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	<title>Taribari &#187; Assaggi vini</title>
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	<description>Cibo, vino e tempo da perdere</description>
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		<title>LE TRE STREGHE DEL CANNONAU</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 09:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Mini storia del mio incontro con le Eminas Melis &#8230; Sos cantos a cunzertu chi parent a porfìa faghen un&#8217;armonia es cumovente Ballat totu sa zente a tundu lugh&#8217;e fogu, sa bellesa &#8216;e su logu, comunione&#8230; Bonaventura Licheri (Neoneli, 1667-1733) Non ce la faccio più a stare dietro alle decine di vignerons della domenica che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2018/04/29793748_10215531486671012_3244004969220669440_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3070" title="29793748_10215531486671012_3244004969220669440_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2018/04/29793748_10215531486671012_3244004969220669440_n.jpg" alt="" width="702" height="960" /></a></p>
<p><strong><em>Mini storia del mio incontro con le Eminas Melis</em></strong></p>
<p>&#8230; Sos cantos a cunzertu</p>
<p>chi parent a porfìa</p>
<p>faghen un&#8217;armonia</p>
<p>es cumovente</p>
<p>Ballat totu sa zente</p>
<p>a tundu lugh&#8217;e fogu,</p>
<p>sa bellesa  &#8216;e su logu,</p>
<p>comunione&#8230;</p>
<p><strong>Bonaventura Licheri (Neoneli, 1667-1733)</strong></p>
<p>Non ce la faccio più a stare dietro alle decine di vignerons della domenica che buttando al vento il loro denaro, e fin qui sarebbero fatti loro, si materializzano sui mercati con vini nuovi che sanno di stantìo e fotocopiato, e questi sono ahinoi fatti nostri. Non ce la faccio più a stare dietro a vermentini sempre meno galluresi e sempre più sciardoneggianti e cannonau simil-maremmani senza arte  nè parte, che spuntano ogni anno come funghi. Questa mia ormai patologica idiosincrasia verso le legioni di parvenus del vino, ha come tragica conseguenza il distrarmi e perdermi quelle bottiglie che invece lasciano segni nel cuore e nella memoria. Ho incontrato quasi casualmente Emanuela Melis, una delle tre Brujas Eminas, dentro quel grande cassonetto culturale che è facebook: ne parliamo tutti male ma spesso ha una sua utilità e in questo caso il dio del vino benedica la rete.<span id="more-3069"></span></p>
<p>Racconto di famiglia ridotto all&#8217;osso: Melis uguale numerose generazioni di vignaioli e allevatori in Mamoiada,  il patriarca Tonino originariamente &#8220;frustrato&#8221; da un menage coniugale che continuava a dare figlie femmine (al terzo tentativo: e adesso a chi la lascio la vigna?), dieci ettari di vigna ad alberello di età oscillante fra i 20/60/100 anni, tre sorelle che, ad un certo punto della maggiore età, decidono di schiaffeggiare affettuosamente il babbo macista e diffidente e decidono di seguire la vigna e il vino di famiglia, che hanno scelto di chiamare giustamente Eminas, Donne. In attesa di conoscere anche le altre due Streghe del Cannonau ho chiacchierato a lungo con Emanuela, personaggio dalla carica energetica travolgente, che mi ha sorpreso per la grande onestà intellettuale e per l&#8217; orgoglio contadino vero: le Eminas seguono personalmente le fasi produttive, dall&#8217;impianto delle nuove barbatelle fino alla bottiglia, sotto la supervisione dell&#8217;Enologo Antonio Manca e appoggiandosi, per le fasi finali della vinificazione e provvisoriamente, alla Cantina Trexenta. I disegni futuri prevedono una propria cantina, un percorso progressivo verso una sempre maggiore organicità, un po&#8217; di bottiglie di Granatza, il vitigno a bacca bianca mamoiadino per eccellenza. Quelle che seguono sono le mie emozioni Eminas:</p>
<p><em><strong>EMINAS 2015</strong></em></p>
<p><strong><em>Cannonau di Sardegna doc</em></strong></p>
<p><strong><em>Cantina Eminas, Mamoiada (Nu)</em></strong></p>
<p>Il cromatismo è cangiante tra rubino e granata con lucida luminosità. Naso piacevolmente contradditorio in ampiezza: la partenza è un&#8217; austera base di inchiostro da penna stilografica che introduce nella penombra estiva di una casa di paese. Il primo abbraccio con l&#8217;ossigeno produce subito la florealità della viola e della lavanda in piena fioritura. Le suggestioni fruttate ci parlano di confettura di susina e di un succoso melograno. Una botta di pepe nero, balsami mentolati e appena percettibile vaniglia, chiudono una parte dell&#8217;assaggio che fai fatica ad interrompere. In bocca è giunonico e polposo. Rotondità calda e imponente ma ben sostenuta dalla freschezza di un buon residuo acido. Il finale riporta in successione le note speziate e la parte fruttata. La bocca rimane pulita e implorante un nuovo sorso. A tavola con primi piatti con sughi intensi e speziati, carni in umido agrodolci, pesci grassi alla brace, zuppe di pesce piccanti, formaggi di lunga stagionatura, cioccolato fondente. Da non scartare l&#8217;idea di berlo in piacevole compagnia della propria solitudine davanti ad un fuoco acceso.</p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2018/04/19399710_259742054506615_7221567722984559228_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3072" title="19399710_259742054506615_7221567722984559228_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2018/04/19399710_259742054506615_7221567722984559228_n.jpg" alt="" width="482" height="481" /></a></p>
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		<title>la gallura biodinamica di mariotti</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Nov 2017 12:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia di una vigna biodinamica in Gallura mi è arrivata alla fine dell’estate scorsa. Grande curiosità alimentata dall’ottima presentazione che mi fecero a suo tempo di Francesco Mariotti, i miei amici vignaioli di Bortigiadas Tatiana Holler e Carlo Deperu. Il Vermentino di Gallura è il vino della mia vita e ogni volta che riesco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/23804524_10214380646980739_399741461_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3060" title="23804524_10214380646980739_399741461_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/23804524_10214380646980739_399741461_n.jpg" alt="" width="960" height="720" /></a>La notizia di una vigna biodinamica in Gallura mi è arrivata alla fine dell’estate scorsa. Grande curiosità alimentata dall’ottima presentazione che mi fecero a suo tempo di Francesco Mariotti, i miei amici vignaioli di Bortigiadas Tatiana Holler e Carlo Deperu. Il Vermentino di Gallura è il vino della mia vita e ogni volta che riesco a berne un’interpretazione che esuli dalle numerose deturpazioni alle quali è sottoposto, per me è un giorno di festa.<span id="more-3059"></span> Figurarsi il sapere che, in una regione conservatrice come la nostra, un matto si era messo a fare viticoltura estrema, proprio nella sottoregione meno aperta alle “stranezze”, dell’intera isola! Dovevo conoscere assolutamente il personaggio e possibilmente assaggiare il vino della mia vita in versione biodinamica.  Il giorno è arrivato in un tiepido e assolato giovedì di metà novembre.</p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/23845310_10214380644940688_599099282_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3061" title="23845310_10214380644940688_599099282_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/23845310_10214380644940688_599099282_n.jpg" alt="" width="960" height="960" /></a></p>
