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	<description>Cibo, vino e tempo da perdere</description>
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		<title>LE TRE STREGHE DEL CANNONAU</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 09:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Mini storia del mio incontro con le Eminas Melis &#8230; Sos cantos a cunzertu chi parent a porfìa faghen un&#8217;armonia es cumovente Ballat totu sa zente a tundu lugh&#8217;e fogu, sa bellesa &#8216;e su logu, comunione&#8230; Bonaventura Licheri (Neoneli, 1667-1733) Non ce la faccio più a stare dietro alle decine di vignerons della domenica che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2018/04/29793748_10215531486671012_3244004969220669440_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3070" title="29793748_10215531486671012_3244004969220669440_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2018/04/29793748_10215531486671012_3244004969220669440_n.jpg" alt="" width="702" height="960" /></a></p>
<p><strong><em>Mini storia del mio incontro con le Eminas Melis</em></strong></p>
<p>&#8230; Sos cantos a cunzertu</p>
<p>chi parent a porfìa</p>
<p>faghen un&#8217;armonia</p>
<p>es cumovente</p>
<p>Ballat totu sa zente</p>
<p>a tundu lugh&#8217;e fogu,</p>
<p>sa bellesa  &#8216;e su logu,</p>
<p>comunione&#8230;</p>
<p><strong>Bonaventura Licheri (Neoneli, 1667-1733)</strong></p>
<p>Non ce la faccio più a stare dietro alle decine di vignerons della domenica che buttando al vento il loro denaro, e fin qui sarebbero fatti loro, si materializzano sui mercati con vini nuovi che sanno di stantìo e fotocopiato, e questi sono ahinoi fatti nostri. Non ce la faccio più a stare dietro a vermentini sempre meno galluresi e sempre più sciardoneggianti e cannonau simil-maremmani senza arte  nè parte, che spuntano ogni anno come funghi. Questa mia ormai patologica idiosincrasia verso le legioni di parvenus del vino, ha come tragica conseguenza il distrarmi e perdermi quelle bottiglie che invece lasciano segni nel cuore e nella memoria. Ho incontrato quasi casualmente Emanuela Melis, una delle tre Brujas Eminas, dentro quel grande cassonetto culturale che è facebook: ne parliamo tutti male ma spesso ha una sua utilità e in questo caso il dio del vino benedica la rete.<span id="more-3069"></span></p>
<p>Racconto di famiglia ridotto all&#8217;osso: Melis uguale numerose generazioni di vignaioli e allevatori in Mamoiada,  il patriarca Tonino originariamente &#8220;frustrato&#8221; da un menage coniugale che continuava a dare figlie femmine (al terzo tentativo: e adesso a chi la lascio la vigna?), dieci ettari di vigna ad alberello di età oscillante fra i 20/60/100 anni, tre sorelle che, ad un certo punto della maggiore età, decidono di schiaffeggiare affettuosamente il babbo macista e diffidente e decidono di seguire la vigna e il vino di famiglia, che hanno scelto di chiamare giustamente Eminas, Donne. In attesa di conoscere anche le altre due Streghe del Cannonau ho chiacchierato a lungo con Emanuela, personaggio dalla carica energetica travolgente, che mi ha sorpreso per la grande onestà intellettuale e per l&#8217; orgoglio contadino vero: le Eminas seguono personalmente le fasi produttive, dall&#8217;impianto delle nuove barbatelle fino alla bottiglia, sotto la supervisione dell&#8217;Enologo Antonio Manca e appoggiandosi, per le fasi finali della vinificazione e provvisoriamente, alla Cantina Trexenta. I disegni futuri prevedono una propria cantina, un percorso progressivo verso una sempre maggiore organicità, un po&#8217; di bottiglie di Granatza, il vitigno a bacca bianca mamoiadino per eccellenza. Quelle che seguono sono le mie emozioni Eminas:</p>
<p><em><strong>EMINAS 2015</strong></em></p>
<p><strong><em>Cannonau di Sardegna doc</em></strong></p>
<p><strong><em>Cantina Eminas, Mamoiada (Nu)</em></strong></p>
<p>Il cromatismo è cangiante tra rubino e granata con lucida luminosità. Naso piacevolmente contradditorio in ampiezza: la partenza è un&#8217; austera base di inchiostro da penna stilografica che introduce nella penombra estiva di una casa di paese. Il primo abbraccio con l&#8217;ossigeno produce subito la florealità della viola e della lavanda in piena fioritura. Le suggestioni fruttate ci parlano di confettura di susina e di un succoso melograno. Una botta di pepe nero, balsami mentolati e appena percettibile vaniglia, chiudono una parte dell&#8217;assaggio che fai fatica ad interrompere. In bocca è giunonico e polposo. Rotondità calda e imponente ma ben sostenuta dalla freschezza di un buon residuo acido. Il finale riporta in successione le note speziate e la parte fruttata. La bocca rimane pulita e implorante un nuovo sorso. A tavola con primi piatti con sughi intensi e speziati, carni in umido agrodolci, pesci grassi alla brace, zuppe di pesce piccanti, formaggi di lunga stagionatura, cioccolato fondente. Da non scartare l&#8217;idea di berlo in piacevole compagnia della propria solitudine davanti ad un fuoco acceso.</p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2018/04/19399710_259742054506615_7221567722984559228_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3072" title="19399710_259742054506615_7221567722984559228_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2018/04/19399710_259742054506615_7221567722984559228_n.jpg" alt="" width="482" height="481" /></a></p>
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		<title>la gallura biodinamica di mariotti</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Nov 2017 12:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia di una vigna biodinamica in Gallura mi è arrivata alla fine dell’estate scorsa. Grande curiosità alimentata dall’ottima presentazione che mi fecero a suo tempo di Francesco Mariotti, i miei amici vignaioli di Bortigiadas Tatiana Holler e Carlo Deperu. Il Vermentino di Gallura è il vino della mia vita e ogni volta che riesco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/23804524_10214380646980739_399741461_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3060" title="23804524_10214380646980739_399741461_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/23804524_10214380646980739_399741461_n.jpg" alt="" width="960" height="720" /></a>La notizia di una vigna biodinamica in Gallura mi è arrivata alla fine dell’estate scorsa. Grande curiosità alimentata dall’ottima presentazione che mi fecero a suo tempo di Francesco Mariotti, i miei amici vignaioli di Bortigiadas Tatiana Holler e Carlo Deperu. Il Vermentino di Gallura è il vino della mia vita e ogni volta che riesco a berne un’interpretazione che esuli dalle numerose deturpazioni alle quali è sottoposto, per me è un giorno di festa.<span id="more-3059"></span> Figurarsi il sapere che, in una regione conservatrice come la nostra, un matto si era messo a fare viticoltura estrema, proprio nella sottoregione meno aperta alle “stranezze”, dell’intera isola! Dovevo conoscere assolutamente il personaggio e possibilmente assaggiare il vino della mia vita in versione biodinamica.  Il giorno è arrivato in un tiepido e assolato giovedì di metà novembre.</p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/23845310_10214380644940688_599099282_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3061" title="23845310_10214380644940688_599099282_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/23845310_10214380644940688_599099282_n.jpg" alt="" width="960" height="960" /></a></p>
