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	<title>Taribari</title>
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	<description>... cibo, vino e tempo da perdere</description>
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		<title>FELICITA&#8217; ANTONIO E GIOVANNA</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 07:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nostro compagno di viaggio Antonio Canu si è sposato sabato scorso con la bella Giovanna. C&#8217;eravano tutti noi di Taribari con Barbara Vargiu testimone della sposa e io che mi sono occupato del pranzo alla Guardiola e di fare da ufficiale di stato civile. Auguri di cuore ai due da Taribari.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/04/DSC_07277.jpg"><img src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/04/DSC_07277.jpg" alt="" title="DSC_0727" width="452" height="426" class="alignnone size-full wp-image-1664" /></a><html /></p>
<p>Il nostro compagno di viaggio Antonio Canu si è sposato sabato scorso con la bella Giovanna. C&#8217;eravano tutti noi di Taribari con Barbara Vargiu testimone della sposa e io che mi sono occupato del pranzo alla Guardiola e di fare da ufficiale di stato civile. Auguri di cuore ai due da Taribari.</p>
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		<title>The sweet and the sour: Beeside &amp; scotch ale.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 08:42:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Canu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Canzoni ubriache]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sogno di ogni oscuro giornalista musicale è quello di poter incappare un giorno in un musicista che gli permetta di poter affermare di aver scoperto qualcosa di speciale, di avere la possibilità di replicare il famoso &#60;&#60;ho visto il futuro del rock&#8217;n'roll, il suo nome è Bruce Springsteen&#62;&#62; che diede a John Landau fama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/04/foto-BEESIDE.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1648" title="foto BEESIDE" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/04/foto-BEESIDE.jpg" alt="" width="450" height="447" /></a></p>
<p>Il sogno di ogni oscuro giornalista musicale è quello di poter incappare un giorno in un musicista che gli permetta di poter affermare di aver scoperto qualcosa di speciale, di avere la possibilità di replicare il famoso &lt;&lt;<em>ho visto il futuro del rock&#8217;n'roll, il suo nome è Bruce Springsteen</em>&gt;&gt; che diede a John Landau fama imperitura.<br />
Beh l&#8217;altra sera a Sassari, nella cantina della libreria Odradek dove Federico Pazzona presentava il suo primo cd &#8220;Mood Spirals&#8221; pubblicato con il moniker Beeside, non so se ho visto il futuro tanto da poter presagire per lui qualcosa di grande.<span id="more-1621"></span><br />
Di certo sentirlo cantare le sue canzoni accompagnato da una chitarra acustica suonata divinamente, ascoltarne le melodie cristalline che si scontrano, come onde sugli scogli, con i testi cantati in un inglese meravigliosamente sporco e strisciante mi dato le stesse emozioni di quando, diciasettenne, sentii per la prima volta gli Smiths; le stesse impagabili e credevo non replicabili sensazioni di quando, un paio d&#8217;anni dopo, partirono dal mio stereo le prime note di &#8220;Greetings to the new brunette&#8221; di Billy Bragg.<br />
Il sensuale rotolare della voce e delle melodie, la cruda furia sentimentale dei testi, la sublime bellezza dell&#8217;imperfezione. E ancora una volta rabbia e amore e gioia e ironia e ferocia. E la sfrontatezza di camminare col vento in faccia ostentando le proprie debolezze, il dito medio alzato contro gli sguardi sporchi del mondo, &#8220;<em>giving a smile to them/while they&#8217;re clapping their fucking hands</em>&#8220;.<br />
Dentro questo esordio di Beeside, dentro &#8220;Mood Spirals&#8221; ci sono 12 canzoni, 12 declinazioni in musica del concetto di bellezza. E i testi più intensi ascoltati da molto, molto tempo. Scritti con cura maniacale, frutto di un lavoro da calli nelle mani, complessi e immediati insieme. Un lavoro sudato sulle parole e le storie che rimane però invisibile e ti lascia libero di interpretarle, di vestirle come se fossero tue, emozioni su misura tagliate e cucite per te.<br />
