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	<title>Taribari &#187; La libreria imbandita</title>
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	<description>Cibo, vino e tempo da perdere</description>
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		<title>VINI E VINILI: UN LIBRO DA BERE</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2015 12:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Canu</dc:creator>
				<category><![CDATA[La libreria imbandita]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[“Rimane qualcuno, qua e là, per il quale un disco è ancora quello che le tavole mantiche erano per un Corinzio o un Etrusco affacciati sull’orlo dell’abisso primordiale: la loro stessa essenza, il loro tremante destino” (Julio Cotázar). Noi di Taribari siamo tra quei “qualcuno”. Sicuramente tra quelli c’è Maurizio Pratelli, critico musicale, animatore del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2015/05/10428479_10205428128653559_1555198633404230067_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2638" title="10428479_10205428128653559_1555198633404230067_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2015/05/10428479_10205428128653559_1555198633404230067_n-e1432126508824.jpg" alt="" width="450" height="450" /></a></p>
<p>“<em>Rimane qualcuno, qua e là, per il quale un disco è ancora quello che le tavole mantiche erano per un Corinzio o un Etrusco affacciati sull’orlo dell’abisso primordiale: la loro stessa essenza, il loro tremante destino</em>” (Julio Cotázar).<br />
Noi di Taribari siamo tra quei “qualcuno”. Sicuramente tra quelli c’è Maurizio Pratelli, critico musicale, animatore del blog Torno ai Vinili, appassionato ed esperto di vini naturali e autore di uno dei libri di culto dell’editoria musicale della passata stagione: “Vini e vinili, 33 giri di rosso”.</p>
<p><span id="more-2637"></span></p>
<p>Ora che la mia copia di quel libro è stata letta e riletta, spiegazzata e riempita di orecchie, graffiata, annotata e sottolineata e, soprattutto, usata &#8211; ché questo è un libro soprattutto da “usare” &#8211; ho deciso, buon ultimo e dopo recensori ben più prestigiosi, di parlarvene.</p>
<p>Ho detto che “Vini e vinili” è stato un caso editoriale tra i libri di argomento musicale solo perché è in quel settore che lo trovavate e lo troverete nelle librerie. In realtà è molto altro e molto di più. Apparentemente l’idea dell’autore era quella di associare 33 dischi &#8211; prevalentemente in vinile &#8211; ad altrettanti vini rossi. Un’idea che detta così potrebbe apparire, seppur ancora poco indagata nel modo in cui lo fa Pratelli, non originalissima. In fondo l’abbinamento musica-vino lo facevamo su Taribari fin dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso sull’edizione cartacea della rivista e lo facciamo ancora oggi su questo blog.</p>
<p>In realtà a leggere il libro attentamente ciò che emerge è una visione rivoluzionaria, non tanto e non solo del senso di fare e ascoltare musica, ma di un modo nuovo e diverso,  moderno ed antichissimo, di fare il vino e più in generale fare gli agricoltori resistendo alle regole di un mercato tossico, dell’agroindustria e della globalizzazione.</p>
<p>Un modo dove il rispetto della terra, della natura, dei cicli naturali, degli equilibri in vigna, delle annate, della salute si concretizza in vini entusiasmanti, veri, digeribili, succosi. Vini dalla “beva compulsiva”  come dicono gli amici di Vinoir l’enoteca milanese fuori dagli schemi dove chi non può girare tutta l’Italia alla ricerca di questi vini può trovarli tutti, insieme a molti altri e all’ospitalità, la passione, la competenza e la coinvolgente capacità di raccontarveli del patron Gianluca Ladu.</p>
<p>In Vini e vinili, tutto ciò è raccontato con profondità, ma in maniera lieve e gioiosa, senza predicozzi o catechismi. Sono semplicemente le storie, splendidamente raccontate da Maurizio, a darci il senso di quanto dicevo. Storie di persone meravigliose che non possono che fare vini meravigliosi che l’autore ha assaggiato con i produttori da Aosta a Sorso, dal piano padano alle falde dell’Etna.</p>
<p>Anche i dischi in questo libro ovviamente contano: qualche contemporaneo mainstream di qualità, un po&#8217; di grandi classici del passato sia noti che scelti tra i meno gettonati nelle “guide rock” e un bel po&#8217; di contemporaneità underground prevalentemente (ma non solo) USA e prevalentemente (ma non solo) legata alle varie declinazioni e migliori espressioni del new traditionalism rock. &lt;&lt;<em>Non è una classifica dei migliori dischi di sempre &#8211; dice l’autore &#8211; e nemmeno una raccolta dei miei album preferiti; più semplicemente una meditata selezione, del tutto personale, di alcune storie a 33 giri nate per morire in un bicchiere di rosso</em>&gt;&gt;.</p>
<p>Tutti dischi bellissimi, tutti molto intensi e profondi, tutti raccontati, con emotiva e coinvolta competenza, in maniera seducente e affascinante da Maurizio Pratelli e tutti da me già conosciuti e, in molti casi, posseduti.</p>
<p>Diversa musica, è il caso di dire, per i 33 vini rossi: due li conoscevo solo di nome e solo quattro li avevo già assaggiati al momento di leggere il libro. E ciò a dispetto di circa venti anni di militanza in degustazioni, bevute, assaggi, fiere, cantine, aziende agricole, bettole, enoteche e wine bar.</p>
<p>Che vini sono, dunque, questi di cui parla Pratelli? Ce lo dice lui stesso: &lt;&lt; <em>i vini sono tutti di vignaioli che ancora credono nel “vino d’autore”, che se ne fregano delle mode, che amano ancora camminare sulla terra delle loro vigne senza mai dimenticare le antiche ricette della cultura contadina. Dei Tom Waits del vino, per intenderci. Che nemmeno sanno di questo libro: forse scopriranno solo ora di farne parte insieme alle splendide vicende delle loro famiglie di vignaioli</em>&gt;&gt;.</p>