<p>Francesco è un imprenditore impegnato in molti fronti ma sono bastati pochi minuti in giro per la vigna, per capire che l’agricoltura pulita e il vino sono state due folgorazioni che lo hanno fatto “ammalare” in maniera irreversibile. Non me lo ha confessato con chiarezza ma, dalla lunga chiacchierata, sono emersi più indizi che mi fanno credere in una  prossima scelta di vita definitiva, dove il vino sarà protagonista assolut0. Persona semplice e solare mi ha subito raccontato, uscendo dalla fornitissima Enoteca che gestisce all’ingresso di Tempio, dell’incontro quasi casuale con la biodinamica, i numerosi corsi, l’aiuto e l’incoraggiamento determinanti di Alessandro Dettori e un amore verso la terra, che cresceva giorno dopo giorno, parallelamente alla voglia di produrre rispettando l’ ambiente e il suo paesaggio a dir poco struggente. La vigna è un piccolo gioiello incastonato in un altipiano che si affaccia verso Calangianus e Luras. Vermentino, Caricagiola e Pascale i tre vitigni che alleva e con i quali ama giocare in numerose microvinificazioni che ho avuto il privilegio di assaggiare nella piccola cantina dove vinifica. Acciaio e tonneaux nuovi e vecchi i contenitori con i quali ricerca la personalità e il profilo organolettico definitivo delle sue creature. La cosa che maggiormente impressiona nelle produzioni di Francesco è come, in condizioni di assoluta artigianalità, riesca ad ottenere pulizia e “leggibilità” nel prodotto finito. Il Vermentino RAICA del 2016 è quello che ho scelto per la descrizione che segue ma, vi assicuro, che Caricagiola e Pascale non sono da meno per pulizia e personalità.</p>
<p>RAICA 2016  Isola dei Nuraghi – Azienda Agricola di Francesco Mariotti – Tempio Pausania</p>
<p>Il cromatismo è giallo citrino pieno e lucente, reso ancor più charmant da una leggera velatura. Il naso pulito e asciutto è ricco di suggestioni vegetali e di frutta matura a polpa bianca che si sviluppano su una solida base minerale iodata. In bocca si esprime al meglio con un ingresso deciso, ma non sgomitante, che avvolge il palato alternando alla rotondità alcoolica, le sensazioni rinfrescanti di un’acidità  ben presente. Grasso e sapido con una lunga coda aromatica, che ripresenta in fase retrolfattiva i ricordi di selva e sottobosco rilevati al naso. Vino che può essere collocato a tavola in diverse situazioni gastronomiche ma che mi pare possa dare il meglio di se con zuppe di pesce piccanti, minestroni estivi profumati, pesci alla griglia, formaggi di capra poco stagionati.</p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/23805485_10214380640580579_39782612_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3062" title="23805485_10214380640580579_39782612_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/23805485_10214380640580579_39782612_n.jpg" alt="" width="450" height="960" /></a></p>
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		<title>TOP 20 SARDIGNA: SOLO EMOZIONI</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Nov 2017 07:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[DEDICATA AL VISIONARIO SPUMANTISTA GIAMPIERO DEIDDA Puntuale come l’influenza d’inverno, anche quest’anno ho stilato la mia TOP 20 2017 di quelli che considero i vini sardi più piacevoli ed emozionanti dell’anno  che sta per passare. L’ho sottotitolata “SOLO EMOZIONI” perché quest’anno, più che mai, non ho lasciato il minimo spazio a compromessi e ho fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/DSC_03801.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3056" title="dsc_0380" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/DSC_03801.jpg" alt="" width="3008" height="2000" /></a></p>
<p>DEDICATA AL VISIONARIO SPUMANTISTA GIAMPIERO DEIDDA</p>
<p>Puntuale come l’influenza d’inverno, anche quest’anno ho stilato la mia TOP 20 2017 di quelli che considero i vini sardi più piacevoli ed emozionanti dell’anno  che sta per passare. L’ho sottotitolata “SOLO EMOZIONI” perché quest’anno, più che mai, non ho lasciato il minimo spazio a compromessi e ho fatto scegliere il cuore.  Dedico questa selezione a colui che la apre con uno dei suoi straordinari spumanti a Metodo Classico e che purtroppo ci ha lasciato solo poche settimane fa. Caro Giampiero Deidda dovunque tu sia, sappi che ci manchi davvero tanto. La novità di quest’anno è l’inserimento del Riferimento Onirico per ognuna delle venti etichette. Sostengo da sempre che una delle capacità che deve avere un buon vino è quella di provocare sogni ed immaginazione. Così, assaggiando i venti campioni 2017, ho chiuso gli occhi e ho appuntato la prima immagine che mi hanno evocato.<span id="more-3055"></span></p>
<p>LE IMMANCABILI ISTRUZIONI PER L’USO:</p>
<p>Questa selezione non ha la pretesa di rappresentare l’intero panorama vinicolo della SARDIGNA.</p>
<p>Non è una classifica. Chi entra in questa selezione è perché, con argomenti diversi, ha provocato nel sottoscritto forti emozioni. I vini sono inseriti nella loro categoria in ordine sparso e presi a caso dai miei appunti di degustazione del 2017</p>
<p>Non è detto che quelli che seguono siano i nostri migliori vini. Per poter affermare ciò avrei dovuto assaggiarli tutti e, come potete immaginare, questo è per me impossibile.</p>
<p>Ho inserito una sola etichetta per produttore e questo sta a significare che molti di questi winemaker fanno altri vini straordinari ma io ho voluto scegliere quello che per me meglio li rappresenta.</p>
<p>BIANCHI:</p>
<p>-          MARZANI Millesimo 2012 Brut Metodo Classico – Giampiero Deidda – Simaxis (OR)</p>
<p>Riferimento onirico: onde sul bagnasciuga nel silenzio della notte a Cala Mariolu</p>
<p>-          MARIA TZUFFIA 2016 – (Vermentino, Moscato) &#8211; Isola dei Nuraghi igt – Az. Agr. Deperu-Holler, Bortigiadas (OT)</p>
<p>Riferimento onirico: corteo colorato di donne felici nel centro di una città</p>
<p>-          RAICA 2016 – Isola dei Nuraghi igt – (Vermentino) – Francesco Mariotti, Tempio Pausania (OT)</p>
<p>Riferimento onirico: gnomi che giocano a carte in un bosco tra Luras e Calangianus</p>
<p>-          KARAMARE 2016 – Isola dei Nuraghi igt – (Cannonau Bianco) &#8211; Az. Agr. Pusole , Baunei (NU)</p>
<p>Riferimento onirico: donne e uomini che ballano e rotolano nel fango di un terreno argilloso durante un acquazzone.</p>
<p>-          VESPULAE + AMOR 2016 – Isola dei Nuraghi igt- (Cannonau vinificato in bianco) – Az. Agr. Pumari, Torralba (SS)</p>
<p>Riferimento onirico: giocolieri che si allenano durante un tramonto rosa</p>
<p>-          CALDOSA 2016 – Vermentino di Gallura Sup. – Tenute Filigheddu, Arzachena (OT)</p>
<p>Riferimenti onirici: banchetto di nozze nel caldo pomeriggio di giugno</p>
<p>-          DELISSIA 2016 – Barbagia igt – Cantina Marco Canneddu, Mamoiada (NU)</p>
<p>Riferimenti onirici: perdersi per tre giorni in un bosco del Supramonte e non avere paura</p>
<p>-          TZINNIGAS 2016 – Valle del Tirso igt Vernaccia – Davide Orro, Tramatza (OR)</p>
<p>Riferimento onirico: danza notturna in una miniera di sale sfiorata dalla brezza del ponente</p>
<p>ROSSI:</p>
<p>-          TIRRIGO’ 2016  &#8211; Isola dei Nuraghi igt – (Cannonau) Vigneto Santu Teru, Nurallao (CA)</p>
<p>Riferimento onirico: ritorno a casa alla fine di una giornata di lavoro in campagna, salutati dal profumo della cena</p>
<p>-          BOX’E CROXIU – VdT – Pane &amp; Vino di Gianfranco Manca, Nurri (CA)</p>
<p>Riferimento onirico:  Concerto di grida di animali notturni nel buio di una foresta di querce</p>
<p>-          SA DEFENZA 2016 – Isola dei Nuraghi igt – Az. Agr. Sa Defenza, Donori (CA)</p>
<p>Riferimento onirico: spiaggia deserta a maggio, rifugio naturale di macchia, fuoco per arrostire</p>
<p>-          NERO MINIERA 2016 – Az. Agricola Enrico Esu – Carbonia (CA)</p>
<p>Riferimento onirico: racconti di paura che non fanno paura, davanti al fuoco</p>
<p>-          MEIGAMMA TERZO –  (Carignano) Az. Agr. Meigamma, Santa Margherita di Pula (CA)</p>
<p>Riferimento onirico: bere senza fretta in un bar sul mare fissando l’orizzonte</p>
<p>-          PENSAMENTU 2015 – Cannonau di Sardegna – Cantina Sorres, Sennori (SS)</p>
<p>Riferimento onirico: creature dalle forme indefinite che ci insegnano a volare</p>
<p>-          ORGOSA RISERVA 2014 – Cannonau di Sardegna doc – Az. Agr. Orgosa di Giuseppe Miusina – Orgosolo (NU)</p>