<p>Francesco è un imprenditore impegnato in molti fronti ma sono bastati pochi minuti in giro per la vigna, per capire che l’agricoltura pulita e il vino sono state due folgorazioni che lo hanno fatto “ammalare” in maniera irreversibile. Non me lo ha confessato con chiarezza ma, dalla lunga chiacchierata, sono emersi più indizi che mi fanno credere in una  prossima scelta di vita definitiva, dove il vino sarà protagonista assolut0. Persona semplice e solare mi ha subito raccontato, uscendo dalla fornitissima Enoteca che gestisce all’ingresso di Tempio, dell’incontro quasi casuale con la biodinamica, i numerosi corsi, l’aiuto e l’incoraggiamento determinanti di Alessandro Dettori e un amore verso la terra, che cresceva giorno dopo giorno, parallelamente alla voglia di produrre rispettando l’ ambiente e il suo paesaggio a dir poco struggente. La vigna è un piccolo gioiello incastonato in un altipiano che si affaccia verso Calangianus e Luras. Vermentino, Caricagiola e Pascale i tre vitigni che alleva e con i quali ama giocare in numerose microvinificazioni che ho avuto il privilegio di assaggiare nella piccola cantina dove vinifica. Acciaio e tonneaux nuovi e vecchi i contenitori con i quali ricerca la personalità e il profilo organolettico definitivo delle sue creature. La cosa che maggiormente impressiona nelle produzioni di Francesco è come, in condizioni di assoluta artigianalità, riesca ad ottenere pulizia e “leggibilità” nel prodotto finito. Il Vermentino RAICA del 2016 è quello che ho scelto per la descrizione che segue ma, vi assicuro, che Caricagiola e Pascale non sono da meno per pulizia e personalità.</p>
<p>RAICA 2016  Isola dei Nuraghi – Azienda Agricola di Francesco Mariotti – Tempio Pausania</p>
<p>Il cromatismo è giallo citrino pieno e lucente, reso ancor più charmant da una leggera velatura. Il naso pulito e asciutto è ricco di suggestioni vegetali e di frutta matura a polpa bianca che si sviluppano su una solida base minerale iodata. In bocca si esprime al meglio con un ingresso deciso, ma non sgomitante, che avvolge il palato alternando alla rotondità alcoolica, le sensazioni rinfrescanti di un’acidità  ben presente. Grasso e sapido con una lunga coda aromatica, che ripresenta in fase retrolfattiva i ricordi di selva e sottobosco rilevati al naso. Vino che può essere collocato a tavola in diverse situazioni gastronomiche ma che mi pare possa dare il meglio di se con zuppe di pesce piccanti, minestroni estivi profumati, pesci alla griglia, formaggi di capra poco stagionati.</p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/23805485_10214380640580579_39782612_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3062" title="23805485_10214380640580579_39782612_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/11/23805485_10214380640580579_39782612_n.jpg" alt="" width="450" height="960" /></a></p>
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		<title>PENSAMENTU DE SORRES</title>
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		<pubDate>Sat, 13 May 2017 12:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[UNA COPPIA DI GIOVANI CONTADINI CON LA MISSIONE DEL CANNONAU E UN&#8217; OCCHIO ALL&#8217;AMBIENTE Cherculufrosu (quercia fronzuta) è il nome della Vigna poggiata su una delle colline più alte della Romangia. Da una parte il Golfo dell’Asinara e un lungo pezzo della Marina di Sorso, dall’altra Osilo e l’Anglona. Una vigna che, a parte la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		p { margin-bottom: 0.25cm; line-height: 120% } 	 --><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18492086_10210966859342339_1852338821_n1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3032" title="18492086_10210966859342339_1852338821_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18492086_10210966859342339_1852338821_n1.jpg" alt="" width="414" height="188" /></a></p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18492231_10210966859302338_57696398_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3033" title="18492231_10210966859302338_57696398_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18492231_10210966859302338_57696398_n.jpg" alt="" width="401" height="178" /></a></p>
<p>UNA COPPIA DI GIOVANI CONTADINI CON LA MISSIONE DEL CANNONAU E UN&#8217; OCCHIO ALL&#8217;AMBIENTE</p>
<p>Cherculufrosu (quercia fronzuta) è il nome della Vigna poggiata su una delle colline più alte della Romangia. Da una parte il Golfo dell’Asinara e un lungo pezzo della Marina di Sorso, dall’altra Osilo e l’Anglona. Una vigna che, a parte la poesia del panorama mozzafiato,  potrebbe essere catalogata fra quelle della cosiddetta “viticoltura eroica”: pendenze folli per vendemmiatori coraggiosi, che formano geometrie sinuose e poetiche se ad ammirarle non è il contadino che deve potare, sovesciare, zappare e raccogliere.</p>
<p><span id="more-3030"></span></p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18470652_10210966858582320_1417525893_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3034" title="18470652_10210966858582320_1417525893_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18470652_10210966858582320_1417525893_n.jpg" alt="" width="415" height="277" /></a><!--more--></p>