<p>Vignaioli ribelli, resistenti, veri e che rifiutano di perdere la loro identità. Contadini che rifiutano di accettare che la qualità del vino si stabilisca solo in base a disciplinari ed etichette o a vecchi ed usurati metodi di associazioni di degustatori. Agricoltori che rifiutano l’appiattimento globale sulle regole fatte ad uso e consumo dei grandi potentati produttivi, sulla moda dettata dal critico/enologo/mercante del momento. Contadini che danno senso e valore al dire di no allo schifo e alla bruttezza del “tutto tossicamente uguale e perfetto” che da tempo ha invaso anche il mondo del vino.</p>
<p>Ciò che Pratelli scrive raccontando di uno di questi vini &#8211; La Querciola di Massa Vecchia, Maremma Toscana &#8211; forse ci aiuta a capire di che parliamo: &lt;&lt; (…) <em>per fortuna c’è chi resiste convinto che le strade del buon vino siano altre; convinto che un vino non debba essere costruito ma cresciuto senza alterarne il carattere. A costo di essere anche poco elegante, lasciando, come in questo caso, che Sangiovese e Alicante non facciano mistero delle loro origini ferrose, quelle che madre natura gli ha donato tra le colline dell’alta Maremma</em>&gt;&gt;.</p>
<p>Un libro bello, divertente ed indispensabile questo di Maurizio Pratelli, che ha avuto su di me l’effetto che ebbe anni fa il sacro evangelio “Krautrocksampler” del superdruido Julian Cope che mi spinse a dare la caccia a tutti i dischi di cui parlava. La caccia questa volta ha avuto come prede le bottiglie di cui parla Maurizio, e poi molte altre che inevitabilmente l’inestinguibile sete che i vini naturali generano mi ha fatto trovare. Una strada da cui non si torna indietro, un tunnel da cui non si esce più. Un viaggio che mi ha riconciliato con il vino dopo qualche tempo di disamore e allontanamento generato dalla merda, talvolta anche blasonata e costosa, che mi trovavo a bere.</p>
<p>Come dice Maurizio Pratelli: &lt;&lt; <em>incontrare un “vino vero” è un’esperienza dalla quale non si torna più indietro. Sarebbe come arrendersi a un cinepanettone dopo aver visto un film di Fellini oppure come se Serge Gainsbourg, dopo la sua storia d’amore con Jane Birkin, si fosse fidanzato con la Ferilli. Via, non si può </em>&gt;&gt;.</p>
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		<title>LA BADANTE AL CONTRARIO</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 23:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[La libreria imbandita]]></category>

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		<description><![CDATA[APPUNTI DI LETTURA SUL ROMANZO D&#8217;ESORDIO DI GIANNI CARIA  &#8220;LA BADANTE DI BUCAREST&#8221; La Badante di Bucarest è un romanzo che tratta di burle della storia, di ribaltamenti di vite e di lettura del fallimento annunciato di un sistema economico, quello capitalista, arrivato ad un capolinea di orrore e disperazione. Gianni Caria, new entry del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/DSCN3120.jpg"></a></em></strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/DSCN31201.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1544" title="DSCN3120" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/DSCN31201.jpg" alt="" width="449" height="340" /></a></em></strong></p>
<p><strong><em>APPUNTI DI LETTURA SUL ROMANZO D&#8217;ESORDIO DI GIANNI CARIA  &#8220;LA BADANTE DI BUCAREST&#8221;</em></strong></p>
<p>La Badante di Bucarest è un romanzo che tratta di burle della storia, di ribaltamenti di vite e di lettura del fallimento annunciato di un sistema economico, quello capitalista, arrivato ad un capolinea di orrore e disperazione. Gianni Caria, new entry del variegato parco dei magistrati-scrittori, non sceglie( grazie a Dio!) la strada ruffiana del noir da classifica ma imbocca il sentiero tortuoso di una storia solo apparentemente surreale e di difficile digeribilità per gli stomaci deboli abituati al “cibo letterario” liofilizzato e inscatolato.<span id="more-1537"></span> Avvertenza per l’uso: non è un romanzo da svago e la sferzata di emozioni che offre non ha niente a che vedere con quelle da thriller incentrato sul poliziotto esistenzialista di turno: quì parliamo di pancia, di sconfitte dolorose, risentimenti e ricerca di un egoismo liberatorio e indispensabile per una sopravvivenza la cui unica e definitiva ambizione è rappresentata  dagli ottocento euro da mandare a casa a fine mese. La costruzione del racconto, in secondo piano dal punto di vista emozionale rispetto al fitto intreccio di sfumature psicologiche che si sviluppano nel crescendo,  ci parla di Maria, una ex insegnante di italiano di mezza età rimasta, insieme ad un marito mediocre, senza lavoro e prospettive nello scenario di un’Italia in piena bancarotta e fuori dall’euro. Preso atto degli inesorabili problemi di sostentamento suoi e di marito e figli, in un paese ormai in mano a quegli stranieri una volta avversati e cacciati, sceglie di partire per la Romania con un impiego di badante presso una famiglia di quella nascente classe media benestante del paese balcanico. Lascio alla lettura la scoperta del rapporto di simbiosi che si instaura da subito con il vecchio professore allettato e in stato vegetativo…  a partire dal cambio quotidiano dei pannoloni nasce un rapporto di impensabile comunicazione basata sui monologhi di fantasia della badante e sulla scoperta di affinità e passioni. E poi il rapporto prima freddo e distaccato con la padrona di casa e figlia del malato e la riscoperta di pulsioni sessuali che ridanno vita a una individualità in marcia verso l’autoannullamento. Tra le tante note di merito che vanno riconosciute a Gianni Caria, oltre a una scrittura impeccabile, c’è la capacità di aver scritto con lo sguardo e la testa di una donna  in gravi difficoltà materiali e umane e ho ragione di credere non si sia trattato di una passeggiata. La badante di Bucarest è un mix di durezza, amore, cinismo e poesia;  un libro che ci aiuta a capire i nostri tempi e a leggere il futuro più di certi testi di economia politica.</p>