E che musica ci sia dentro questo disco, ad essere superficiali e a fermarsi alla forma, sarebbe facilissimo da dire: &#8220;Mood Spirals&#8221; è un disco di new folk prevalentemente acustico (sostituite new con il prefisso che più vi aggrada: psych, weird, alternative, acid, forest, blues&#8230;) influenzato dalla storia del genere sia britannica che americana passata e recente, nonchè dagli ascolti di rock alternativo e indipendente di cui si colgono i sedimenti nella stratificazione dei brani. E che si colloca tra i due, tre più bei dischi di new folk tra le decine che mi sia capitato do ascoltare negli ultimi anni.<br />
Ma a definirlo così non si coglie che la scorza di questo lavoro che è molto altro e molto di più.<br />
Questo infatti, al di là della forma di folk acustico, peraltro stilisticamente impeccabile, è inequivocabilmente un disco punk. Come erano punk i brani acustici degli Husker Du, come sono punk per John McEntire i suoi Tortoise. Canzoni come le avrebbe scritte Nick Drake se le avesse scritte oggi, dopo aver militato in un gruppo di hardcore punk degli anni &#8217;80.<br />
Bello e terribile essere sicuri di avere già trovato, in un mese vicno all&#8217;aprile, il disco dell&#8217;anno.<br />
Un tormento scegliere la sostanza alcolica da abbinare a &#8220;Mood spirals&#8221;. Forse solo la complessità sfrontata, irruenta e sincera di un vino bianco naturale, velato e di alta gradazione. Oppure, come ho fatto, una birra che ha una pronuncia simile all&#8217;inglese in cui canta Federico, duro, stoppato e sibilante, dove la esse è la lettera più musicale mai sentita: la violenta e sensualmente arrogante DOGMA, scotch ale di Brew Dog che per chi scrive è la migliore brewery artigianale al mondo. Un blend di 10 differenti tipi di malto con infusione di miele di erica, quasi sette gradi e mezzo d&#8217;alcol, the sweet and the sour in armonico contrasto. L&#8217;abbinamento ideale per le mood spirals generate da questo straordinario esordio discografico di Beeside.</p>
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		<title>la quadratura del nepente</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 22:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[NEPENTE DI OLIENA &#8220;D&#8217;ANNUNZIO&#8221; : INCONTRO TRA CLASSE E TIPICITA&#8217; Cos’è la perfezione in un vino? Qual è quell’insieme di componenti e sensazioni che ci permette di affermare che una tale bottiglia ha raggiunto caratteristiche di eccellenza? Temo che attualmente sia impossibile dare risposte che possiedano elementi anche minimi di oggettività. La fauna che abita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/03/DSC_02425.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1610" title="DSC_0242" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/03/DSC_02425.jpg" alt="" width="449" height="305" /></a></p>
<p><strong>NEPENTE DI OLIENA &#8220;D&#8217;ANNUNZIO&#8221; : INCONTRO TRA CLASSE E TIPICITA&#8217;</strong></p>
<p>Cos’è la perfezione in un vino? Qual è quell’insieme di componenti e sensazioni che ci permette di affermare che una tale bottiglia ha raggiunto caratteristiche di eccellenza? Temo che attualmente sia impossibile dare risposte che possiedano elementi anche minimi di oggettività. La fauna che abita quella giungla che è il mondo del vino è talmente variegata che ognuno si sente autorizzato a dare la propria interpretazione.<span id="more-1608"></span> Per molti la perfezione è semplicemente la totale assenza di “difetti” (anche se sul significato di difetto ci sarebbe da discutere per ore) accompagnata da accattivanti rotondità e da un corredo olfattivo il più ampio e originale possibile: poco importa se tutto questo insieme abbia un qualche legame con il territorio di appartenenza e ne esprima linguaggio e peculiarità! Per me, animale catalogabile all’interno della sopracitata fauna nella sottospecie dei rompicoglioni, l’avvicinarsi alla perfezione parte dalla capacità evocativa che può possedere un vino: ogni sorso vissuto come pezzo di un racconto, come un fotogramma di un paesaggio, come il ricordo di un momento caldo e pieno di profumi buoni di cibo. Ma, come altre volte ho avuto modo di sottolineare con malinconia, questo non è il modo di pensare della stragrande maggioranza di coloro che producono il vino. Il territorio conta poco o niente, il mercato e la tendenza sono le bussole che orientano gli stili e i gusti di chi il vino lo acquista e lo beve.  