<p>Se l’osservatore si sforza a guardare con l’occhio del vigneron allora è sudore, fatica immensa e polvere che ti entra dappertutto. In una mattinata di metà maggio ho voluto visitare la Tenuta Sorres accompagnato da Laura Fiori, una delle due Sorres, suo marito Pierfranco anche lui elemento fondamentale del progetto e Chiara, una delizia di bambina loro figlia . Delia, l’altrà metà dell’equipaggio vive parte dell’anno a Londra e si occupa di comunicazione e mercati esteri. Le prime sensazioni che mi hanno trasmesso Laura e Pierfranco, durante la lunga passeggiata sotto un sole quasi estivo, sono state quelle di persone dalla grande pulizia interiore, con la fierezza di aver realizzato un piccolo grande sogno: fare un vino che raccontasse la loro Romangia senza fare compromessi con la schizofrenia dei mercati e confrontarsi col vitigno più rappresentativo, amato e sputtanato della nostra terra: il Cannonau. L’occhio attento, il mio, di chi di vigne ne ha girate tante, coglie in tempi rapidi che la filosofia agricola è realmente quella che dichiarano: nessun diserbo, nessun trattamento sistemico, solo poltiglia e poche volte all’anno. Almeno nove decimi della vigna sono coltivati a Cannonau con qualche filare di Merlot che ha rese bassissime e che, al momento, viene utilizzato per microvinificazioni sperimentali. Tra i progetti futuri l’acquisizione di alcuni ettari confinanti, per produrre vermentino e moscato e chiudere il cerchio della tradizione. Pensamentu, il nome della loro unica etichetta al momento prodotta, è una grande interpretazione di Cannonau in purezza. Vino diretto e senza mediazioni, che gioca a tutto tondo con il proprio terroir, tirando fuori tutta l’originalità possibile di quel Cru di alta collina così selvaggio e difficile da raggiungere. Quello che segue è il racconto della mini-verticale delle tre annate esistenti (una ancora non commercializzata) che abbiamo assaggiato a casa di Laura e Pierfranco.</p>
<p>PENSAMENTU 2015 Cannonau di Sardegna doc (non ancora commercializzato)</p>
<p>Colore rosso cotto con nuances di opale. Naso ricco e personale con prime suggestioni di frutta rossa che abbracciano richiami speziati di pasticceria secca e le note balsamiche di fiori da cassetto. Piacevole nota minerale chiude il cerchio di un corredo olfattivo in piena evoluzione. In bocca è un puledro scalciante ma già piacevole e di buona beva. Tannini graffianti tenuti a bada dalla nota alcoolica importante e una buona acidità lasciano spazio all’ipotesi di un futuro radioso per questa annata. Il finale è lungo e accattivante. Al momento è da accostare soprattutto a formaggi di capra di media stagionatura ma potrebbe furoreggiare con zuppe di legumi invernali e pesci grassi alla brace.</p>
<p>PENSAMENTU 2014 Cannonau di Sardegna doc</p>
<p>Un bel rosso di pietra granata ancora in splendida forma e lucentezza. Il naso è elegante e di spessore con i richiami alla confettura di marasca che dominano sulle note speziate e di torrefazione. Al palato si concede con avvolgente rotondità. Freschezza balsamica ancora dialogante con la nota alcoolica che è pilastro di una struttura sempre più vicina ad una condizione armonica. Il finale aromatico e lungo è dominato dal frutto. A tavola con un largo spettro di accostamenti al cibo, dai primi piatti con salse importanti, agli arrosti di carni rosse fino alle zuppe di pesce piccanti.</p>
<p>PENSAMENTU 2013 Cannonau di Sardegna doc</p>
<p>La prima annata della Cantina Sorres ha conservato un bel colore granato cupo e profondo. Il corredo olfattivo è strutturato su riconoscimenti di confetture di frutti rossi con largo spazio a suggestioni più evolute di cioccolato bianco e cuoio e con richiami più minerali alla terra calda. In bocca è grasso e aristocratico coi tannini che ancora fanno splendidamente il loro mestiere e una punta di freschezza balsamica che regala scorrevolezza e chiama il sorso successivo. Lungo e appagante il finale speziato. A Tavola con grandi formaggi e cacciagione in agrodolce.</p>
<div>Cantina Sorres s.r.l. Società Agricola<br />
Via G. La Pira 16/2<br />
07036 Sennori<br />
Sardegna – Italia</div>
<div>Telefono Italia: +39 342 1021577<br />
Telefono Inghilterra: +44 7450453633<br />
Mail: info@cantinasorres.com</div>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18470756_10210966857502293_1946397197_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3035" title="18470756_10210966857502293_1946397197_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/18470756_10210966857502293_1946397197_n.jpg" alt="" width="405" height="270" /></a></p>
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		<title>sogni verticali (lunga vita a Billia)(TRENT&#8217;ANNI DI TUVAOES)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 May 2017 09:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[RACCONTO DI UN GIORNO DI FESTA ALLA CANTINA CHERCHI. TRENT&#8217;ANNI DI TUVAOES PASSATI AL SETACCIO IN POCO MENO DI TRE ORE. TRA COMMOZIONE, ALLEGRIA E COLPI DI SCENA! La storia della mia amicizia con i Cherchi si perde negli anni ed è cresciuta in un percorso fatto di momenti comuni e di rispetto assoluto, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/DSC_0490.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3023" title="dsc_0490" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/DSC_0490.jpg" alt="" width="306" height="441" /></a></p>
<p><strong><em>RACCONTO DI UN GIORNO DI FESTA ALLA CANTINA CHERCHI. TRENT&#8217;ANNI DI TUVAOES PASSATI AL SETACCIO IN POCO MENO DI TRE ORE. TRA COMMOZIONE, ALLEGRIA E COLPI DI SCENA!</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		p { margin-bottom: 0.25cm; line-height: 120% } 	 -->La storia della mia amicizia con i Cherchi si perde negli anni ed è cresciuta in un percorso fatto di momenti comuni e di rispetto assoluto, anche quando i punti di vista si sono allontanati e si è parlato con accenti diversi. Oggi qualche malizioso, ed è un eufemismo, mi chiede perché ho partecipato con passione e commozione alla Festa dei trent’anni del Tuvaoes. Il problema, secondo loro, sarebbe che  “non fanno esattamente il vino secondo quelle modalità che tu ami sostenere e divulgare e quindi cosa c’entri tu con loro?”. Per capire la bellezza di questa famiglia e la loro ansia di mettersi continuamente in discussione, bisognerebbe farsi ogni tanto una capatina in cantina e toccare con mano quel misto di consapevolezza dell’essere punti di riferimento e una sorprendente umiltà che non ha mai subito tentennamenti, in quasi quarant’anni di vita dell’azienda.