<p><strong>LA BADANTE DI BUCAREST<br />
di Gianni Caria  -  Ed.  Robin – La Biblioteca del tempo  2012</strong></p>
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		<title>LE PIETRE DI NUR</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 12:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[La libreria imbandita]]></category>

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		<description><![CDATA[ALCUNE RIFLESSIONI SUL NUOVO ROMANZO DI VINDICE LECIS CHE AIUTA A CAPIRE MEGLIO MOMENTI INESPLORATI DEL NOSTRO PASSATO E DELLA NOSTRA IDENTITA&#8217;. Le Pietre di Nur è un romanzo popolare nel senso più nobile e alto del termine. Lo è perché, aldilà della indiscutibile bravura narrativa dell’autore, è una storia che può essere letta da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2011/03/ImageServer1.jpg"><img src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2011/03/ImageServer1.jpg" alt="" title="ImageServer" width="450" height="322" class="alignnone size-full wp-image-1171" /></a></p>
<p><strong>ALCUNE RIFLESSIONI SUL NUOVO ROMANZO DI VINDICE LECIS CHE AIUTA A CAPIRE MEGLIO MOMENTI INESPLORATI  DEL NOSTRO PASSATO E DELLA NOSTRA IDENTITA&#8217;.</p>
<p></strong>Le Pietre di Nur è un romanzo popolare nel senso più nobile e alto del termine.  Lo è perché,  aldilà della indiscutibile bravura narrativa dell’autore, è una storia che può essere letta da tutti i tipi di pubblico sardo e non, giovane e non, intellettuale e non. Io e Vindice ci conosciamo, ahinoi, da molti decenni e scoprirlo così bravo a raccontare una storia che si porta dentro implicazioni culturali dalle forme più disparate, è stata una piacevole sorpresa.<br />
 Romanzo d’azione, storia d’amore, trattato di un pezzo di storia di una Sardegna, ancora indipendente e libera, che inspiegabilmente non conosciamo perché nessun libro di storia ne parla in maniera approfondita. Quanti sardi sanno che la Civiltà Nuragica ha attraversato diversi secoli della Civiltà Mediterranea con un ruolo di primo piano dal punto di vista politico, economico e strategico?  Temo pochissimi. La narrazione si sviluppa nell’ottavo secolo a. C. e racconta le vicende avventurose del Principato di Nur, porzione dell’allora variegato mondo nuragico localizzabile nella Sardegna nordoccidentale. Il vecchio e saggio Principe Serdon muore lasciando nelle mani del giovane Alvras le sorti di un regno minacciato da divisioni interne e dai primi segnali di espansione coloniale. Un’eredità pesante nel momento in cui Alvras si troverà a combattere tradimenti e ostacoli interni di ogni genere oltre a dover fronteggiare l’invadenza dei Fenici, già presenti  da tempo sull’isola, ma soprattutto la minaccia militare ed economica rappresentata dalle ambizioni espansionistiche di una potenza giovane come Cartagine che bruciava le tappe nel calderone politico di quei tempi.  Sullo sfondo della vicenda avventurosa, oltre all’appassionata storia d’amore tra Alvras e la bellissima maga-sacerdotessa delle acque Tulema, è interessante scoprire un mondo di nostri antenati che aveva avviato un complesso sistema “industriale” e di commercio costruito intorno alle costruzioni arrivate ai giorni nostri e diventate il simbolo stesso della nostra terra. Un libro che potrebbe offrire importanti spunti di riflessione a quei sardi che non si sentono disturbati da un’idea di Sardegna succube da millenni di colonialismo più o meno mascherato, ma soprattutto a coloro che si inventano indipendentisti dell’ultim’ora senza avere la più pallida idea dell’argomento.</p>
<p><strong>LE PIETRE DI NUR – di Vindice Lecis<br />
EDIZIONI ROBIN . 2011</strong></p>
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		<title>ELIAS MANDREU E LO SPAZIO-TEMPO</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 13:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Dopotutto&#8221; appartiene alla classe che io definisco dei  romanzi contenitore, quelle narrazioni dove convivono armonicamente, insieme alla storia, tanti altri elementi che rendono la lettura più ricca e interessante. Divido i libri che leggo in tre categorie: quelli che non lasciano segni, quelli che ti piacciono e che rimetti nello scaffale per sempre e quelli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2010/09/copj13.jpg" title="copj13.jpg"><img src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2010/09/copj13.jpg" alt="copj13.jpg" /></a></p>
<p><strong></strong>&#8220;Dopotutto&#8221; appartiene alla classe che io definisco dei  romanzi contenitore, quelle narrazioni dove convivono armonicamente, insieme alla storia, tanti altri elementi che rendono la lettura più ricca e interessante. Divido i libri che leggo in tre categorie: quelli che non lasciano segni, quelli che ti piacciono e che rimetti nello scaffale per sempre e quelli, come questo, che ti appartengono culturalmente e ti restano nella memoria.<span id="more-945"></span> In Dopotutto lo svilupo della narrazione si scandisce in epoche diverse e lontane le une dalle altre e la Sardegna, fulcro dal quale tutto inizia e si dipana, viene rappresentata con un crudo realismo spogliato, evviva!,  da tutti i luoghi comuni da cartolina che ci portiamo incollati addosso da sempre;  un pezzo di mondo  uguale a mille altri luoghi dell’occidente civilizzato,  una delle tante tessere dell’enorme mosaico del quale dispone il potere vero e potente: quello dei  grandi gruppi industriali multinazionali capaci di decidere le sorti e i destini di stati, territori, popoli. Il protagonista è un giovane e piuttosto sfigato praticante legale di Nuoro che, durante un’escursione in bicicletta sulle montagne della Barbagia nuorese, trova in  una scarpata una giovane donna francese agonizzante la quale, prima di spirare fra le sue braccia, gli lascia un ritaglio di giornale che