Poi ti ricordi che esistono personaggi come Tonino Arcadu e pensi che non è tutto perso, che ancora vale la pena impegnarsi e lottare per un’idea nuova/antica di enogastronomia. Ho scritto tante volte di Tonino, tutti sanno che siamo amici e che ci stimiamo, al punto che ho ridotto negli ultimi anni il parlare dei suoi vini per non dare adito alle solite sciocche invidie. Ma davanti al suo ultimo capolavoro, il Nepente di Oliena 2006 “D’Annunzio” mi sono dovuto inchinare come non capitava da tempo per una bottiglia. Tonino è un vecchio guerriero che da anni combatte a testa bassa contro l’avvelenamento culturale e identitario della nostra terra. Lo fa producendo cultura in forma di bottiglie di grandi vini della Barbagia con quell’amore e quello spirito di sacrificio fondamentali per chi punta sulla qualità assoluta. Ecco cosa mi ha dato l’assaggio di questo vino oggi 11 Febbraio 2012 alle ore 12,18.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>“D’ANNUNZIO” Cannonau di Sardegna 2006 Nepente di Oliena</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Azienda Gostolai – Oliena<br />
</strong>Il colore è notte cupa e densa, liquido quasi viscoso dai cromatismi color granato con rifrangenze blu inchiostro. Profilo nasale di un’ eleganza raramente incontrata in un Cannonau. Ampiezza e disinvolta aristocrazia sono gli aggettivi che caratterizzano il portamento olfattivo di questo vino. Richiami immediati alla campagna in un rincorrersi di note di legno d’asfodelo e suggestioni balsamiche.  Il naso gioca tra florealità di viole autunnali e speziatura di pepe e garofano con terziari che si affacciano in forma di pellame e tabacco. Nel palato si insinua con la classe di un vino di razza. Si allarga nella cavità orale esibendo gli equilibrismi delle componenti morbide e alcooliche con la freschezza di una giusta acidità supportata da importanti note minerali. In fase retro nasale si ripropongono le note vegetali che si fissano nel tempo che segue la deglutizione evolvendosi in sensazioni di cioccolato fondente. Finale lungo, fresco e appagante che richiama il sorso successivo.  A tavola con una vasta gamma di piatti: dagli antipasti tipici della tradizione sarda ai salumi piccanti, primi piatti con salse di terra importanti, tonno alla griglia, sardine al forno, formaggi pecorini di buona stagionatura, da solo con le nostre solitudini.</p>
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		<title>Il buongusto secondo l&#8217;ais</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 22:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/03/422020_3379583739106_1554780877_3043111_1785760597_n3.jpg"><img title="422020_3379583739106_1554780877_3043111_1785760597_n" class="alignnone size-full wp-image-1599" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/03/422020_3379583739106_1554780877_3043111_1785760597_n3.jpg" alt="" width="250" height="398" /></a></p>
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		<title>LA GUARDIOLA DA SURRAU</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[SCIALA 2007 : LA CONFERMA DELLE CAPACITA&#8217; DI INVECCHIAMENTO DEL VERMENTINO DI GALLURA Ieri ho visitato le Cantine Surrau di Arzachena. Ero con i miei nuovi compagni di viaggio, i titolari de La Guardiola di Castelsardo, Giampaolo e Mayrin e con Paolo Murtula il loro agente. Un posto davvero elegante: costruito senza badare a spese ma senza cadere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/DSCN33551.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1551" title="DSCN3355" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/DSCN33551.jpg" alt="" width="450" height="337" /></a></p>
<p><strong><em>SCIALA 2007 : LA CONFERMA DELLE CAPACITA&#8217; DI INVECCHIAMENTO DEL VERMENTINO DI GALLURA</em></strong></p>
<p>Ieri ho visitato le Cantine Surrau di Arzachena. Ero con i miei nuovi compagni di viaggio, i titolari de La Guardiola di Castelsardo, Giampaolo e Mayrin e con Paolo Murtula il loro agente. Un posto davvero elegante: costruito senza badare a spese ma senza cadere nella tentazione di quella opulenza pacchiana che è facile trovare in Costa Smeralda.<span id="more-1548"></span> <a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/DSCN3355.jpg"></a></p>