<span id="more-3022"></span> I Cherchi non  sentono il bisogno dei riflettori e di dare bandi ma, in pochi lo sappiamo, hanno iniziato da un bel po’ di anni un percorso lento e difficile verso una riconversione del loro modo di fare vigna e produrre vini sempre meno condizionati dal mercato e più interpreti del loro unico terroir. Penso di poter affermare che fra non molto anche chi, come me, è nemico dei vini “fiction” rimarrà sorpreso da quello che già bolle in pentola a Casa Cherchi. Le prime avvisaglie di questa voglia di ricerca e sperimentazione a ritroso, abbiamo avuto il piacere di toccarle con mano, durante la verticale dedicata al loro vino più famoso e importante. Sul finale dell’emozionante viaggio, durato fino alla metà degli anni ‘80, con le più vecchie annate del Tuvaoes, Tore e Mariano hanno tirato fuori un paio di esperimenti con macerazioni lunghe sulle bucce che hanno lasciato noi 15 degustatori presenti a bocca aperta. Un’azienda come la loro,  che non si ferma, che sa riconoscere i propri momenti di stanca ed è pronta a esplorare nuove strade, penso meriti fiducia e incoraggiamento. Tornando alla verticale del Trentennale, che ha aperto le danze di una lunga giornata di informale convivialità, ci siamo ritrovati intorno alle 11 del 21 di Aprile scorso nella saletta di assaggio della Cantina. La degustazione era guidata dall’ Enologo Piero Cella, uno dei protagonisti del successo dell’azienda, e il panel era formato, oltre che dal sottoscritto, da un parterre di grandi nomi del giornalismo enogastronomico italiano: da Sandro Capitani di Radio Rai 1 a Linda Nano e Gilberto Arru di Vini Buoni d’Italia, Maurizio Valeriani de L’Espresso, Giuseppe Carrus con il suo staff del Gambero Rosso. Emozionante l’arrivo a sorpresa del Patriarca Billia che è stato accolto da un commosso applauso di tutti i presenti: il Grande Vecchio del Cagnulari, a dispetto degli 85 anni e di qualche sculacciata dalla salute, è ancora arzillo, attento e voglioso di polemizzare. Lunga Vita. (la foto che ho scelto per aprire questo racconto l’ho scattata io a Billia una decina di anni fa. Se mi si consente un pizzico di vanità, credo sia una delle rappresentazioni più autentiche e complete di questo grande contadino)</p>
<p>Quello che segue è un resoconto disordinato e incompleto della lunga pedalata a ritroso nelle vecchie annate del Tuvaoes.</p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/WP_20170421_11_26_46_Pro1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3025" title="wp_20170421_11_26_46_pro" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2017/05/WP_20170421_11_26_46_Pro1.jpg" alt="" width="382" height="215" /></a></p>
<p>2016: Giallo sbiadito quasi argenteo. Naso verde di sola clorofilla e lieviti. In bocca ancora sbilanciato verso le note fresco-sapide. Un grande Tuvaoes in divenire ma da lasciare in bottiglia ancora per molti mesi.</p>
<p>2015: Giallo chiaro. Naso fortemente vegetale con cenni di frutta acerba in piena elaborazione. In bocca qualche nota morbida inizia a battagliare con un’acidità che ancora spadroneggia. Da risentire  a fine estate quando inizierà a parlare la lingua del Tuvaoes</p>
<p>2014: Eccolo è lui! Il Tuvaoes che tutti amiamo nel pieno della sua avvolgente personalità. Colore giallo paglia pieno, con cenni di nuances di oro nuovo. Naso di erbe aromatiche che abbracciano frutta matura a polpa bianca. In bocca pieno e rotondo con un’impressionante lunghezza aromatica.</p>
<p>2013: Oro nuovo al colore. L’olfatto volge verso suggestioni di confettura di pesche con la nota erbacea a impreziosire un bouquet ampio nel quale iniziano ad affacciarsi i primi terziari. In bocca è la rappresentazione dell’equlibrio assoluto. Grassa masticabilità sostenuta dall’acidità e dal contributo salino ancora presente. Impressionante finale che ripropone la sequenza degli odori.</p>
<p>2010: Colore dorato con prime nuances di ambra. Al naso è l’unico campione che dà qualche piccolo segno di stanchezza rappresentato da un principio di ossidazione che copre frutta secca e fiori. Al palato si difende meglio con una struttura di velluto grezzo con poche note feesche ma efficaci. Finale di buona lunghezza</p>
<p>2009: Oro vecchio con leggera velatura. Naso ancora nel pieno della forma e dalla larga ampiezza aromatica. Le note vegetali virano verso suggestioni balsamiche di menta secca e timo e la frutta appare in forma di confettura di susine. Caldo, rotondo e avvolgente con finale lungo e appagante.</p>
<p>2008: Giallo dorato e naso di grande eleganza con una decisa firma di mineralità,   che fa da tappeto a confetture di frutti estivi e una florealità di camomilla nel pieno della calura estiva. In bocca risulta grasso e setoso con l’acidità che fa ancora splendidamente il suo lavoro. Lungo e appagante il finale.</p>
<p>2004: Curioso il cromatismo che mette insieme nuances di oro nuovo con riflessi verdognoli. Uno dei campioni con il corredo olfattivo ancora sorprendentemente fresco e accattivante: frutta stramatura e bouquet di fiori secchi da cassetto nel quale emergono lavanda e rosmarino. In bocca ancora struttura e attributi da bianco di spessore mondiale con un finale che lascia il palato impregnato di suggestioni di albicocche stramature. Grandioso.</p>
<p>2003: Cromatismo di oro vecchio. Naso vegetale con note salmastre e speziate. In bocca rotondità assoluta. Corto il finale degli aromi.</p>
<p>2002: Oro con nuances ambrate. Corredo olfattivo con fichi e vaniglia che provano a emergere, disturbati da un principio di nota ossidativa. In bocca è piacevole nella sua struttura ancora importante e una sorprendente acidità. Buona la lunghezza aromatica.</p>
<p>1996: Oro vecchio leggermente opaco. Campione rovinato da qualche trauma durante l’invecchiamento. Ingiudicabile.</p>
<p>1993: Colore di oro vecchio. Naso assimilabile ad un grande Borgogna con le note iodate e di roccia  che giocano con le suggestioni di panforte e qualche idrocarburo. Finale piacevole di cioccolato bianco.</p>
<p>1988: L’annata dei Tre Bicchieri ha conservato un colore dorato e  perfetto per l’età. Dopo qualche nota smaltata che sparisce al contatto con l’aria, emergono note di vento salmastro e roccia calda che ospitano un bel ventaglio di frutti secchi e cera. In bocca e grasso e sapido mentre ostenta la sua aristocrazia da nobile non ancora decaduto. Lunghezza aromatica interminabile.</p>
<p>1987: Era già Tuvaoes ma non si chiamava ancora così. Colore incredibilmente vivo di oro nuovo. Al naso ricordi di panetteria e idrocarburi. La bocca è ancora in buona forma ma si spegne in fretta dopo le deglutizioni.</p>
<p>1986: L’ultimo campione, il più vecchio dei disponibili, sarebbe dovuto essere quello che dava meno aspettative e invece sembra volerci salutare, a nome dei fratelli che lo hanno preceduto, ribadendo la straordinaria capacità di invecchiare di questo pezzo di storia del vino sardo. Colore di oro vecchio e lucido. Al naso pane raffermo, fiori secchi da cassetto e tanta pulizia. In bocca sensazioni quasi da rosolio con perfetta e sinuosa grassezza sorretta da una freschezza che non ti aspetti. Finale lungo e voglia di berne ancora.</p>
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		<title>IL RITORNO DI CALDOSA &amp; C.</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 11:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>