lo rimanda ad avvenimenti accaduti nel suo paesino d’origine situato in tutt’altra parte dell’isola. Da quel momento in poi è tutto un accavallarsi consequenziale di accadimenti, epoche, intrighi internazionali, personaggi incredibili, quali la reincarnazione di Elvis Presley, che hanno come elemento scatenante la scoperta segretissima della psicocronina, un farmaco che guarisce completamente da qualsiasi forma di tumore ma allo stesso tempo provoca, nel corpo di chi lo assume, la reincarnazione di personaggi provenienti da  altri momenti della storia dell’umanità. Chi legge si ritrova meravigliosamente sballottato tra bottiglie di filuferru della Trexenta, le stanze dell’Eliseo, momenti di vita privata di Peron, la battaglia di Waterloo e omicidi, ambigui curati di campagna, attualissimi capi di Stato certi di essere stati eletti da Dio in persona per salvare il loro popolo e il mondo intero. Un applauso affettuoso a questa seconda prova del collettivo Elias Mandreu composto da tre scrittori sardi che lasciano intravvedere un orizzonte di scoppiettanti sorprese.<br />
<strong>DOPOTUTTO  -  2010 Edizioni IL MAESTRALE</strong></p>
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		<title>Campioni del mondo allo sbaraglio&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 01:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
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		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[ E SE UNO PRIMA DI SCRIVERE CONTASSE FINO A DIECI? “La Sardegna possiede numerose vigne vecchie. Ma , al contrario dei viticoltori siciliani, i sardi si accontentano per lo più di vendere i propri prodotti ai turisti d’estate, a livello locale, senza manifestare un vero interesse per l’esportazione. Ma va anche detto che alcuni produttori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2009/02/pastore.jpg" alt="pastore.jpg" /></p>
<p><strong><em> </em>E SE UNO PRIMA DI SCRIVERE CONTASSE FINO A DIECI?</strong></p>
<p><strong>“La Sardegna possiede numerose vigne vecchie. Ma , al contrario dei viticoltori siciliani, i sardi si accontentano per lo più di vendere i propri prodotti ai turisti d’estate, a livello locale, senza manifestare un vero interesse per l’esportazione. Ma va anche detto che alcuni produttori di qualità ridanno speranza alla viticoltura della regione. Nel nord dell’isola, che beneficia di un clima mediterraneo influenzato dagli onnipresenti venti, il Vermentino di Gallura ( l’unica DOCG sarda) dà un eccellente vino bianco, aromatico e fresco. I vitigni locali, d’altro canto, conservano il ricordo dell’invasione spagnola che la Sardegna ha conosciuto nel Settecento: il cannonau ( un rosso che è il vero e proprio simbolo dell’isola, il carignano del sulcis (simile alla Cariñena del Priorato) e il bovale (equivalente del bobal di Valencia). L’unica difficoltà, quando sono bevibili, è digerirli.”<br />
Tratto da “I MIGLIORI VINI DEL MEDITERRANEO” di E. Bernardo -  ed. Mondadori</strong></p>
<p><strong><em>Il Signor Enrico Bernardo è stato Campione del Mondo dei Sommeliers del 2004</em></strong></p>
<p>Quando ho letto la sequela di sciocchezze che avete appena visto confesso che mi sono incazzato non poco; ho iniziato a chiedermi: ma è davvero lui?  il campione del mondo? –<span id="more-516"></span><br />
ma con quale facilità è riuscito a liquidare una regione che da vent’anni, pur tra mille limiti strutturali e di identità, ha conosciuto una sorprendente e progressiva rinascita qualitativa? -  ma lo sa che alcune nostre etichette sono nelle carte dei vini dei migliori ristoranti del mondo? – ma qualcuno glielo ha detto che la Sardegna è il laboratorio di almeno 5 grandi firme dell’enologia italiana? – ma lo sa che Robert Parker, l’alfiere del vino al rovere, si è dovuto arrendere e, nel 2007, ha collocato un cannonau fra i primi 48 vini al mondo e quel cannonau fa vasca di cemento e acciaio?<br />
Da qualche anno ho preso atto che il mondo del vino si è adeguato a tutte le perversioni di questa nostra epoca di crisi del capitalismo globalizzato: conta la griffe, la bella bottiglia, il vino deve seguire i gusti del mercato e questi gusti vengono decisi da enologi e giornalisti di settore che vivono dalle fortune dei vini che loro stessi promuovono. In questo enorme teatrino mondializzato il prode Bernardo non può che trovarsi a suo agio. Talmente rilassato e sicuro della sua impunità da illudersi che noi sardi non lo avremmo quantomeno subbissato di pernacchie e virtuale pioggia di uova marce; è evidente che uno che, all’interno di un libro pretenzioso quanto trasudante approssimazione, pubblica una carta della Sardegna enologica segnalando  nove denominazioni d’origine su diciannove(!!!..)ci considera degli imbecilli ancora intenti ad accoppiarci con le nostre greggi. Talmente sicuro di farla franca da concedersi anche il più misero e volgare degli insulti: la delirante teoria della non-digeribilità dei nostri vini.  Se la cosa non fosse altamente lesiva e dannatamente pericolosa per una fetta così importante della nostra economia, ci sarebbe da ridere per una settimana; ma ahinoi! c’è davvero poco da ridere: chissa da quale approfondita indagine medico-scientifica il Bernardo ha ricavato questo sconvolgente dato che ha pubblicato con tanta nonchalance? Se la Mondadori dovesse avere la malaugurata intenzione di tradurre il libro in inglese, francese o giapponese, se già non lo ha fatto, vi lascio immaginare la reazione di un importatore straniero intenzionato a esplorare la nostra offerta… Fino al momento di lasciare l’Associazione Italiana Sommeliers, circa tre anni orsono, portavo con me un certo orgoglio di appartenere a una categoria fino ad allora avvolta da un’aura di positiva nobiltà; oggi, anche grazie alle gesta di Enrico Bernardo, ho conferma di quando bene ho fatto ad allontanarmi da quel non so che di barocco e datato che si portano dietro certi sommeliers… Enrico caro,  fai un gesto da Campione del Mondo: chiedi scusa ai Sardi e studia con attenzione il nostro vino e le sue potenzialità riconosciute in ogni angolo del pianeta dove si beve; alla prossima ristampa potrai correggere il tiro e riacquistare la stima di un popolo che non ha bisogno che gli vengano aggiunti altri problemi; bastano e avanzano quelli che già abbiamo…</p>