<p>Riferimento onirico: facce scolpite dal sole di vecchi che fumano mozziconi nella calura di agosto</p>
<p>-          FRANZISKA 2011 – Cannonau di Sardegna doc Riserva – Giovanni Montisci, Mamoiada (NU)</p>
<p>Riferimento onirico: donne in costume che provano balli tondi all’alba, vicine ad un ruscello</p>
<p>-          DETTORI 2011 – Romangia Rosso igt – Tenute Dettori, Sennori (SS)</p>
<p>Riferimento onirico: il rumoroso silenzio della notte e i suoi segreti</p>
<p>-          GRASSIA 2011 – Cannonau di Sardegna Riserva – Az. Agr. Sedilesu – Mamoiada (NU)</p>
<p>Riferimento onirico: dentro un alveare a chiacchierare con l’ape regina assaggiando miele e polline</p>
<p>DA FINE PASTO E/O MEDITAZIONE:</p>
<p>-          IN FUNDO Moscato Vendemmia Tardiva – Az . Agr. Altea Illotto – Serdiana (CA)</p>
<p>Riferimento onirico: formiche che vendemmiano in una vigna bruciata dal sole</p>
<p>-          MALVASIA DI BOSA RISERVA – Az. Agr. Giambattista Columbu – Bosa (OR)</p>
<p>Riferimento onirico: immenso campo di margherite da camomilla e bambini che si inseguono</p>
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		<title>PENSAMENTU DE SORRES</title>
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		<pubDate>Sat, 13 May 2017 12:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[UNA COPPIA DI GIOVANI CONTADINI CON LA MISSIONE DEL CANNONAU E UN&#8217; OCCHIO ALL&#8217;AMBIENTE Cherculufrosu (quercia fronzuta) è il nome della Vigna poggiata su una delle colline più alte della Romangia. Da una parte il Golfo dell’Asinara e un lungo pezzo della Marina di Sorso, dall’altra Osilo e l’Anglona. Una vigna che, a parte la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		p { margin-bottom: 0.25cm; line-height: 120% } 	 --><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18492086_10210966859342339_1852338821_n1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3032" title="18492086_10210966859342339_1852338821_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18492086_10210966859342339_1852338821_n1.jpg" alt="" width="414" height="188" /></a></p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18492231_10210966859302338_57696398_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3033" title="18492231_10210966859302338_57696398_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18492231_10210966859302338_57696398_n.jpg" alt="" width="401" height="178" /></a></p>
<p>UNA COPPIA DI GIOVANI CONTADINI CON LA MISSIONE DEL CANNONAU E UN&#8217; OCCHIO ALL&#8217;AMBIENTE</p>
<p>Cherculufrosu (quercia fronzuta) è il nome della Vigna poggiata su una delle colline più alte della Romangia. Da una parte il Golfo dell’Asinara e un lungo pezzo della Marina di Sorso, dall’altra Osilo e l’Anglona. Una vigna che, a parte la poesia del panorama mozzafiato,  potrebbe essere catalogata fra quelle della cosiddetta “viticoltura eroica”: pendenze folli per vendemmiatori coraggiosi, che formano geometrie sinuose e poetiche se ad ammirarle non è il contadino che deve potare, sovesciare, zappare e raccogliere.</p>
<p><span id="more-3030"></span></p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18470652_10210966858582320_1417525893_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3034" title="18470652_10210966858582320_1417525893_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18470652_10210966858582320_1417525893_n.jpg" alt="" width="415" height="277" /></a><!--more--></p>
<p>Se l’osservatore si sforza a guardare con l’occhio del vigneron allora è sudore, fatica immensa e polvere che ti entra dappertutto. In una mattinata di metà maggio ho voluto visitare la Tenuta Sorres accompagnato da Laura Fiori, una delle due Sorres, suo marito Pierfranco anche lui elemento fondamentale del progetto e Chiara, una delizia di bambina loro figlia . Delia, l’altrà metà dell’equipaggio vive parte dell’anno a Londra e si occupa di comunicazione e mercati esteri. Le prime sensazioni che mi hanno trasmesso Laura e Pierfranco, durante la lunga passeggiata sotto un sole quasi estivo, sono state quelle di persone dalla grande pulizia interiore, con la fierezza di aver realizzato un piccolo grande sogno: fare un vino che raccontasse la loro Romangia senza fare compromessi con la schizofrenia dei mercati e confrontarsi col vitigno più rappresentativo, amato e sputtanato della nostra terra: il Cannonau. L’occhio attento, il mio, di chi di vigne ne ha girate tante, coglie in tempi rapidi che la filosofia agricola è realmente quella che dichiarano: nessun diserbo, nessun trattamento sistemico, solo poltiglia e poche volte all’anno. Almeno nove decimi della vigna sono coltivati a Cannonau con qualche filare di Merlot che ha rese bassissime e che, al momento, viene utilizzato per microvinificazioni sperimentali. Tra i progetti futuri l’acquisizione di alcuni ettari confinanti, per produrre vermentino e moscato e chiudere il cerchio della tradizione. Pensamentu, il nome della loro unica etichetta al momento prodotta, è una grande interpretazione di Cannonau in purezza. Vino diretto e senza mediazioni, che gioca a tutto tondo con il proprio terroir, tirando fuori tutta l’originalità possibile di quel Cru di alta collina così selvaggio e difficile da raggiungere. Quello che segue è il racconto della mini-verticale delle tre annate esistenti (una ancora non commercializzata) che abbiamo assaggiato a casa di Laura e Pierfranco.</p>
<p>PENSAMENTU 2015 Cannonau di Sardegna doc (non ancora commercializzato)</p>
<p>Colore rosso cotto con nuances di opale. Naso ricco e personale con prime suggestioni di frutta rossa che abbracciano richiami speziati di pasticceria secca e le note balsamiche di fiori da cassetto. Piacevole nota minerale chiude il cerchio di un corredo olfattivo in piena evoluzione. In bocca è un puledro scalciante ma già piacevole e di buona beva. Tannini graffianti tenuti a bada dalla nota alcoolica importante e una buona acidità lasciano spazio all’ipotesi di un futuro radioso per questa annata. Il finale è lungo e accattivante. Al momento è da accostare soprattutto a formaggi di capra di media stagionatura ma potrebbe furoreggiare con zuppe di legumi invernali e pesci grassi alla brace.</p>
<p>PENSAMENTU 2014 Cannonau di Sardegna doc</p>
<p>Un bel rosso di pietra granata ancora in splendida forma e lucentezza. Il naso è elegante e di spessore con i richiami alla confettura di marasca che dominano sulle note speziate e di torrefazione. Al palato si concede con avvolgente rotondità. Freschezza balsamica ancora dialogante con la nota alcoolica che è pilastro di una struttura sempre più vicina ad una condizione armonica. Il finale aromatico e lungo è dominato dal frutto. A tavola con un largo spettro di accostamenti al cibo, dai primi piatti con salse importanti, agli arrosti di carni rosse fino alle zuppe di pesce piccanti.</p>
<p>PENSAMENTU 2013 Cannonau di Sardegna doc</p>
<p>La prima annata della Cantina Sorres ha conservato un bel colore granato cupo e profondo. Il corredo olfattivo è strutturato su riconoscimenti di confetture di frutti rossi con largo spazio a suggestioni più evolute di cioccolato bianco e cuoio e con richiami più minerali alla terra calda. In bocca è grasso e aristocratico coi tannini che ancora fanno splendidamente il loro mestiere e una punta di freschezza balsamica che regala scorrevolezza e chiama il sorso successivo. Lungo e appagante il finale speziato. A Tavola con grandi formaggi e cacciagione in agrodolce.</p>
<div>Cantina Sorres s.r.l. Società Agricola<br />
Via G. La Pira 16/2<br />
07036 Sennori<br />
Sardegna – Italia</div>
<div>Telefono Italia: +39 342 1021577<br />
Telefono Inghilterra: +44 7450453633<br />