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		<description><![CDATA[NUOVE /ANTICHE INTERPRETAZIONI DEL VERMENTINO DI GALLURA  DALLA FAMIGLIA FILIGHEDDU DI ARZACHENA. Le Tenute Filigheddu non sono nuove alle pagine di Taribari (6 dicembre 2014, “Caldosa, Gallura Vintage”). Il mio incontro con il loro vermentino, ai tempi unica etichetta dell’azienda, fu frutto della più totale fatalità e avvenne grazie ad intrecci di conoscenze dovuti alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2016/12/WP_20161124_21_28_11_Pro1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2938" title="WP_20161124_21_28_11_Pro" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2016/12/WP_20161124_21_28_11_Pro1.jpg" alt="" width="426" height="308" /></a></p>
<p><strong><em>NUOVE /ANTICHE INTERPRETAZIONI DEL VERMENTINO DI GALLURA  DALLA FAMIGLIA FILIGHEDDU DI ARZACHENA.</em></strong></p>
<p>Le Tenute Filigheddu non sono nuove alle pagine di Taribari (6 dicembre 2014, “Caldosa, Gallura Vintage”). Il mio incontro con il loro vermentino, ai tempi unica etichetta dell’azienda, fu frutto della più totale fatalità e avvenne grazie ad intrecci di conoscenze dovuti alle mie origini galluresi. Non vi annoierò con la descrizione della loro piccola azienda, delle vigne distribuite nella magica campagna Arzachenese e della  visione contadina che mantengono riguardo alla produzione di Vermentino. I loro vini parlano da soli e si rivolgono ad un pubblico che ha voglia di scrollarsi di dosso i dettami di un mercato, che vuole vini-fotocopia e gusti stardardizzati<span id="more-2936"></span>. Leggete, se ne avete voglia, il resoconto delle emozioni che mi hanno regalato le loro tre interpretazioni del vino delle mie radici e poi cercate dove acquistarle e toccate con mano. Alla famiglia Filigheddu un grazie per aver contribuito a restituire in maniera credibile, l’identità smarrita al Vermentino di Gallura.</p>
<p><strong>DECCHITU 2015 Vermentino di Gallura docg – Az. Agr. Filigheddu, Arzachena</strong></p>
<p><strong>Il Decchitu 201</strong>5 è un’interpretazione di Vermentino di Gallura che, rispetto ai due “fratelli maggiori” Caldosa, si consente una qualche licenza di modernità pur mantenendo la filosofia aziendale totalmente incentrata sulla tipicità. Il cromatismo verte sul giallo paglia chiaro di buona luminosità. Il corredo olfattivo si offre con generosità alle mucose, parlando di cesti di frutta estiva in una giornata di calura, piante acquatiche ricche di clorofilla, fiori della nostra macchia e un promettente inizio di mineralità. In bocca ha ingresso largo con trama di cotone nuovo. La freschezza è dissetante e conversa con una nota alcoolica piacevolmente calda che si rafforza con l’emergere di una garbata ma presente sapidità. Molto lungo il finale vegetale con un retrolfatto che riprende tutta la frutta del naso. Vino da tenere sotto controllo per le belle sorprese che potrebbe riservare in fase di maturazione. A tavola con un po’ tutta la cucina di mare ma, per quanto mi riguarda, irrinunciabile “amante” di una teglia di Suppa Cuata.</p>
<p><strong>CALDOSA 2015 Vermentino di Gallura Superiore docg – Az. Agr. Filigheddu, Arzachena</strong></p>
<p><strong>E’ ormai assodato, per quel che mi riguarda, che gl</strong>i incontri più belli sono quelli casuali e il mio primo incontro con i vini dei Filigheddu fu all’insegna della più totale imprevedibilità. Quando un vino mi piace troppo e senza riserve fin dal primo sorso, diventa difficile scriverne con equilibrio e obbiettività ma… gai este. Già a partire dall’aspetto visivo, Caldosa 2015 è giallo paglia pieno con qualche riflesso citrino. Il naso continua imperterrito a parlare gallurese antico, riportando puntualmente il corredo olfattivo autentico di questa tipologia: nessuna ridondanza di esotismi un tanto al chilo, cosi cercati da molti altri produttori, ma una base di frutta matura a polpa bianca e una florealità selvatica di macchia. La nota minerale è ben rappresentata dalle suggestioni di brezza marina e terra calda. E’ però in bocca che Caldosa da il meglio di se con una suadente rotondità alcoolica, che trova sostegno nella sinergia tra un apprezzabile residuo acido e la grande sapidità. Il frutto emerge lento ma deciso avvolgendo il palato e lasciando ricordi aromatici che durano parecchi minuti. La corrispondenza tra naso e palato ci riporta a quelle note di cisto e lentischio percepite con l’olfatto. Vino da portare a tavola con uno spettro immenso di abbinamenti: dai piatti di mare più salsati e speziati passando  per i pesci grassi alla brace fino all’agnello in umido al finocchietto.</p>
<p><strong>CALDOSA 2015 Vendemmia Tardiva-Vermentino di Gallura docg – Az. Agr. Filigheddu, Arzachena</strong></p>
<p>Tremila bottiglie per questo piccolo gioiello di cultura contadina, realizzato da uve vendemmiate a cavallo tra settembre e ottobre, quando l’uva ha più che completato il ciclo di maturazione. Dopo circa venti ore di macerazione a freddo sulle bucce si procede alla pigiatura e al travaso in acciaio per l’affinamento. Caldosa Vendemmia Tardiva è di colore giallo intenso con riflessi di oro nuovo. La leggerissima opalescenza conferisce una seducente nota di antico che ritroviamo ancora più accentuata nell’esame dell’olfatto. Frutta estiva matura a polpa gialla, albicocche disidratate e florealità di campo nella calura di agosto. Ancora note minerali accentuate e spezie dolci che completano un profilo olfattivo di grande complessità. L’ingresso al palato è grasso e avvolgente con trama di vecchio cashemire. Poche punte di acidità e una carica salina garbata ma presente, completano un quadro organolettico di vino importante e pronto per performances gastronomiche che possono spaziare in tutta la gamma del salato, fino a sconfinare con certi dolci non troppo dolci.</p>
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		<title>BARBERA CONNECTION</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2016 19:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[I  VINI  PRIMORDIALI E APPASSIONATI  DI UGO SIONIS DAL CUORE DEL SARCIDANO Ugo Sionis e i suoi vini sono lo yin e lo yang. Sanguigni,  espressivi e primordiali questi ultimi, saggio e pacato, quasi zen,  lui nel suo conversare  a mezza voce, pieno di racconto e richiami al suo elemento primario: la terra, la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2016/11/WP_20161105_00_01_13_Pro.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2931" title="WP_20161105_00_01_13_Pro" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2016/11/WP_20161105_00_01_13_Pro.jpg" alt="" width="376" height="374" /></a></p>
<p><strong><em> I  VINI  PRIMORDIALI E APPASSIONATI  DI UGO SIONIS DAL CUORE DEL SARCIDANO</em></strong></p>
