad un certo punto. ma c&#039;entra. ad esempio anche l&#039;essere &quot;sardo&quot; di un vino è malinteso, anche dai produttori. oggi quando uno pensa al cannonau ad esempio, pensa ad un vino concentrato e impenetrabile nel colore, forte d&#039;alcol da cancellare, con l&#039;alcool, diffetti ma anche finezza di profumi secondari e terziari schacciati dall&#039;esibizione muscolare. non era così, un tempo. il cannonau è stato anche scarico di colore ed elegante, e ne ho assaggiato certi bassi d&#039;alcol e ancor più neravigliosi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>penso che tutto e tutti siano alloctoni. se qualcuno o qualcosa arriva da un posto anche lontano e dove arriva si innamora e viene d&#8217;amore ricambiato, e nel nuovo luogo bene accolto e ben trovato si radica, allora cambia, diventa altro da quel che era per acclimatamento affettivo. vale per le viti, vale per gli uomini. Credo che il meticciato, l&#8217;unione, la mezcla siano la vita. Come vedi il vino c&#8217;entra solo fino ad un certo punto. ma c&#8217;entra. ad esempio anche l&#8217;essere &#8220;sardo&#8221; di un vino è malinteso, anche dai produttori. oggi quando uno pensa al cannonau ad esempio, pensa ad un vino concentrato e impenetrabile nel colore, forte d&#8217;alcol da cancellare, con l&#8217;alcool, diffetti ma anche finezza di profumi secondari e terziari schacciati dall&#8217;esibizione muscolare. non era così, un tempo. il cannonau è stato anche scarico di colore ed elegante, e ne ho assaggiato certi bassi d&#8217;alcol e ancor più neravigliosi.</p>
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		<title>Di: antonio</title>
		<link>https://www.taribari.org/taribari/?p=1854#comment-1200</link>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2013 09:48:40 +0000</pubDate>
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		<description>carissimo fabio, grazie innanzi tutto. è un discorso molto ampio, legato ad una evoluzione del mio pensiero che va al di là del vino. In realtà per il recupero dei vitigni autoctoni e la loro valorizzazione passa una buona fetta della battagia contro i vini uniformi, tutti uguali, che assecondavano il gusto di qualche influente recensore e ne condizionavano il successo e l&#039;accesso a importanti mercati. Oltre che la nascita e la crescita di molti vini meravigliosi.
E&#039; che come purtroppo spesso accade nel vino e nella vita certe cose partite buone diventano segno di chiusura, di ostilità, di avversione. Così come certe battaglie estenuanti per affermare che un vitigno si origina in un posto piuttosto che in un altro e che è nato quì piuttosto che là consumano energie che andrebbero dedicate a fare un vino buono e sano piuttosto che ad affermare inutili primazie. L&#039;autoctonia come valore diventa escludente, diventa una barriera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>carissimo fabio, grazie innanzi tutto. è un discorso molto ampio, legato ad una evoluzione del mio pensiero che va al di là del vino. In realtà per il recupero dei vitigni autoctoni e la loro valorizzazione passa una buona fetta della battagia contro i vini uniformi, tutti uguali, che assecondavano il gusto di qualche influente recensore e ne condizionavano il successo e l&#8217;accesso a importanti mercati. Oltre che la nascita e la crescita di molti vini meravigliosi.<br />
E&#8217; che come purtroppo spesso accade nel vino e nella vita certe cose partite buone diventano segno di chiusura, di ostilità, di avversione. Così come certe battaglie estenuanti per affermare che un vitigno si origina in un posto piuttosto che in un altro e che è nato quì piuttosto che là consumano energie che andrebbero dedicate a fare un vino buono e sano piuttosto che ad affermare inutili primazie. L&#8217;autoctonia come valore diventa escludente, diventa una barriera.</p>
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		<title>Di: fabio d.</title>
		<link>https://www.taribari.org/taribari/?p=1854#comment-1199</link>
		<dc:creator>fabio d.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2013 09:36:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.taribari.org/taribari/?p=1854#comment-1199</guid>
		<description>splendido leggerti, antonio, è sempre un&#039;emozione cadenzata, ritmica, vibrante.
ho una domanda sincera, complicata e (anche) personale da farti: filosofia e vini di gianfranco (e elena) a parte, che sono bicchieri di grandezze attualmente non misurabili, unici, incisivi e profondissimi, perché parli della autoctonia come mito? per di più falso se non ossessivo?
ti ringrazio
f.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>splendido leggerti, antonio, è sempre un&#8217;emozione cadenzata, ritmica, vibrante.<br />
ho una domanda sincera, complicata e (anche) personale da farti: filosofia e vini di gianfranco (e elena) a parte, che sono bicchieri di grandezze attualmente non misurabili, unici, incisivi e profondissimi, perché parli della autoctonia come mito? per di più falso se non ossessivo?<br />
ti ringrazio<br />
f.</p>
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