Mail: info@cantinasorres.com</div>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18470756_10210966857502293_1946397197_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3035" title="18470756_10210966857502293_1946397197_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18470756_10210966857502293_1946397197_n.jpg" alt="" width="405" height="270" /></a></p>
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		<title>sogni verticali (lunga vita a Billia)(TRENT&#8217;ANNI DI TUVAOES)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2017 09:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[RACCONTO DI UN GIORNO DI FESTA ALLA CANTINA CHERCHI. TRENT&#8217;ANNI DI TUVAOES PASSATI AL SETACCIO IN POCO MENO DI TRE ORE. TRA COMMOZIONE, ALLEGRIA E COLPI DI SCENA! La storia della mia amicizia con i Cherchi si perde negli anni ed è cresciuta in un percorso fatto di momenti comuni e di rispetto assoluto, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/DSC_0490.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3023" title="dsc_0490" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/DSC_0490.jpg" alt="" width="306" height="441" /></a></p>
<p><strong><em>RACCONTO DI UN GIORNO DI FESTA ALLA CANTINA CHERCHI. TRENT&#8217;ANNI DI TUVAOES PASSATI AL SETACCIO IN POCO MENO DI TRE ORE. TRA COMMOZIONE, ALLEGRIA E COLPI DI SCENA!</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		p { margin-bottom: 0.25cm; line-height: 120% } 	 -->La storia della mia amicizia con i Cherchi si perde negli anni ed è cresciuta in un percorso fatto di momenti comuni e di rispetto assoluto, anche quando i punti di vista si sono allontanati e si è parlato con accenti diversi. Oggi qualche malizioso, ed è un eufemismo, mi chiede perché ho partecipato con passione e commozione alla Festa dei trent’anni del Tuvaoes. Il problema, secondo loro, sarebbe che  “non fanno esattamente il vino secondo quelle modalità che tu ami sostenere e divulgare e quindi cosa c’entri tu con loro?”. Per capire la bellezza di questa famiglia e la loro ansia di mettersi continuamente in discussione, bisognerebbe farsi ogni tanto una capatina in cantina e toccare con mano quel misto di consapevolezza dell’essere punti di riferimento e una sorprendente umiltà che non ha mai subito tentennamenti, in quasi quarant’anni di vita dell’azienda.<span id="more-3022"></span> I Cherchi non  sentono il bisogno dei riflettori e di dare bandi ma, in pochi lo sappiamo, hanno iniziato da un bel po’ di anni un percorso lento e difficile verso una riconversione del loro modo di fare vigna e produrre vini sempre meno condizionati dal mercato e più interpreti del loro unico terroir. Penso di poter affermare che fra non molto anche chi, come me, è nemico dei vini “fiction” rimarrà sorpreso da quello che già bolle in pentola a Casa Cherchi. Le prime avvisaglie di questa voglia di ricerca e sperimentazione a ritroso, abbiamo avuto il piacere di toccarle con mano, durante la verticale dedicata al loro vino più famoso e importante. Sul finale dell’emozionante viaggio, durato fino alla metà degli anni ‘80, con le più vecchie annate del Tuvaoes, Tore e Mariano hanno tirato fuori un paio di esperimenti con macerazioni lunghe sulle bucce che hanno lasciato noi 15 degustatori presenti a bocca aperta. Un’azienda come la loro,  che non si ferma, che sa riconoscere i propri momenti di stanca ed è pronta a esplorare nuove strade, penso meriti fiducia e incoraggiamento. Tornando alla verticale del Trentennale, che ha aperto le danze di una lunga giornata di informale convivialità, ci siamo ritrovati intorno alle 11 del 21 di Aprile scorso nella saletta di assaggio della Cantina. La degustazione era guidata dall’ Enologo Piero Cella, uno dei protagonisti del successo dell’azienda, e il panel era formato, oltre che dal sottoscritto, da un parterre di grandi nomi del giornalismo enogastronomico italiano: da Sandro Capitani di Radio Rai 1 a Linda Nano e Gilberto Arru di Vini Buoni d’Italia, Maurizio Valeriani de L’Espresso, Giuseppe Carrus con il suo staff del Gambero Rosso. Emozionante l’arrivo a sorpresa del Patriarca Billia che è stato accolto da un commosso applauso di tutti i presenti: il Grande Vecchio del Cagnulari, a dispetto degli 85 anni e di qualche sculacciata dalla salute, è ancora arzillo, attento e voglioso di polemizzare. Lunga Vita. (la foto che ho scelto per aprire questo racconto l’ho scattata io a Billia una decina di anni fa. Se mi si consente un pizzico di vanità, credo sia una delle rappresentazioni più autentiche e complete di questo grande contadino)</p>
<p>Quello che segue è un resoconto disordinato e incompleto della lunga pedalata a ritroso nelle vecchie annate del Tuvaoes.</p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/WP_20170421_11_26_46_Pro1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3025" title="wp_20170421_11_26_46_pro" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/WP_20170421_11_26_46_Pro1.jpg" alt="" width="382" height="215" /></a></p>
<p>2016: Giallo sbiadito quasi argenteo. Naso verde di sola clorofilla e lieviti. In bocca ancora sbilanciato verso le note fresco-sapide. Un grande Tuvaoes in divenire ma da lasciare in bottiglia ancora per molti mesi.</p>
<p>2015: Giallo chiaro. Naso fortemente vegetale con cenni di frutta acerba in piena elaborazione. In bocca qualche nota morbida inizia a battagliare con un’acidità che ancora spadroneggia. Da risentire  a fine estate quando inizierà a parlare la lingua del Tuvaoes</p>
<p>2014: Eccolo è lui! Il Tuvaoes che tutti amiamo nel pieno della sua avvolgente personalità. Colore giallo paglia pieno, con cenni di nuances di oro nuovo. Naso di erbe aromatiche che abbracciano frutta matura a polpa bianca. In bocca pieno e rotondo con un’impressionante lunghezza aromatica.</p>
<p>2013: Oro nuovo al colore. L’olfatto volge verso suggestioni di confettura di pesche con la nota erbacea a impreziosire un bouquet ampio nel quale iniziano ad affacciarsi i primi terziari. In bocca è la rappresentazione dell’equlibrio assoluto. Grassa masticabilità sostenuta dall’acidità e dal contributo salino ancora presente. Impressionante finale che ripropone la sequenza degli odori.</p>
<p>2010: Colore dorato con prime nuances di ambra. Al naso è l’unico campione che dà qualche piccolo segno di stanchezza rappresentato da un principio di ossidazione che copre frutta secca e fiori. Al palato si difende meglio con una struttura di velluto grezzo con poche note feesche ma efficaci. Finale di buona lunghezza</p>
<p>2009: Oro vecchio con leggera velatura. Naso ancora nel pieno della forma e dalla larga ampiezza aromatica. Le note vegetali virano verso suggestioni balsamiche di menta secca e timo e la frutta appare in forma di confettura di susine. Caldo, rotondo e avvolgente con finale lungo e appagante.</p>
<p>2008: Giallo dorato e naso di grande eleganza con una decisa firma di mineralità,   che fa da tappeto a confetture di frutti estivi e una florealità di camomilla nel pieno della calura estiva. In bocca risulta grasso e setoso con l’acidità che fa ancora splendidamente il suo lavoro. Lungo e appagante il finale.</p>
<p>2004: Curioso il cromatismo che mette insieme nuances di oro nuovo con riflessi verdognoli. Uno dei campioni con il corredo olfattivo ancora sorprendentemente fresco e accattivante: frutta stramatura e bouquet di fiori secchi da cassetto nel quale emergono lavanda e rosmarino. In bocca ancora struttura e attributi da bianco di spessore mondiale con un finale che lascia il palato impregnato di suggestioni di albicocche stramature. Grandioso.</p>
<p>2003: Cromatismo di oro vecchio. Naso vegetale con note salmastre e speziate. In bocca rotondità assoluta. Corto il finale degli aromi.</p>
<p>2002: Oro con nuances ambrate. Corredo olfattivo con fichi e vaniglia che provano a emergere, disturbati da un principio di nota ossidativa. In bocca è piacevole nella sua struttura ancora importante e una sorprendente acidità. Buona la lunghezza aromatica.</p>
<p>1996: Oro vecchio leggermente opaco. Campione rovinato da qualche trauma durante l’invecchiamento. Ingiudicabile.</p>