<p>Ugo Sionis e i suoi vini sono lo yin e lo yang. Sanguigni,  espressivi e primordiali questi ultimi, saggio e pacato, quasi zen,  lui nel suo conversare  a mezza voce, pieno di racconto e richiami al suo elemento primario: la terra, la sua terra, quel Sarcidano impoverito dai saccheggi della politica ma ancora ricco di bellezza e storia, di risorse naturali e potenzialità, di voglia di far conoscere al mondo un giacimento di risorse enogastronomiche inimmaginabile.<span id="more-2930"></span> Anche quando Ugo  è fortemente critico nei confronti di un mondo, quello del vino, ancora succube delle logiche di mercato, riesce a mantenere toni misurati e ragionati, rinunciando a quell’acredine e quella voglia di urlare che prende, per esempio me, quando si affronta l’argomento. Noi sardi abbiamo un senso delle distanze piuttosto comico: Nurallao e Sassari ci sembrano lontanissime e così abbiamo rimandato per due anni un incontro che finalmente è avvenuto, qualche sera fa, alla Caffe&amp;Teeria Mannoni di Sassari,  in occasione di una serata dedicata ai vini organici. Intanto Ugo ci ha fatto un regalo per il quale non potrò mai ringraziarlo abbastanza: mettere a disposizione per la serata sei bottiglie di un Nasco ancora in botte e da far uscire chissà quando. Un Nasco pensato non per il fine-pasto ma per accostamenti non impossibili con piatti salati. Così abbiamo bevuto un vino ancora bambino ma già capace di regalare forti emozioni, nel contrasto tra le note grasse degli zuccheri residui e la pronunciata sapidità  (l’ho fatto incontrare con un piccolo timballo di cipolle rosse e casizzolu al pepe nero). La stella della serata era però il suo Barbera Sardo, vino ottenuto dall’omonimo vitigno da sempre presente nel Sarcidano: un’uva per la quale Ugo spende energie e ricerca da molti anni e che sta cercando di fare uscire dallo steccato in cui sono ancora imprigionati i vini di quei produttori, come Sionis, che hanno fatto la scelta coraggiosa di uscire dal coro dell’omologazione, rinunciando alle scorciatoie criminali di certa enologia corsara.</p>
<p><strong><em>BARBERA SARDO 2014 Isola dei Nuraghi igt – Vigneto Santo Teru di Ugo Sionis, Nurallao (Ca)</em></strong></p>
<p>Colore amaranto pieno, vivido e lucente con unghia cangiante verso il rosso cardinalizio. Naso espressivo ed ampio che si sviluppa su un tappeto di frutta rossa matura sul quale poggiano suggestioni vegetali e di spezie dolci. Con la permanenza nel calice si aprono al naso espressioni più evolute che rimandano a idrocarburi e torrefazione. In bocca si allarga subito avvolgendo il palato con trama di cotone morbido. La rotondità degli alcooli gioca a nascondino con un residuo acido importante anche per il proseguo della maturazione. Lunghezza aromatica decisa con ritorni del frutto nella fase retronasale. Un vino da mettere a tavola con il repertorio dei primi piatti della cucina autunnale,  stufati di carne con funghi porcini, grigliate di pesci grassi, anguille alla brace, pecorini di media stagionatura.</p>
<p><strong><em>VIGNETO SANTU TERU di Ugo Sionis</em></strong></p>
<div>
<div><strong><em>Via Case Sparse 58 - 08030 Nurallao (CA)</em></strong></div>
</div>
<div><strong><em>tel: 0782 815382</em></strong></div>
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		<title>ORANGE CANNONAU PUSOLE</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2016 06:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[STORIA DI UN VINO ARANCIONE E DI UN&#8217;UVA CHE NON ESISTE Un po’ mi imbarazza scrivere dei vini di Pusole. Negli ultimi anni è quello più presente nelle mie pagine sparse qua e là. Si, gli voglio bene, anche perché credo venga proprio male non stimare una persona come Roberto ma, aldilà di questo, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2016/10/Picsart2016-19-10-15-42-55.png"><img class="alignnone size-full wp-image-2927" title="Picsart2016-19-10--15-42-55" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2016/10/Picsart2016-19-10-15-42-55.png" alt="" width="451" height="451" /></a></p>
<p><strong><em>STORIA DI UN VINO ARANCIONE E DI UN&#8217;UVA CHE NON ESISTE</em></strong></p>
<p>Un po’ mi imbarazza scrivere dei vini di Pusole. Negli ultimi anni è quello più presente nelle mie pagine sparse qua e là. Si, gli voglio bene, anche perché credo venga proprio male non stimare una persona come Roberto ma, aldilà di questo, il problema è che ogni volta che assaggio qualcosa di nuovo, lo stupore è la prima reazione.<span id="more-2926"></span> Avevo provato questo “Cannonau Bianco” (poi spiego il virgolettato) poco meno di due anni fa nella versione sperimentale, esattamente quella realizzata senza macerazione sulle bucce. Era una strana creatura, concettualmente allo stato poco più che embrionale, ma già beverina e che lasciava intuire qualcosa di importante. Quando Lui mi parlava di quest’uva, e di quello che poteva dare, si capiva che ci credeva sul serio ma, allo stesso tempo, trasmetteva una qualche paura di prendere una cantonata. In realtà il Cannonau Bianco in quanto uva non esiste,  se non come modo di chiamare un vitigno autoctono presente in quella parte di Ogliastra tra Baunei, Lotzorai e Santa Maria Navarrese.  Un uva non classificata geneticamente (sta per uscire uno studio accurato) e sulla quale ancora oggi è difficile andare oltre delle supposizioni: una delle più consolidate è che si tratti di un innesto spontaneo tra Cannonau e Galoppo. Ma quanto ce ne importa, a noi beoni, delle origini del Cannonau Bianco e del suo Dna? Noi il vino lo beviamo e ne parliamo soprattutto dopo che esce dalla bottiglia. Ed ecco che nel 2015, i fratelli Pusole decidono di produrre questo vino lasciando il mosto a contatto con le bucce per ben una decina di giorni: scelta coraggiosa, difficile, decisamente controcorrente in un territorio poco avvezzo a produrre bianchi e dove quei pochi imbottigliati sono, chi più chi meno, prodotti market-oriented. Ne è venuto fuori un vero e proprio orange-wine che vi consiglio di provare, se non altro per uscire fuori dalla routine dei bianchi fighetti-perfetti e prendere atto che ci sono altri modi di fare vino.</p>
<p><strong><em>OGLIASTRA 2015 I.g.t. Cantina Pusole – Baunei</em></strong></p>
<p>Il colore è oro vecchio con nuances di mandarino e una leggerissima velatura che lo rende ai miei occhi più vivo e vero. Il naso è un viaggio tra i corridoi in penombra di una kasbah dove vaniglia e curcuma rincorrono suggestioni di camomilla, fichi e tamarindo su un tappeto di richiami alla clorofilla e alla brezza marina. In bocca si manifesta pieno e aristocratico con residui di ruvidezza tannica che giocano all’altalena con l’importante apporto dell’alcool. Freschezza e sapidità dietro le quinte a dare un bel contributo di scorrevolezza. Impressionante lunghezza aromatica e sensazioni retronasali di pane fresco appena sfornato. Un vino da mettere a tavola con tante possibilità di accostamenti e per i più svariati tipi di cucine. Zuppe di legumi speziate, paste fresche con condimenti saporosi, pesci grassi alla griglia, carni ovine, formaggi di stagionatura medio –lunga e anche qualche dolce non troppo dolce.</p>