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		<title>FREE PALESTINE, NOW!</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 18:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zenzero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono come al solito incazzato. Ma ora di più. E niente ironia oggi. Anche Zenzero sanguina. Leggete cosa dice la parlamentare europea Luisa Morgantini al rientro dal viaggio nella striscia di Gaza dove si è recata con altri parlamentari di varia estrazione politica, stravolti da ciò che hanno visto così come la premio Nobel per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img border="5" vspace="5" align="left" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2008/11/gaza2.jpg" hspace="5" alt="gaza2.jpg" title="gaza2.jpg" />Sono come al solito incazzato. Ma ora di più. E niente ironia oggi. Anche Zenzero sanguina. Leggete cosa dice la parlamentare europea Luisa Morgantini al rientro dal viaggio nella striscia di Gaza dove si è recata con altri parlamentari di varia estrazione politica, stravolti da ciò che hanno visto così come la premio Nobel per la pace Mary Corrigan McGuire che è stata ancor più dura con Israele della Morgantini. Ma leggete cosa dice Luisa:&lt;&lt; sono 255 i malati di Gaza morti dal giugno del 2007 perché non hanno ottenuto dalle autorità israeliane il permesso di uscire e farsi curare altrove, mentre le chiusure impediscono agli ospedali della Striscia di rifornirsi anche delle più basilari medicine.<br />
L&#8217;ultimo, Ahmed Al-Shafey, un anziano di 76 anni, deceduto lo scorso 28 ottobre per un&#8217;infezione renale: per motivi di sicurezza le autorità israeliane non l&#8217;hanno fatto uscire da Gaza. <span id="more-411"></span>Come la piccola Hani, tre anni, morta il 14 ottobre perché la proteina necessaria per il nutrimento del suo cervello e di cui era carente a Gaza non si trovava: anche per lei nessun permesso e la sua vita è stata stroncata. Il 35 percento di questi decessi riguarda i bambini &#8211; prosegue &#8211; morti senza un atto né una parola spesi dalla comunità internazionale per denunciare la punizione collettiva del milione e mezzo di civili della Striscia.<br />
Eppure da tempo organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali, Unrwa, Croce Rossa Internazionale, Physician for Human Rights, Amnesty International, Bet&#8217;selem e altre denunciano la crisi umanitaria senza precedenti a Gaza, le responsabilità dell&#8217;assedio israeliano. Ma cosa fanno l&#8217;Unione Europea, gli Arabi, le Nazioni Unite?&gt;&gt;</p>
<p>Gaza è un grande carcere a cielo aperto, il peggior carcere che si possa immaginare, dove i palestinesi vivono prigionieri: non possono uscire, non possono entrare, Israele decide se staccare la corrente elettrica, Israele decide se possono uscire in barca a pescare per non morire di fame, Israele decide se devono morire, come e quando.<img border="5" vspace="5" align="left" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2008/11/palestine_-_gaza_border.thumbnail.jpg" hspace="5" alt="palestine_-_gaza_border.jpg" title="palestine_-_gaza_border.jpg" /><br />
Questo è solo l&#8217;ultimo atto di 60 anni di sopprusi, soprafazione, violenza, pulizia etnica, furto di terra e di sorgenti d&#8217;acqua, perpetrati da Israele a danno del popolo palestinese.<br />
Per festeggiare l&#8217;elezione di Obama, Israele ha attaccato la Striscia rompendo il cessate il fuoco e facendo secche sei persone. Tutti terroristi, ovviamente. Così ci dicono. E tanto per far capire al nuovo presidente USA cosa vuole lo stato di Israele: la soluzione finale! E che non si faccia strane idee.<br />
Non che voglia rubare il lavoro a Piero e Antonio recensendo libri o facendo inutili simili cose. Ma tre libri mi sento di consigliarveli. Non sono libri scritti da palestinesi, o da loro &#8220;fiancheggiatori&#8221;, o da antisemiti, o da nemici dello stato di Israele. Sono scritti da Israeliani e parlano della Palestina. Strano no?<br />
Il primo l&#8217;ha scritto <strong>Ilan Pappe</strong> e si intitola &#8220;<strong>La pulizia etnica della Palestina</strong>&#8221; (Fazi Editore). Ilan Pappe è nato in Israele, ad Haifa, da genitori ebrei sfuggiti alle persecuzioni naziste e per anni ha insegnato all&#8217;Università di Haifa. Forse vedendo in ciò che Israele fa ai palestinesi una replica di quanto subito dai genitori, dal 2005 sostiene il boicottaggio di Israele per la sua criminale politica di occupazione. Ilan Pappe è uno storico di grande fama, titolare di cattedre anche fuori da Israele, ma la sua ricerca come storico, di cui il libro segnalato è un esempio, gli è costata un ostracismo e una avversione tale che ha dovuto abbandonare Israele per trasferirsi ad insegnare in Gran Bretagna. Questo libro è il risultato di un lungo studio sulla documentazione esistente relativa alla Nakba (&#8216;catastrofe&#8217;), come i palestinesi chiamano la cacciata dalla loro terra quando nel 1948 venne fondato lo stato di Israele. Pappe ha avuto accesso anche ai documenti degli archivi militari israeliani, di recente desecretati,  giungendo ad una visone chiara di quanto accaduto nel &#8217;48 drammaticamente in contrasto con la versione tramandata dalla storiografia ufficiale: già negli anni &#8217;30 la leadership del futuro stato di Israele (in particolare sotto la direzione del padre del sionismo Ben Gurion che già nel 1938 diceva all&#8217;esecutivo dell&#8217;Agenzia Ebraica:&lt;&lt;sono favorevole al trasferimento forzato (degli arabi): non ci vedo nulla di immorale&gt;&gt;) aveva ideato e programmato in modo sistematico un piano di pulizia etnica della Palestina, cioè un crimine, un crimine contro l&#8217;umanità! Una lettura onesta, coraggiosa e straziante.<img border="5" vspace="5" align="right" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2008/11/bambini-a-gaza.jpg" hspace="5" alt="bambini-a-gaza.jpg" title="bambini-a-gaza.jpg" /><br />