<p>1993: Colore di oro vecchio. Naso assimilabile ad un grande Borgogna con le note iodate e di roccia  che giocano con le suggestioni di panforte e qualche idrocarburo. Finale piacevole di cioccolato bianco.</p>
<p>1988: L’annata dei Tre Bicchieri ha conservato un colore dorato e  perfetto per l’età. Dopo qualche nota smaltata che sparisce al contatto con l’aria, emergono note di vento salmastro e roccia calda che ospitano un bel ventaglio di frutti secchi e cera. In bocca e grasso e sapido mentre ostenta la sua aristocrazia da nobile non ancora decaduto. Lunghezza aromatica interminabile.</p>
<p>1987: Era già Tuvaoes ma non si chiamava ancora così. Colore incredibilmente vivo di oro nuovo. Al naso ricordi di panetteria e idrocarburi. La bocca è ancora in buona forma ma si spegne in fretta dopo le deglutizioni.</p>
<p>1986: L’ultimo campione, il più vecchio dei disponibili, sarebbe dovuto essere quello che dava meno aspettative e invece sembra volerci salutare, a nome dei fratelli che lo hanno preceduto, ribadendo la straordinaria capacità di invecchiare di questo pezzo di storia del vino sardo. Colore di oro vecchio e lucido. Al naso pane raffermo, fiori secchi da cassetto e tanta pulizia. In bocca sensazioni quasi da rosolio con perfetta e sinuosa grassezza sorretta da una freschezza che non ti aspetti. Finale lungo e voglia di berne ancora.</p>
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		<title>STURMTRUFFEN (come ti frego sull&#8217;etichetta)</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2017 07:29:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il vespaio]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[TARIBARI E&#8217; DA ANNI IMPEGNATO PER L&#8217;OTTENIMENTO DELL&#8217;OBBLIGO DELL&#8217;INDICAZIONE IN ETICHETTA DI TUTTO IL CONTENUTO DI UN VINO. LA LEGGE CHE STAREBBE PER PARTORIRE LA COMMISSIONE EUROPEA PUZZA DI IMBROGLIO DA LONTANO. OSPITIAMO CON PIACERE IL COMUNICATO STAMPA DI CONTADINI CRITICI/VIGNAIOLI UNITI. LE NUOVE NORME SULL’ETICHETTATURA DEI VINO SONO UNA BEFFA PER I CONSUMATORI, UN [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/03/7443654-Dello-scienziato-pazzo-pazzo-versando-le-sostanze-chimiche-in-un-laboratorio-Archivio-Fotografico1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3017" title="7443654-dello-scienziato-pazzo-pazzo-versando-le-sostanze-chimiche-in-un-laboratorio-archivio-fotografico" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/03/7443654-Dello-scienziato-pazzo-pazzo-versando-le-sostanze-chimiche-in-un-laboratorio-Archivio-Fotografico1.jpg" alt="" width="417" height="290" /></a></p>
<p>TARIBARI E&#8217; DA ANNI IMPEGNATO PER L&#8217;OTTENIMENTO DELL&#8217;OBBLIGO DELL&#8217;INDICAZIONE IN ETICHETTA DI TUTTO IL CONTENUTO DI UN VINO. LA LEGGE CHE STAREBBE PER PARTORIRE LA COMMISSIONE EUROPEA PUZZA DI IMBROGLIO DA LONTANO. OSPITIAMO CON PIACERE IL COMUNICATO STAMPA DI CONTADINI CRITICI/VIGNAIOLI UNITI.</p>
<p><strong>LE NUOVE NORME SULL’ETICHETTATURA DEI VINO SONO UNA BEFFA PER I CONSUMATORI,</strong></p>
<p><span><strong>UN DANNO PER I PICCOLI PRODUTTORI, UN VANTAGGIO PER I SOLI VINI INDUSTRIALI. </strong></span></p>
<p>I Contadinicritici/Vignaioliuniti, in attesa che il Mipaaf risponda alla lettera inviatagli il 3 marzo u.s., (che nel frattempo ha raddoppiato i firmatari ,400), e dopo aver raccolto in pochi giorni 5800 firme sulla petizione pubblicata sul sito change.org., vogliono esprimere la propria idea a in merito alle nuove norme sull’etichettatura.<span id="more-3015"></span> Notizia degli ultimi giorni è che la Commissione Europea  ha  presentato  il rapporto sull&#8217;etichettatura obbligatoria, che lascia un anno di tempo ai produttori di bevande alcoliche per trovare una soluzione che garantisca l&#8217;indicazione degli ingredienti usati e del valore nutrizionale nei loro prodotti.  La reazione positiva di Federvini ci fà pensare,  che sia l’ennesimo regalo all’industria dei vini, mettendo sullo stesso piano vino artigianale e vino industriale, confondendo ancor di più i consumatori. Non ci stupiremmo se i nostri governanti e le associazioni di categoria, lasciassero scadere l&#8217;anno senza fare proposte, per passare la patata bollente alla Commissione. <span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;">Analizziamo la questione in dettaglio:</span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span><span style="text-decoration: underline;"><strong>Ingredienti-additivi-coadiuvanti</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span>La legge che vogliono venga applicata al vino è la stessa adottata per tutti gli altri alimenti.  Questa normativa afferma che vanno indicati in etichetta gli ingredienti e gli additivi. Ma non vanno assolutamente indicati i coadiuvanti. Quali sono i coadiuvanti? Quei prodotti/tecniche che non rimanendone traccia nel prodotto finito, sono di ausilio alla sua produzione: lieviti, alimenti, enzimi, tannini, chiarificanti (tranne quelli allergenici tipo l&#8217;albumina o la caseina), bentonite, e tutti i prodotti simili.</span></span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span>Un produttore di vino industriale,  andrebbe a scrivere sull&#8217;etichetta INGREDIENTI: Uva, acido tartarico, gomma arabica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span>Inoltre per la gomma arabica  l&#8217;industria potrebbe tranquillamente trovare un escamotage, per creare un prodotto con le stesse caratteristiche classificabile come coadiuvante.</span></span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span><strong>Solfiti</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span>Da anni l&#8217;industria lavora per realizzare vini senza solfiti aggiunti. E’possibile utilizzando dei lieviti selezionati capaci di generare bassissimi livelli di acidità volatile, ed un grosso input tecnologico ed energetico  (gas inerti, termoregolazione, ecc).</span></span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span>Pertanto i vini industriali riporteranno in etichetta non solo  Ingredienti/Additivi: Uva; ma metteranno anche &#8220;senza solfiti aggiunti&#8221; .</span></span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span><strong>Tabella nutrizionale</strong></span></span></p>
<p><span>Anche sui valori nutrizionali è necessario fare attenzione, perchè se si comunicasse, senza ulteriori informazioni, il solo valore delle calorie, il vino potrebbe risultare penalizzato rispetto alla peggiore bevanda industriale.</span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span>Non siamo d&#8217;accordo con i pittogrammi calorici perché è l&#8217;anticamera all&#8217;indicazione: NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE come per le sigarette.</span></span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span><strong>Conclusioni</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span>Il problema è a monte nella categoria merceologica VINO che è troppo generica, comprendendo sia il VINO&#8221; industriale&#8221; che il VINO &#8220;artigianale&#8221; che utilizza metodologie di produzione sostenibili rifiutando l&#8217;utilizzo di sostanze esogene al processo di vinificazione e produzione non di origine naturale(con la sola eccezione di bassi dosaggi di anidride solforosa).Quindi si palesa la necessità di discriminare all&#8217;interno della categoria merceologica Vino, la bevanda industriale  convenzionale,  e il VINO come prodotto agricolo,tradizionale ed ecocompatibile originato dalla fermentazione delle uve. Chi acquista i nostri vini acquista il territorio, la storia, la cultura e la poesia. Non possiamo far passare l&#8217;idea che il vino sia un prodotto da consumarsi inconsapevolmente come qualsiasi altra bevanda da scaffale.  Ogni giorno di più emerge la seguente domanda: si vuole continuare a far vivere l’agricoltura contadina/familiare/di piccola scala che è sinonimo di cultura, tutela ambientale, salute, paesaggio rurale, storia, oppure la logica che governa tutto è solo quella dei numeri, in cui ha un valore solamente la somma totale di bottiglie prodotte e propone norme e regolamenti favorevoli solo alla grande industria ed al commercio internazionale?</span></span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span>Contadinicritici/Vignaioliuniti  20 marzo 2017</span></span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;, serif;"><span>Per info: contadini critici@inventati.org</span></span></p>