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		<title>mamoiada, zibbo e i suoi fratelli</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2016 12:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[MAMOIADA E LA NUOVA GENERAZIONE DI VINI VERI Non ho intenzione di rifilarvi il  pippone su Mamoiada e le maschere, il carnevale, la magia ancestrale ecc. ecc. ecc., anche se i vini mamoiadini, visto che di vino debbo scrivere, qualcosa di metafisico e incantato lo portano nella loro stessa natura. Ma aldilà di qualsiasi considerazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2016/09/WP_20160827_00_26_57_Pro.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2922" title="WP_20160827_00_26_57_Pro" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2016/09/WP_20160827_00_26_57_Pro.jpg" alt="" width="300" height="431" /></a></p>
<p><strong>MAMOIADA E LA NUOVA GENERAZIONE DI VINI VERI</strong></p>
<p>Non ho intenzione di rifilarvi il  pippone su Mamoiada e le maschere, il carnevale, la magia ancestrale ecc. ecc. ecc., anche se i vini mamoiadini, visto che di vino debbo scrivere, qualcosa di metafisico e incantato lo portano nella loro stessa natura. Ma aldilà di qualsiasi considerazione esoterica, una cosa è certa: questo piccolo paese abitato da poco meno di tremila esseri umani, al centro di una Barbagia sempre più globalizzata,  diventa anno dopo anno il punto di riferimento per chi è interessato ad un’enogastronomia che metta territorio, rispetto dell’ambiente e salute al centro della propria progettualità.<span id="more-2921"></span> Non so quali siano  i rapporti tra produttori locali e se esiste una visione comune concordata ma, agli occhi dell’osservatore esterno, sembrerebbe che a quella latitudine abbiano capito che il futuro è ben altro che scimmiottare la Toscana, è ben altro che il solo marketing e che la qualità, intesa come rinuncia a certe scorciatoie, non deve andare necessariamente sottobraccio con business e ricerca ossessiva del profitto. Oggi in Sardegna la pattuglia di produttori, quelli che hanno scelto di lasciarsi alle spalle certe pratiche agricole ed enologiche aberranti, cresce sempre di più ma in nessun comune come Mamoiada è presente una concentrazione di vignerons così attenti all’ambiente e alla salute dei propri clienti. Il mio entrare in contatto con Zibbo e la famiglia Canneddu è stato casuale. L’azienda è commercialmente giovane  e neanch’io, che seguo con attenzione le vicende dei produttori “diversi” della mia terra, ero a conoscenza della loro esistenza. E’ stato tramite un amico di Dorgali che ho conosciuto Grazia Canneddu, sorella di Marco, che con entusiasmo toccante mi ha parlato del loro vino e della loro filosofia produttiva. Due ettari di vigneto, prevalentemente piante di cannonau tra i 60/70 anni, allevate ad alberello e senza il minimo intervento di trattamenti con prodotti chimici di sintesi. Al massimo due mani, ma molto spesso solo una, di zolfo ramato in polvere all’anno. C’è da dire che la posizione particolarmente felice dei vigneti e un microclima eccezionale rende tutto molto più semplice e tiene alla larga da qualsiasi tentazione. Rese molto basse, oscillanti tra i trenta/quaranta quintali per ettaro, regalano delle uve sanissime che arrivano in cantina per la fermentazione spontanea con l’aiuto dei soli lieviti selvaggi presenti sul frutto. Nessuna filtrazione e maturazione in tonneaux di rovere rigenerato da 500 litri. Marco è, in stretta collaborazione con il “patriarca” e fondatore Tonino, il wine-maker che segue personalmente tutto il ciclo produttivo. Così si è arrivati a Zibbo 2015. Poco più di un bambino ma, se naso e bocca non hanno deciso di ingannarmi, con un futuro a dir poco radioso. Questo è quello che mi ha dato la degustazione effettuata in Cala Gonone, il 28 Agosto scorso alle 23,45.</p>
<p>Z<strong><em>IBBO 2015 – Cannonau di Sardegna – Cantina Marco Canneddu, Mamoiada (Nu).</em></strong></p>
<p>Se è vero che l’aspetto/colore è lo specchio dell’anima di un vino mi sono trovato davanti ad un qualcosa che ha espresso solidità già nello sgorgare dalla bottiglia e nel colare, con canto sicuro, nelle pareti del bicchiere. I cromatismi cangianti variano tra un granato lucido di media densità e  vividi riflessi rossi. Il naso è quello discreto e signorile di un vino che non ha subito (mal)trattamenti e forzature in cantina. Nessuna puzzetta iniziale, spesso fisiologica in questa categoria di vini, ma un lento e regolare sviluppo olfattivo grazie al contatto con l’ossigeno. Essendo ancora così giovane, è il frutto quello che emerge con decisione ma, a dispetto dell’età, non è frutto pungente e fragoloso ma semmai melograno e ribes a un passo dalla confettura. Le garbate note balsamiche di eucalipto e geranio intervengono a bilanciare un bouquet prevalentemente vegetale con timide suggestioni speziate che iniziano a fare capolino. In bocca esprime personalità dirompente. Si aggrappa da subito al palato creando sensazioni di morbida lana lavorata. La grassa sinuosità dei sedici gradi alcoolici  è tenuta a bada da un’importante spalla acida che sarà determinante per gli sviluppi dei prossimi anni. Tannini presenti senza arroganza danno il contributo finale all’equilibrio di un vino già pronto per importanti bevute ma che al momento sta esprimendo, forse, il trentapercento delle proprie potenzialità. In fase retrolfattiva il frutto si ripropone in tutta la sua forza e con una pericolosa assenza di quella sensazione troppo morbida  che ti fa dire basta. Vuoi berne ancora ma non è vino con cui eccedere (a meno che non ci si ritrovi in una situazione di assoluto relax e un letto a pochi passi…)</p>
<p>In questo momento lo vedo a tavola con paste fresche della tradizione locale condite con sughi dal sapore deciso. Per chi le ama con grigliate di carne bovina. Zuppe di pesce con punte di piccante anche spinte. Formaggi caprini semistagionati.</p>
<p>,</p>
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		<title>Chidera: eleganza e sostanza in forma di cannonau.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2016 18:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>