Il secondo libro si intitola &#8220;<strong>Il muro di ferro</strong>&#8220;  (casa Editrice Il Ponte) e l&#8217;ha scritto <strong>Avi Shaim</strong>. Anche lui cresciuto in Israele dove ha prestato servizio militare dal 1964 al 1966, ha insegnato storia a Cambridge e politica all&#8217;Università di Reading e si è specializzato in relazioni internazionali alla London school of Economics. Oggi è professore di relazioni internazionali ad Oxford. Anche lui ha approfittato dell&#8217;apertura degli archivi segreti israeliani per fare un&#8217;escursus sulla politica estera di Israele nei primi 50 anni dalla fondazione Ciò che emerge chiaramente tra guerre e i massacri compiuti da Sharon quand&#8217;era generale, è chi non ha voluto la pace. Mai. Sorpresa: non sono i palestinesi!<br />
Infine &#8220;<strong>Distruggere la Palestina. La politica israeliana dopo il 1948</strong>&#8221; (Marco tropea Editore) di <strong>Tanya Reinhart</strong>. Recentemente scomparsa, con essa si spegne una delle più critiche e battagliere analiste della situazione mediorientale. Israeliana, era docente di linguistica all&#8217;università di Tel Aviv e di Utrecht e teneva una illuminante rubrica settimanale sul quotidiano israeliano <em>Yediot Aharonot</em>. Se anche qui da noi ci <img border="5" vspace="5" align="left" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2008/11/israeli-wall14.thumbnail.jpg" hspace="5" alt="israeli-wall14.jpg" title="israeli-wall14.jpg" />fossero giornalisti altrettanto seri e onesti sapremmo qualcosa di più e di meglio della questione palestinese. Nel libro l&#8217;autrice ripercorre il decennio intercorso tra gli accordi di Oslo, che tante speranze di risoluzione del conflitto generarono, e lo scoppio della seconda Intifada passando per Camp David. Nel criticare ferocemente la politica di Arafat in quel decennio la sua corrotta corte di politici di Al Fatah, in questo libro dimostra come la politica di Israele non vada interpretata come una risposta al terrore o  una forma di autodifesa, ma come il risultato di un disegno archittetato e attuato sistematicamente: l&#8217;espulsione completa del popolo palestinese dalla Terra Santa. Un disegno che risulta chiaro dalle stesse parole di Sharon , il macellaio:&lt;&lt;è la seconda parte della guerra del 1948&gt;&gt;. La tragedia dei palestinesi quì puntualmente analizzata è resa ancor più drammatica dalla voce che la racconta: quella di una intellettuale israeliana <img border="5" vspace="5" align="right" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2008/11/1099566207_h_ho_araf_20041104.thumbnail.jpg" hspace="5" alt="1099566207_h_ho_araf_20041104.jpg" title="1099566207_h_ho_araf_20041104.jpg" />che si è battuta per anni per contrastare i luoghi comuni imposti dalla propaganda sionista e diffusi anche dai media e dai politici occidentali.<br />
Tre libri per la stessa unica storia che mi piacerebbe regalare a Obama. Scritti da tre grandi israeliani. Provate a dire che sono antisemiti!</p>
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		<title>Il mare, infinito vivente. E resistente!</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 11:52:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Canu</dc:creator>
				<category><![CDATA[La libreria imbandita]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Succedono cose strane. Ad esempio che alcuni stimati professionisti sassaresi appassionati di immersioni e fotografia subacquea diano vita ad una associazione, Acquamarina, composta da personaggi che uniscono, istituzionalmente, una straordinaria serietà professionale negli abissi ad una goliardia gaudente ed edonista (anche, anzi soprattutto, quando si pratica il cibo ed il vino) quando le stesse persone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2008/11/libro_sub010.jpg" alt="libro_sub010.jpg" width="459" height="460" /></p>
<p>Succedono cose strane. Ad esempio che alcuni stimati professionisti sassaresi appassionati di immersioni e fotografia subacquea diano vita ad una associazione, Acquamarina, composta da personaggi che uniscono, istituzionalmente, una straordinaria serietà professionale negli abissi ad una goliardia gaudente ed edonista (anche, anzi soprattutto, quando si pratica il cibo ed il vino) quando le stesse persone passano sulla terra, leggere. <span id="more-350"></span>E capita che tale passione di fotografare il meraviglioso non visto ai più che sta in fondo al mar, diventi anch&#8217;esso <img src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2008/11/copertina.thumbnail.jpg" alt="copertina.jpg" title="copertina.jpg" vspace="5" align="left" border="5" hspace="5" />strumento di godimento, anche per chi fa il bagno solo dove tocca e in vita sua ha visto solo patelle. Succede poi che le loro foto subacquee diventino splendida mostra itinerante, insieme emozionante esposizione degna di un museo di arte contempornea e strumento didattico ed educativo per centinaia di scolari. Poi il tutto diventa un libro, confezionato con cura maniacale, di qualità eccelsa: &#8220;Il Mare, l&#8217;infinito vivente&#8221;. E succede che questo libro venga mandato, quasi per gioco, a concorrere alla XXXV edizione del prestigiosissimo Festival Mondiale dell&#8217;Immagine Subacquea che si svolge ogni anno ad Antibes. E succede infine che tale libro vinca il primo premio nella sezione &#8220;Le Livre Et La mer&#8221;, ovvero il premio mondiale più ambito per un libro di immagini subacquee.<br />