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		<title>Il miracolo delle rose</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Mar 2017 09:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[LIEVITI FILMOGENI (cinema)]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/03/x2017_1303_chisalveralerosepjframe-544x306.jpg.pagespeed.ic.2PBcr8PEXZ.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3009" title="x2017_1303_chisalveralerosepjframe-544x306-jpg-pagespeed-ic-2pbcr8pexz" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/03/x2017_1303_chisalveralerosepjframe-544x306.jpg.pagespeed.ic.2PBcr8PEXZ.jpg" alt="" width="398" height="224" /></a></p>
<p>Sto scrivendo due cosette su &#8220;Chi salverà Rose?&#8221;, film di Cesare Furesi in uscita oggi nelle sale, prima di tutto per tirare le orecchie ad Antonio Careddu che, oltre ad essere un elemento importante del cast, nonchè mio figlio, è un collaboratore di questo blog.<span id="more-3008"></span> Collaboratore superassenteista perchè, se andate a vedere la sua rubrica &#8220;Lieviti filmogeni&#8221;, scoprirete che ha prodotto due articoli in due anni ma, essendo il più giovane della redazione, è sempre e comunque perdonato. Ho visto la pellicola ieri sera ad Alghero, città che ha ospitato le riprese, e non posso nè voglio scrivere il mio personale giudizio essendo troppo coinvolto. Non  posso però esimermi dall&#8217;affermare che &#8220;Chi Salverà le rose?&#8221; è un miracolo di volontà, energia e ostinazione di un regista  che, alla prima prova, ha mostrato straordinarie capacità, soprattutto alla luce di un budget modesto che ha costretto a partorire il lavoro in sole tre settimane. Non ve lo dico che è bellissimo e che è un inno all&#8217;amore. Dico solo che vale la pena andarlo a vedere.</p>
<p>CHI SALVERA&#8217; LE ROSE? di Cesare Furesi. Produzione Corallo Film. Con Carlo Delle Piane, Caterina Murino, Lando Buzzanca, Antonio Careddu, Guenda Goria.</p>
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		<title>Guru, enoqualunquisti e cazzari.</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 15:17:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il vespaio]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo spunto per scrivere queste poche righe me lo ha dato un episodio di qualche giorno fa, quando mi sono trovato coinvolto in una polemica-flash con una Guru dell’assaggio, uno di quei personaggi appartenenti alla Sacra Casta del Pensiero Unico del Vino. Ho tagliato corto non certo perché non ami la polemica, quando ha fondamenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/03/naked-seo-guru1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3012" title="naked-seo-guru" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/03/naked-seo-guru1.jpg" alt="" width="448" height="299" /></a></p>
<p>Lo spunto per scrivere queste poche righe me lo ha dato un episodio di qualche giorno fa, quando mi sono trovato coinvolto in una polemica-flash con una Guru dell’assaggio, uno di quei personaggi appartenenti alla Sacra Casta del Pensiero Unico del Vino. Ho tagliato corto non certo perché non ami la polemica, quando ha fondamenta intelligenti, ma perché ad un certo punto ho avuto la sensazione di agitarmi nel buio di una scatola vuota.<span id="more-2996"></span> L’articolo pubblicato da una famosa testata web e la ridda di commenti, la maggior parte dei quali osannanti fino al parossismo, sono stati comunque per me un utile momento di riflessione e approfondimento. L’oggetto del contendere era l’elenco di una ventina di nomi i quali, a detta della Guru, sarebbero i riferimenti assoluti dell’arte dell’assaggio nazionale (alcuni, solo alcuni, lo sono per davvero) mentre un’altra parte del pezzo era impostata su un malriuscito tentativo di satira nel quale, facendo di tutta l’erba un fascio, venivano messi alla gogna tutti coloro che si sono macchiati del peccato mortale di schierarsi con una certa idea di fare e bere il vino. Che l’ambiente del cosiddetto “naturale” sia in piena fase degenerativa è un dato di fatto ahimè indiscutibile: non siamo riusciti a non far diventare modaiolo un fenomeno che tutto avrebbe dovuto essere fuorchè trendy. Eppure, scomodando il vecchio Vladimir Ilic, quella  malattia infantile del consumatore di vino, che è il provincialismo,  è riuscita nell’impresa. Ma,  tornando all’articolo, l’autrice individua come problema, non l’enorme massa acritica di bevitori compulsivi di etichette più o meno blasonate, ma quel piccolo granello di sabbia nel Sahara del mondo del consumo di vino, che sono gli amanti dei vini artigianali. La caricatura del “naturalista” costi quel che costi, in un altro contesto, sarebbe potuta essere anche divertente ma c’è da chiedersi come la Sacerdotessa possa fingere di ignorare che, avendone tempo e voglia, se si vogliono trovare macchiette e personaggi ridicoli, è proprio dal mondo dei cultori del convenzionale che si potrebbe scrivere un’enciclopedia. Basterebbe farsi un giretto di mezz’ora per i Social e scoprire il florilegio di selfie con brunellibarolipergolesassikaie con prezzi da portafoglio di sultano. Una volta la massima espressione del machismo più caprone, era il vantarsi delle misure di quella parte maschile che non vede mai il sole; oggi  è tutto cambiato: l’esibizione fallica ha forma di bottiglia da 500 euro minimo e possibilmente documentata da video feisbuc, di seratona nel wine-bar alla moda con “bella gente come noi.” Se poi hai da vantare verticali di Romanèe Conti o Petrus o Pergole Torte, allora puoi dire che il Rocco Siffredi di inizio carriera ti fa un baffo! Il vero problema è la grande confusione che regna in materia. Il vino è sempre più specchio e metafora della nostra società malata e l’ENOQUALUNQUISMO ne è l’espressione più tangibile e odiosa. Mettere sullo stesso piano i due mondi, quello del convenzionale e dell’organico, utilizzando come parametro la capacità di un vino di “muovere il mercato”, oltre che abberrante è completamente privo di senso. Una delle frasi più ricorrenti, nelle conversazioni con l’enoqualunquista medio, è : “ci deve essere spazio e mercato per entrambe le espressioni visto che poi sarà il consumatore a scegliere”. Capito? Tutto facile: il mercato ha il sacro dovere di ospitare vini avvelenati e prodotti devastando gli ecosistemi insieme a quelli che invece, rischiando insieme culo e vendemmie, producono bottiglie con l’occhio a quei dettagli marginali e insignificanti che si chiamano Etica e Rispetto dell’Ambiente e della Salute di Chi Berrà. Perchè non mi capita mai di leggere un qualcosa che, provando ad andare oltre una descrizione organolettica più o meno ben scritta, provi a spiegare al lettore profano che, chi fa vini fuori dal coro, è quasi sempre animato da una visione della vita e del mondo che non può avere il mercato e il profitto come primi pensieri? E poi c’è il tormentone delle PUZZE. E’ vero che vino naturale non è automaticamente sinonimo di vino buono e sano: solo un demente potrebbe azzardare una simile teoria. E’ altrettanto vero che non è difficile imbattersi in cioffeche improponibili, prodotte da viticoltori della domenica che hanno fiutato il trend da cavalcare. Ma un pizzico di onestà intellettuale, per chi la possiede, vorrebbe che fosse più chiaro