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		<description><![CDATA[CHIDERA 2014 – Cannonau di Sardegna 2014 Az. Agr. CHIDERA – Dorgali ( Nu) Chi conosce  Dorgali sa quanto è importante per il paese la Vallata di Oddoene. Parlo di quella striscia di terra, dalla vegetazione a tratti lussureggiante, che accompagna il paesaggio dai piedi del centro abitato fino alla famosa gola di Gorroppu.  Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2016/05/WP_20160511_20_46_16_Pro.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2909" title="WP_20160511_20_46_16_Pro" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2016/05/WP_20160511_20_46_16_Pro.jpg" alt="" width="226" height="381" /></a></p>
<p><strong><em>CHIDERA 2014 – Cannonau di Sardegna 2014</em></strong></p>
<p><strong><em>Az. Agr. CHIDERA – Dorgali ( Nu)</em></strong></p>
<p>Chi conosce  Dorgali sa quanto è importante per il paese la Vallata di Oddoene. Parlo di quella striscia di terra, dalla vegetazione a tratti lussureggiante, che accompagna il paesaggio dai piedi del centro abitato fino alla famosa gola di Gorroppu.  Una Valle fondamentale per l’economia di Dorgali e in particolare per la tradizione enologica che ne è sempre più il fiore all’occhiello. Da quando il mio mestiere mi ha portato a queste latitudini, la conoscenza di una realtà fatta di piccoli produttori mi regala sorprese spesso entusiasmanti.</p>
<p><span id="more-2908"></span>L’ultima bottiglia, finita sul tavolo della casa dove vivo a Cala Gonone, è CHIDERA 2014 un Cannonau di Sardegna prodotto dalla Famiglia Mele di Dorgali. I Mele possiedono una porzione di Valle dall’estensione abbastanza importante,   della quale diciassette ettari sono destinati all’allevamento della vite con prevalenza quasi assoluta di Cannonau e pochi filari di Montepulciano e Cabernet Sauvignon. Tutto succede su terreni di sabbia granitica e, mi giurano i titolari, nel piú totale rispetto dell’ambiente e senza trattamenti con chimica di sintesi. Chi mi segue sa che porto avanti le mie battaglie identitarie a partire dalla salvaguardia della nostra enogastronomia e imbattermi in un Cannonau che si esprime in un idioma così rigorosamente varietale è per me motivo di grande emozione. Se dovessi immaginare CHIDERA in forma umana direi che è un vino femmina. Una donna sarda bella e semplice, silenziosa ma sorridente e ospitale. A dispetto dei luoghi comuni, figli di certa balentìa un po’ caprona,  che vorrebbero il Cannonau sempre e solo grasso, spesso e superalcolico.  CHIDERA è di colore rosso rubino lucido e luminoso e di spessore medio.  Il naso è inizialmente discreto e quasi timido, in attesa della quantità necessaria di ossigeno che gli consente di emergere lentamente con eleganti espressioni di florealita’ autunnale, confettura di ciliegie nere e un largo spettro di spezie che includono pepe e garofano. In bocca conferma la natura femminile e seduttiva con una carica glicerica che lo rende rotondo e avvolgente. L’alcool caldo e importante è quasi impercettibile in fase di deglutizione, perché ben metabolizzato da una struttura generale che vede la poca acidità sorretta dai tannini morbidi ma presenti. Un vino che definirei pericoloso per la grande facilità di beva: finito un sorso già senti il richiamo dell’altro! Un 2014 da bere subito ma tenendo sotto controllo la maturazione in divenire.  A tavola con primi piatti di paste fresche con sughi della tradizione, carni  alla brace, tonno rosso alla griglia, zuppe di pesce e anguille in umido, formaggi di media stagionatura.</p>
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		<title>LA FAMIGLIA DELLA VERNACCIA</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2016 22:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[INCONTRO FLASH CON LA VERNACCIA DI DAVIDE ORRO Pubblicai una mia intervista a  Davide Orro nell&#8217;ormai lontano 2008 (cercatela se volete nella home page in alto a destra) , allora trentatreenne e con le idee chiarissime su quello che sarebbe stato il futuro suo, delle sue vernacce e dell&#8217;azienda agricola che manda avanti a Tramatza. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2016/02/p_0002.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2810" title="p_0002" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2016/02/p_0002.jpg" alt="" width="451" height="196" /></a></div>
<div><strong><em>INCONTRO FLASH CON LA VERNACCIA DI DAVIDE ORRO</em></strong></div>
<div><strong><em><br />
</em></strong></div>
<div>Pubblicai una mia intervista a  Davide Orro nell&#8217;ormai lontano 2008 (cercatela se volete nella home page in alto a destra) , allora trentatreenne e con le idee chiarissime su quello che sarebbe stato il futuro suo, delle sue vernacce e dell&#8217;azienda agricola che manda avanti a Tramatza.</div>
<div id="_mcePaste">Non è un mistero, né  un segreto,  quanto sia difficile fare e  vendere oggi  Vernaccia di Oristano, vino la cui immensa portata storico-culturale è pari all&#8217;insipienza di chi l&#8217;ha abbandonato al proprio destino. Solo uomini dotati di attributi, coraggio e immensa passione, come Davide Orro, portano avanti una battaglia quasi commovente per tenere in vita una bandiera della nostra enologia.</div>
<div><span id="more-2806"></span></div>
<div id="_mcePaste">Da allora son passati otto anni e a dire il vero, ognuno preso dalle proprie cose, c&#8217;eravamo persi un po&#8217; di vista. E&#8217; stato grazie al trait d&#8217;union del vulcanico direttore commerciale Francesca Pigozzi, che ho avuto la possibilità di riassaggiare lo stile Orro sorprendendomi per l&#8217;ulteriore miglioramento avvenuto in termini di eleganza e finezza. Ho scelto uno dei suoi vini più semplici: una vernaccia giovane da quotidianità, di quelle che il popolo della pianura del Sinis usava bere fredda nelle calure estive come aperitivo o per accompagnare le succulente zuppe di pesce o le anguille della laguna.</div>
<div id="_mcePaste"><strong><em>TZINNIGAS 2014 Valle del Tirso i.g.t.  -  Famiglia Orro, Tramatza.</em></strong></div>
<div id="_mcePaste">La vista è di un intenso giallo citrino pieno e lucido di buon spessore. Naso ampio e complesso con suggestioni di frutti stramaturi a polpa gialla, mandorle e cisto nel pieno della fioritura. Pronunciata mineralità che si manifesta con note iodate di brezza marina. In bocca è deciso e avvolgente con le note acide che rincorrono le espressioni alcooliche conferendo buon equilibrio. Trama della struttura di cotone vecchio e una lunga persistenza aromatica  chiudono un’assaggio succulento e appagante. Da mettere a tavola con fritture di verdure, carciofi in umido, paste fresche alla bottarga, muggine alla brace, dolci poco dolci e formaggi di capra a pasta molle.</div>
<div>http://www.famigliaorro.it/</div>
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