Andrea Grimaldi, Felice De Angeli, Pier Vanni Depperu, Luciano Gutierrez, Alessandro Sirigu e il Charles Bronson dei mari Toto Porcu, con la guida spirituale di Jules Verne,  riscrivono con le loro foto il senso filosofico del cogliere l&#8217;attimo irripetibile. Infatti, come ha ben detto il professor Giancarlo Carrada, biologo marino che ha presentato il libro al pubblico nei giorni scorsi, il mare non ha memoria, il mare dimentica la sua storia nel suo farsi.</p>
<p>Sulla terra, salvo eventi catastrofici e talvolta anche in quel caso, lo sguardo costruisce e ricostruisce la memoria, riesce a vedere in un luogo il farsi di tale memoria in una stratificazione tangibile che, pur mutando, lascia i suoi segni. Nel mare no, tutto muta in continuazione. Immergendosi nello stesso posto a distanza di minuti tutto è passato, tutto è mutato, non si ripeterà nè sarà più uguale nel liquido marino in esodo perenne. Rocce escluse ovviamente, ma quelle non sono mare, sono terra allagata.<br />
Ecco perchè questo libro, queste foto, al di là della perfezione tecnica e della strabordante bellezza, al di là del mostrare ciò che la maggior parte di noi non vedrà mai, danno quello strano senso di smarrimento, di sbilanciamento, di vibrazione interiore, di filosofica malinconia che deriva dalla percezione che i 6 fotografi sono riusciti a trasmettere. E cioè che anche loro quello che hanno visto e bloccato nelle fotografie non lo vedranno mai più. Non così.<img src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2008/11/libro_sub-44.thumbnail.jpg" alt="libro_sub-44.jpg" title="libro_sub-44.jpg" vspace="5" align="right" border="5" hspace="5" /><br />
Un irriducibile gioia viene da questo libro che va al di là del piacere, pur immenso, della visione. Quella di chi sa che anche in un mondo dove i mercanti di vita &#8211; le multinazionali che brevettano i codici genetici di piante medicinali e alimentari che poi pretendono di far pagare a chi le coltiva da secoli - e i loro servi al potere, non potranno aver ragione di ciò che sempre muta e si muove. La biodiversità marina, di cui questo libro offre un frammento lucente ci dice che loro, i bastardi mercanti di vita, non ce la faranno col mare, infinito vivente.</p>
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		<title>Sabato Grandi Bianchi a Verona!</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 13:01:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zenzero</dc:creator>
				<category><![CDATA[La libreria imbandita]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[ Se capitate da quelle parti&#8230; Piero Careddu presenta il libro &#8220;Grandi Bianchi e Nuova Cucina di Sardegna&#8221; a Verona il 22 Novembre 2008 in occasione di &#8220;Grandibianchi &#8211; Un incontro di grandi vini italiani con le Confraternite Enogastronomiche&#8221;. L&#8217;evento ha il patrocinio dell&#8217;Associazione Stampa Agroalimentare (ASA) e la collaborazione della Federazione Italiana Confraternite Enogastronomiche (FICE) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2008/11/copia-di-dsc_0175.jpg" title="copia-di-dsc_0175.jpg"></a><img src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2008/11/copia-di-dsc_0175.jpg" alt="copia-di-dsc_0175.jpg" /></p>
<p><strong> Se capitate da quelle parti&#8230;</strong><strong><em><br />
</em></strong>Piero Careddu presenta il libro &#8220;Grandi Bianchi e Nuova Cucina di Sardegna&#8221; a Verona il 22 Novembre 2008 in occasione di &#8220;Grandibianchi &#8211; Un incontro di grandi vini italiani con le Confraternite Enogastronomiche&#8221;. L&#8217;evento ha il patrocinio dell&#8217;Associazione Stampa Agroalimentare (ASA) e la collaborazione della Federazione Italiana Confraternite Enogastronomiche (FICE) e del Consiglio Europeo Confraternite (CEUCO).<span id="more-347"></span><br />
Ideato come incontro-scontro, l&#8217;evento consta di una giornata di andata a Verona (Soave vs Vermentino) a Novembre, ed una di ritorno ad Alghero (Vermentino Vs Soave) a Febbraio. L&#8217;incontro scaligero inizierà al mattino alle 10,30 presso il Forte Chievo, sede dell&#8217;Ass.ne Sardi S. Satta, con una tavola rotonda sui due terroir a confronto, terminando con un aperitivo alle 12,00.</p>
<p>Al pomeriggio segue la presentazione ufficiale del libro &#8220;Grandi Bianchi e Nuova Cucina di Sardegna&#8221; presso la Confraternita del Boncuciar in Piazz.le Guardini alle ore 18,00.</p>
<p>Al termine un aperitivo con i vini Vermentino e cena tipica sarda su prenotazione (tel. 393 1481 763) sempre presso il Boncuciar. Modera il giornalista Giovanni Staccotti, parteciperanno all&#8217;evento l&#8217;autore Piero Careddu, l&#8217;editore del volume Tommaso Sussarello, il rettore della Confraternita Nord Ovest Sardegna Lorenzo Zicconi, produttori e personalità del mondo del vino Veronese e Sardo. L&#8217;obbiettivo è quello dell&#8217;incontro e conoscenza attraverso lo straordinario mondo delle Confraternite enogastronomiche.</p>
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		<title>Ennealcubo, la Newyork di Gianluca</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 20:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finto diario di viaggio newyorkese di un sardo napoletano. Gianluca Vassallo ha un sito  gianlucavassallo.com dove potete ammirare i suoi lavori, o meglio le sue opere d&#8217;arte; perchè Gianluca è un artista nel senso più totale del termine, artista che spazia con disinvolta creatività dalla musica, alla grafica fino alla scrittura; ma non andrò oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="472" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2008/11/immagine-014.jpg" alt="immagine-014.jpg" height="352" /></p>