e diffuso un concetto: il vino naturale o organico o artigianale, o chiamatelo come vi pare, non può essere degustato con i parametri canonici della ortodossia sommelieristica. Assolutamente paradossale degustare un bicchiere che contiene il frutto di un lavoro, per esempio, di provenienza biodinamica, totalmente privo di qualsiasi additivo di cantina, utilizzando lo stesso approccio che il degustatore professionista adotterebbe davanti ad un, che so!, Gewurtztraminer atesino di forte impatto enologico. Oltre che cambiare completamente atteggiamento e modo di accostarsi a certi vini occorre prendere atto, e questo è il vero busillis, che si tratta di prodotti che non sopportano la fretta e le nevrosi di chi è abituato ad aprire una bottiglia di vino finto che, in quanto tale, può tracannare in mezz’ora. Le cosiddette puzze sono, nella stragrande maggioranza dei casi,  disturbo passeggero legato alla vitalità del vino e all’assenza di protezioni sintetiche e che, sempre nella maggior parte delle bottiglie, tendono a volatilizzarsi in tempi più o meno ragionevoli. Pertanto amici detrattori, fermo restando che ognuno la pensa come gli pare e beve quello che crede, visto che non ce lo prescrive il medico di bere “pulito” , cercate perlomeno di informarvi, sentire tutte le posizioni e provare ad uscire dalle gabbie degli accademismi e delle prediche dei Guru poco disinteressati. Meglio un vino con qualche piccolo “difetto”, che un finto grande vino fatto da enologi che devono portare a casa il risultato costi quel che costi.</p>
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		<title>Alessia, l&#8217;andalusa per caso</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2017 12:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempi curiosi. Tempi nei quali incontro gente che va e sparisce, gente che torna e investe in zone disastrate, gente che non è mai voluta andare via. Ci  sono poi alcuni che partono e trovano la loro dimensione. Si fermano, sbattono il muso con le difficoltà e poi riescono con coraggio e pazienza a farsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/02/419937_3259577370204_991345395_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2986" title="419937_3259577370204_991345395_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/02/419937_3259577370204_991345395_n.jpg" alt="" width="409" height="267" /></a></div>
<div>Tempi curiosi. Tempi nei quali incontro gente che va e sparisce, gente che torna e investe in zone disastrate, gente che non è mai voluta andare via. Ci  sono poi alcuni che partono e trovano la loro dimensione. Si fermano, sbattono il muso con le difficoltà e poi riescono con coraggio e pazienza a farsi amare dagli indigeni del luogo che li ha accolti. E che non hanno nessuna intenzione di tornare, almeno per ora. Io e Alessia ci siamo visti dal vivo un paio di volte, forse tre e, miracolo delle affinità, ci consideriamo amici. <span id="more-2985"></span>Io sono un suo devoto ammiratore perché amo la sua forma d’arte e la sua capacità di creare atmosfere a metà tra il vintage e la modernità, con grande tecnica e passione e risultati molto emozionanti. E’ del segno del Leone e, per chi ci crede, chi fa parte di questa categoria zodiacale non ha certo carenze di passioni, a volte anche devastanti. Alessia Desogus è un’artista sassarese che da anni vive e ha successo in Andalusia, precisamente a Granada, dove esercita l’attività di attrice, cantante e insegnante di teatro. Inizia il suo percorso artistico all&#8217;età di 17 anni. Diplomata nell’ Ecole Philippe Gaulier” di Parigi e, specializzata in melodramma, collabora con musicisti provenienti da tutta Europa. Ha presentato recentemente il suo ultimo lavoro discográfico “Casi en blanco y negro” nel Festival Internazionale di Jazz di Granada , nella rassegna “Pasión para el Cabaret”  nel teatro nazionale “Fernan Gomez” di Madrid e a Cittá del Méssico DF, nell’ único Festival Internazionale di Cabaret del mondo.</div>
<div id="_mcePaste">Mi piace ospitare su Taribari persone che, oltre ad avere una forte sensibilità artistica, amano la tavola e il buon bere. E pare che Alessia non si neghi nessuno di questi piaceri</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Cara Alessia, ti leggo iperattiva. Su e giù per la Spagna a portare in giro questa tua mezcla italo-sardo-ispanica. Come stai anzitutto?</strong></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div id="_mcePaste">Sto bene, con qualche crisi d’identità.</div>
<div id="_mcePaste">Questa “mezcla” italo sardo- ispanica conferma definitivamente il mio essere fuori luogo al momento giusto, o nel posto giusto al momento sbagliato.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Fai parte di quel mare di persone che hanno scelto di lasciare questo disastrato paese per cercare stimoli altrove. Tu poi lavori in un settore, quello dell&#8217;arte, dove immagino sia un po&#8217; più difficile crearsi degli spazi. Lo hai fatto per giunta in terra straniera. Diciamo che non ti manca il coraggio.</strong></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div><strong> </strong> Non saprei dirti se si chiama coraggio.Una cosa è certa, non sono capace di lasciarmi vivere e non sopporto troppo a lungo l’assenza di stimoli. Quando ho lasciato la Sardegna, l’ho fatto perché non avevo scelta. Non avevo scelta rispetto a me stessa e rispetto alle mie inquietudini.</div>
<div id="_mcePaste">Questa necessità ha governato quasi  sempre le mie decisioni, artistiche e non solo.</div>
<div id="_mcePaste">Ovviamente si paga un prezzo, ma non posso certo dire che non ne sia valsa la pena.</div>
<div id="_mcePaste">Sempre e comunque ne vale la pena.</div>
<div id="_mcePaste">Il desiderio e la passione sono il motore (l‘amore).</div>
<div id="_mcePaste">Il resto arriva da solo.</div>
<div id="_mcePaste">Certo non è stato facile o forse non lo è mai. Il lavoro che faccio è un work in progress.</div>
<div id="_mcePaste">Sempre in continuo movimento,  con cicli di grandi soddisfazioni e momenti di staticità, frustranti.</div>
<div id="_mcePaste">Vivere in terra straniera non è facile lo ammetto, ma la brezza mi porta lontano e io mi lascio accarezzare.</div>
<div><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/02/15590456_10211758116010286_1540145082287907582_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2987" title="15590456_10211758116010286_1540145082287907582_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/02/15590456_10211758116010286_1540145082287907582_n.jpg" alt="" width="355" height="355" /></a></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Da quello che leggo e vedo non si può dire che la Spagna e l&#8217;Andalusia in particolare, non ti abbiano accolta bene.</strong></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div>Hai ragione. Questo è un bel momento.</div>
<div id="_mcePaste">Ho appena presentato il mio spettacolo “Casi en Blanco y Negro “ (uno spettacolo di Cabaret e Caffè chantant) in un teatro nazionale  il Teatro “Fernan Gomez” en Madrid. Ma all’inizio è stata dura.</div>
<div id="_mcePaste">Il problema della lingua per un bel pó di tempo mi ha impedito d’ integrarmi  come attrice di teatro e forse, proprio grazie a questo limite che ho iniziato ad approfondire il campo musicale.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Come hai maturato la decisione di lasciare la Sardegna e fermarti a Granada?</strong></div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Una serie di coincidenze fortuite mi hanno spinto sul primo aereo.</div>
<div id="_mcePaste">Avevo voglia di approfondire lo studio sulla comicità e il clown, perció m’ inscrissi nella scuola di clown di Eric De Bont ad Ibiza. Tra i tanti colleghi spagnoli ne conobbi uno di Granada e me ne innamorai.</div>