<p>Altro elemento che mi ha lasciato piacevolmente sorpreso è stata un ospitalità antica e genuina che faceva da contraltare alla bellezza di una Tenuta dai tratti decisamente moderni. I vini sono, per la maggior parte, concepiti in un&#8217;ottica di modernità e per un mercato di fascia medio-alta. Niente da dire sull&#8217;aspetto squisitamente organolettico: vini perfetti, corretti, ineccepibili. Alcuni non sono il mio genere ma questo non ha molta importanza. Suscitando lo stupore di alcuni commensali sono rimasto ammaliato dalla semplicità del Vermentino di Gallura &#8220;Juannisolu&#8221; 2010 ed entusiasta dello Sciala 2007.</p>
<p><strong>VERMENTINO DI GALLURA docg 2007 Sciala</strong></p>
<p>Alla faccia di chi, contro ogni logica e buon senso, continua a farsi del male bevendo vermentini appena imbottigliati, acidi e squilibrati. Alla faccia di chi sostiene che i vini bianchi non possono invecchiare. Sciala 2007 sorprende già quando inizia a presentarsi con un colore e una lucentezza quasi immutati. Il naso esplode immediatamente con una mineralità che quasi stordisce per la bellezza e che fa da tappeto a tutta una serie di suggestioni di confetture di frutti estivi e frutta secca. In bocca si impadronisce prepotentemente del palato rivelandosi vino da accostamenti gastronomici anche molto impegnativi e azzardati. Un finale lungo e speziato chiude questo sorprendente assaggio di vermentino il cui unico difetto è la scarsa dotazione dell&#8217;azienda che pare ne abbia solo un centinaio di bottiglie. Peccato!</p>
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		<title>LA BADANTE AL CONTRARIO</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 23:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[La libreria imbandita]]></category>

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		<description><![CDATA[APPUNTI DI LETTURA SUL ROMANZO D&#8217;ESORDIO DI GIANNI CARIA  &#8220;LA BADANTE DI BUCAREST&#8221; La Badante di Bucarest è un romanzo che tratta di burle della storia, di ribaltamenti di vite e di lettura del fallimento annunciato di un sistema economico, quello capitalista, arrivato ad un capolinea di orrore e disperazione. Gianni Caria, new entry del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/DSCN3120.jpg"></a></em></strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/DSCN31201.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1544" title="DSCN3120" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/DSCN31201.jpg" alt="" width="449" height="340" /></a></em></strong></p>
<p><strong><em>APPUNTI DI LETTURA SUL ROMANZO D&#8217;ESORDIO DI GIANNI CARIA  &#8220;LA BADANTE DI BUCAREST&#8221;</em></strong></p>
<p>La Badante di Bucarest è un romanzo che tratta di burle della storia, di ribaltamenti di vite e di lettura del fallimento annunciato di un sistema economico, quello capitalista, arrivato ad un capolinea di orrore e disperazione. Gianni Caria, new entry del variegato parco dei magistrati-scrittori, non sceglie( grazie a Dio!) la strada ruffiana del noir da classifica ma imbocca il sentiero tortuoso di una storia solo apparentemente surreale e di difficile digeribilità per gli stomaci deboli abituati al “cibo letterario” liofilizzato e inscatolato.<span id="more-1537"></span> Avvertenza per l’uso: non è un romanzo da svago e la sferzata di emozioni che offre non ha niente a che vedere con quelle da thriller incentrato sul poliziotto esistenzialista di turno: quì parliamo di pancia, di sconfitte dolorose, risentimenti e ricerca di un egoismo liberatorio e indispensabile per una sopravvivenza la cui unica e definitiva ambizione è rappresentata  dagli ottocento euro da mandare a casa a fine mese. La costruzione del racconto, in secondo piano dal punto di vista emozionale rispetto al fitto intreccio di sfumature psicologiche che si sviluppano nel crescendo,  ci parla di Maria, una ex insegnante di italiano di mezza età rimasta, insieme ad un marito mediocre, senza lavoro e prospettive nello scenario di un’Italia in piena bancarotta e fuori dall’euro. Preso atto degli inesorabili problemi di sostentamento suoi e di marito e figli, in un paese ormai in mano a quegli stranieri una volta avversati e cacciati, sceglie di partire per la Romania con un impiego di badante presso una famiglia di quella nascente classe media benestante del paese balcanico. Lascio alla lettura la scoperta del rapporto di simbiosi che si instaura da subito con il vecchio professore allettato e in stato vegetativo…  a partire