<p><strong>Finto diario di viaggio newyorkese di un sardo napoletano</strong>. Gianluca Vassallo ha un sito  <a target="_blank" href="http://gianlucavassallo.com/" title="Gianluca Vassallo">gianlucavassallo.com </a>dove potete ammirare i suoi lavori, o meglio le sue opere d&#8217;arte; perchè Gianluca è un artista nel senso più totale del termine, artista che spazia con disinvolta creatività dalla musica, alla grafica fino alla scrittura; ma non andrò oltre con le note biografiche, è di altro che vi voglio parlare, se non ricordare che Gianluca è di sangue napoletano ma respira da sempre aria sarda e, per quanto lo conosca da poco, devo dire che questa mescolanza si avverte tutta, nel modo di proporsi solare e allo stesso tempo austero e concreto.<span id="more-329"></span> Questa è la seconda volta che scrivo di un libro e, oltre a farlo con il pudore di chi si sente senza alcun titolo, lo sto per fare davanti a un lavoro non ancora pubblicato, visto che il Vassallo vive la decisione finale per la pubblicazione, con il cilicio del dubbio e dell&#8217;insicurezza di chi ha un rapporto carnale con il proprio creare. <strong>ENNEALCUBO </strong>è un curioso contenitore che si sostiene su solide fondamenta di poesia e inquietudine; dietro l&#8217;apparenza del diario di viaggio a New York malcela una viscerale voglia di raccontarsi e raccontare la realtà rovistandone  in parti uguali bellezza e merda. La sua NY altro non è che lo specchio del mondo brutale e brutalizzato in cui viviamo:<strong> &#8220;&#8230;Festa del Giglio. Brookliyn. La stessa Italia di sempre si muove in processione. La banda di ottoni anima il viaggio con un&#8217;allegria che puzza di chiuso, mentre il prete, depositario degli assoluti del nostro tempo, asseconda la fobia del domani e benedice i passanti. Quaranta uomini in buona fede, ospitano le putrelle d&#8217;acciaio incandescenti su spalle nude. E camminano, dieci passi alla volta, muovono il carro, con un microcosmo festoso sulla schiena penitente. La religione si fa pretesto, misura. Il clima è pagano, affollato di cibo stracotto, di baracconi festanti d&#8217;azzardo, di bracciali di gomma, mafia in tazze, magliette, ombrelli, statuine. L&#8217;odore di fritto s&#8217;impasta con l&#8217;incenso, la madonna sbraita, suda, piange di marmo umano, mentre ogni frazione di minuto un nuovo devoto miracolosamente allunga la sua collana di dollari usati. La Grazia della Vergine qua si paga in contanti, con la stessa disinvoltura, lo stesso rito, con cui si acquista il sorriso di una vedette andata&#8230;&#8221;.<br />
</strong>Sbaglia chi si limita a vedere nello scritto un taglio intimista, o peggio autoreferenziale. Mi pare che la bravura di Gianluca consista nell&#8217;avere trovato l&#8217;equilibrio tra i momenti di racconto della propria vicenda e una osservazione tutt&#8217;altro che passiva degli orrori del mondo: <strong>&#8220;&#8230;Devo archiviare tutto, con l&#8217;attenzione necessaria a non manipolare la memoria, perchè la scelta di cosa portare con se e di cosa lasciare che bruci è, in parte, rappresentare l&#8217;esistenza, assolversi, contestualizzarsi. La mattina dell&#8217;undici settembre mi sono alzato presto. Carlo Giuliani era stato ucciso pochi mesi prima, la politica corse a rassicurare l&#8217;assassino piuttosto che una generazione. Avevo priorità scandite, c&#8217;era da programmare l&#8217;essenziale, discutere il necessario, disturbare le certezze perchè nulla è più complesso di ciò che diviene vero. &#8230; Un caffè grazie. Si, odio la guerra. Oggi è torrido qui. Ci vuole dell&#8217;acqua. Gelata&#8230;&#8221;<br />
</strong>Un&#8217;altra bella cosa di questo libro, che ancora non è libro, è il fatto che non sei costretto a leggerlo tutto d&#8217;un fiato. Il finale non è scontato ne imprevedibile perchè non c&#8217;è finale. C&#8217;è il ritorno ad altro soffrire, ad altra comtemplazione, altro godere. Leggi un capitolo, lo mastichi, ci ritorni e realizzi che è un privilegio aver letto un gioiello così inzuppato di sentimento ed emozione distillata. Auguro a tutti voi che Gianluca decida di pubblicare a breve&#8230;</p>
<p><strong>ENNEALCUBO &#8211; New York e altre metafore  di Gianluca Vassallo</strong><br />
 </p>
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		<title>È pronto!</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 09:41:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[La libreria imbandita]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio nuovo libro è uscito dalla tipografia la settimana scorsa. Fra non molto verrà presentato alla stampa e al pubblico e sarà disponibile in libreria. Come ebbi modo di raccontarvi qualche mese fa su questo sito, si tratta di una panoramica di quella che ho considerato l&#8217;eccellenza dei vini bianchi e/o dolci della mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2008/09/immagine-010.jpg" alt="immagine-010.jpg" /></p>
<p>Il mio nuovo libro è uscito dalla tipografia la settimana scorsa. Fra non molto verrà presentato alla stampa e al pubblico e sarà disponibile in libreria. Come ebbi modo di raccontarvi qualche mese fa su questo sito, si tratta di una panoramica di quella che<span id="more-268"></span> ho considerato l&#8217;eccellenza dei vini bianchi e/o dolci della mia regione abbinati ad alcuni piatti della mia cucina. Le differenze con il precedente lavoro sono sia sul piano grafico che sui contenuti. In questo giro la parte fotografica, sempre di mano femminile, è stata affidata a Giusy Calia fotografa nuorese istintiva e visionaria come poche ne ho incontrato. Molto bello e sensuale l&#8217;approccio di Giusy sia alle bottiglie che al cibo: le foto realizzate solo in esterni con un&#8217;attenzione particolare alle bellezze, spesso poco note alla massa, del nostro territorio. Riguardo agli scritti, chi ha letto il primo libro non potrà non notare che il mio percorso gastronomico va sempre più spedito verso una semplificazione maggiore. Ancora un po&#8217; di pazienza e presto lo potrete vedere&#8230;</p>
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