<div id="_mcePaste">Al rientro, dopo aver finito il corso, la Sardegna già non mi aspettava.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste"><strong>L&#8217;ultimo lavoro che stai portando in giro per la Spagna è costruito sulle canzoni che hanno fatto la storia della musica leggera italiana di qualità. Hai ancora molta Italia nel cuore&#8230; Prevedi  prima o poi di tornare?</strong></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div id="_mcePaste">Si, Travel Italia  è un progetto che avevo molta voglia di realizzare in Spagna. Avevo il desiderio di ricordarmi da dove provengo o forse di ricordarlo al pubblico o forse di dimenticarlo ricordandolo.</div>
<div id="_mcePaste">Ê strano quando si sta tanto tempo fuori dal proprio paese si diventa ci si riscopre nostalgici….</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Come ben sai noi di Taribari ci occupiamo prevalentemente di cibo e vino. Ti so amante del buon bere e anche della buona tavola. Cosa mangi di buono laggiù?</strong></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div id="_mcePaste">Hai ragione caro Piero. A proposito grazie mille per questo invito virtuale mi sento  onorata.</div>
<div id="_mcePaste">In Spagna ho imparato ad apprezzare il vino rosso, o mejor dicho “el tinto” soprattutto il Ribera del Duero..</div>
<div id="_mcePaste">La cucina è davvero ricca, ed è incredibile la varietà di piatti tipici che offre l ‘Andalusia (specialmente). Sarà banale ma amo la paella (senza il peperone!) e il “salmorejo” che è una specie di crema a base di pomodoro, aglio e pane grattugiato. Una delizia soprattutto in estate. In Spagna ho imparato ad amare le zuppe di verdure (ammetto che prima non facevano parte della mia dieta)</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Ti piace cucinare?</strong></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div id="_mcePaste">Dipende dai periodi….</div>
<div id="_mcePaste">Vivere a Granada ti obbliga a cambiare radicalmente il ritmo di vita.  Si vive molto fuori di casa. Si mangia spesso nei bar; ovunque si può trovare la “tapa” (insieme alla bevanda offrono degli incredibili antipasti).</div>
<div id="_mcePaste">Ad ogni bicchiere di vino corrisponde una “tapa” differente.</div>
<div id="_mcePaste">Qualcuno mi ha raccontato che il nome “tapa” deriva da un’antica usanza: quando i lavoratori entravano in una locanda per la pausa pranzo, si offriva loro un bicchiere di vino “tappato” da qualche pietanza,  per evitare che si ubriacassero.</div>
<div id="_mcePaste">Per poter bere, prima era necessario mangiare.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Il tuo piatto preferito?</strong></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div id="_mcePaste">La pasta al forno (di mia madre)</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Quest’ultima risposta non lascia dubbi sulla carica di nostalgia che impregna cuore e mente di chi parte senza programmare il ritorno. Auguri Alessia.</div>
<div><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/02/75768_1689293354085_4071350_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2988" title="75768_1689293354085_4071350_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/02/75768_1689293354085_4071350_n.jpg" alt="" width="439" height="274" /></a></div>
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		<title>Canzoni Ubriache: la playlist 2016</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2017 08:53:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Canu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Canzoni ubriache]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Non mi piace fare la playlist musicale dell’anno appena trascorso quando ancora non è trascorso. Un tempo anche i giornali musicali la facevano a gennaio, oggi la trovi nel numero che esce ai primi di dicembre dell’anno interessato. Io faccio sempre fatica a far entrare tutti i dischi che mi sono piaciuti nell’anno nelle canoniche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/01/brand-1851576_960_720.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2964" title="brand-1851576_960_720" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/01/brand-1851576_960_720-e1484124503957.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p>Non mi piace fare la playlist musicale dell’anno appena trascorso quando ancora non è trascorso. Un tempo anche i giornali musicali la facevano a gennaio, oggi la trovi nel numero che esce ai primi di dicembre dell’anno interessato. Io faccio sempre fatica a far entrare tutti i dischi che mi sono piaciuti nell’anno nelle canoniche 10 posizioni (che infatti nella playlist qui sotto sono 11 e non 10) e dunque continuo a cambiarne qualcuno ogni giorno rischiando di continuare a farlo fino a giugno (e “Tooth” dei Raime non lo metti? E gli ultimi di Motorpsycho e Nick Cave? E il “Pablo” di Kanye West? E i ritorni super di De La Soul e Tribe Called Quest? E PJ, i Radiohead  ……..).<span id="more-2960"></span></p>
<p>Dunque ecco, in ordine sparso e non di gradimento, i miei 10 dischi preferiti del 2016 di oggi (nuovi e un paio di preziose ristampe) abbinati ad altrettanti vini pescati, tra quelli che ho assaggiato, dalla “Top 20” dei vini sardi 2016 compilata dal Maestro Piero Careddu (e che trovate da leggere completa più sotto e da comprare, quasi completa, nell’angolo enoteca di Dolcidea del Caffè Mannoni in via Asproni a Sassari che sta facendo la scelta coraggiosa di riempire i suoi scaffali con vini “altri”, liberi e veri):</p>
<ul>
<li><strong>Piccola Orchestra Gagarin</strong> &#8211; “Vostok” con <strong>Caldosa 2015 Vendemmia Tardiva</strong>, Vermentino di Gallura DOCG &#8211; Tenute Filigheddu, Arzachena</li>
<li><strong>Leonard Cohen</strong> &#8211; “You Want It Darker” con <strong>Zibbo 2015</strong>, Cannonau di Sardegna DOC &#8211; Az. Agr. Marco Canneddu, Mamoiada</li>
<li><strong>Claudia Crabuzza</strong> &#8211; “Com Un Soldat” con <strong>Prama Dorada 2015</strong>, Isola dei Nuraghi IGT &#8211; Az. Agr. Depperu&amp;Holler, Bortigiadas</li>
<li><strong>Larry Levan</strong> &#8211; “Genius Of Time” con <strong>Marzani Fleur 2013 Metodo Classico</strong> &#8211; Cantina Deidda, Simaxis</li>
<li><strong>Dwarfs Of East Aguza</strong> &#8211; “Bes” con <strong>Pusole Bianco 2015</strong>, Ogliastra IGT &#8211; Az. Agr. Pusole, Baunei</li>
<li><strong>David Bowie </strong>- “Blackstar” con <strong>Tanca Li Canti 2011</strong>, Isola dei Nuraghi IGT &#8211; Pane e Vino di Gianfranco Manca, Nurri</li>
<li><strong>John Cale</strong> &#8211; “Music For A New Society” (rist. 2016) con <strong>Malvasia di Bosa DOC Riserva</strong> &#8211; Az. Agr. Columbu, Bosa</li>
<li><strong>Neurosis</strong> &#8211; “Fires Within Fires” con <strong>Barrosu 2011 Riserva Franzisca</strong>, Cannonau di Sardegna DOC &#8211; Cantina Montisci, Mamoiada</li>
<li><strong>Sleaford Mods</strong> &#8211; “TCR Ep” con <strong>Tzinnigas 2014</strong>, Valle del Tirso IGT &#8211; Az. Agr. Famiglia Orro, Tramatza</li>
<li><strong>Lambchop</strong> &#8211; “Flotus” con <strong>Barbera Sardo 2014</strong>, Isola dei Nuraghi IGT &#8211; Vigneto Santu Teru di Ugo Sionis, Nurallao</li>
<li><strong>Francesco Di Bella</strong> &#8211; “Nuova Gianturco” con <strong>Tokaterra</strong>, Vino da uve stramature &#8211; Az. Agr. Cherchi, Usini</li>
</ul>
<p>In realtà il disco dell’anno sarebbe per me il singolo spaccaculo “Ustica/Limonov” dei <strong>Quaderni dal Carcere</strong>, ma è uscito solo in digitale e dunque per me che i dischi oltre che ascoltarli li voglio comprare, toccare, odorare, leggerne le note fino all’ultima e guai se non c’è l’anno di uscita, non vale mettere dischi immateriali nella playlist. Tanto, quando il disco dei Quaderni dal Carcere uscirà &#8211; quale che sia l’anno e quali che siano i dischi che in quell’anno usciranno &#8211; sarà comunque il mio disco dell’anno.</p>
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