dal cambio quotidiano dei pannoloni nasce un rapporto di impensabile comunicazione basata sui monologhi di fantasia della badante e sulla scoperta di affinità e passioni. E poi il rapporto prima freddo e distaccato con la padrona di casa e figlia del malato e la riscoperta di pulsioni sessuali che ridanno vita a una individualità in marcia verso l’autoannullamento. Tra le tante note di merito che vanno riconosciute a Gianni Caria, oltre a una scrittura impeccabile, c’è la capacità di aver scritto con lo sguardo e la testa di una donna  in gravi difficoltà materiali e umane e ho ragione di credere non si sia trattato di una passeggiata. La badante di Bucarest è un mix di durezza, amore, cinismo e poesia;  un libro che ci aiuta a capire i nostri tempi e a leggere il futuro più di certi testi di economia politica.</p>
<p><strong>LA BADANTE DI BUCAREST<br />
di Gianni Caria  -  Ed.  Robin – La Biblioteca del tempo  2012</strong></p>
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		<title>Nuova stazione</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 18:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/291811_1962289991128_1659192509_1515316_1282790372_n1.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/306313_2058293871165_1659192509_1566608_1422908677_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1530" title="306313_2058293871165_1659192509_1566608_1422908677_n" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/306313_2058293871165_1659192509_1566608_1422908677_n.jpg" alt="" width="451" height="282" /></a><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/291811_1962289991128_1659192509_1515316_1282790372_n2.jpg"></a></p>
<p>Sto per iniziare una nuova avventura. Dopo i due anni e mezzo fantastici di Kent&#8217;Annos riparto dal mare di Castelsardo. Voglio ringraziare pubblicamente la Famiglia Dettori per il grande privilegio di avermi fatto vivere per un lungo periodo a contatto con la magica atmosfera della loro azienda unica in Sardegna. Ora è La Guardiola , storica realtà di Castelsardo, che mi onora della sua ospitalità. In tempi non sospetti, proprio su questo blog, avevo scritto che è il più bel ristorante della Sardegna perchè aldilà dello scenario mozzafiato possiede il valore aggiunto del fattore culturale e storico dell&#8217;essere parte integrante del Castello. La mia modesta esperienza insieme a quella di Giampaolo e Mairyn  ha un&#8217; unica ambizione: arricchire ulteriormente una già ottima cucina di mare. A presto! <a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/02/291811_1962289991128_1659192509_1515316_1282790372_n.jpg"></a></p>
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		<title>VINO SARDO DELL&#8217;ANNO 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 13:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[  LA BOTTIGLIA PIU&#8217; INTERESSANTE DEL 2011 PER LA SPECIALE GIURIA DI TARIBARI FORMATA DA ME, DA PIERO E DA CAREDDU. L&#8217;aspetto più bello del gestire un tuo blog è che puoi scrivere quello vuoi, dai pensieri più profondi alle cazzate più colossali, senza dover rendere conto a nessuno. Allora,dopo aver pubblicato la mia TOP [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/01/filighe1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1520" title="filighe" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/01/filighe1.jpg" alt="" width="448" height="438" /></a></em></strong></p>
<p><strong><em>LA BOTTIGLIA PIU&#8217; INTERESSANTE DEL 2011 PER LA SPECIALE GIURIA DI TARIBARI FORMATA DA ME, DA PIERO E DA CAREDDU.</em></strong></p>
<p>L&#8217;aspetto più bello del gestire un tuo blog è che puoi scrivere quello vuoi, dai pensieri più profondi alle cazzate più colossali, senza dover rendere conto a nessuno. Allora,dopo aver pubblicato la mia TOP 11 dei vini sardi dell&#8217;anno appena passato, oggi ho assegnato il mio personale titolo di<strong> VINO DELL&#8217;ANNO 2011</strong>&#8230; è un titolo che sicuramente non  lascerà strascichi nel mondo dell&#8217;enogastronomia ne stravolgerà le sorti commerciali e finanziarie del vincitore, però è sincero e nasce da tutta una serie di ragionamenti che ritroverete nella motivazione.</p>
<p>IL VINO SARDO DELL&#8217;ANNO 2011 DI TARIBARI E&#8217;</p>
<p><strong>FILIGHE 2010 <a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2012/01/filighe.jpg"></a><br />
Vermentino di Sardegna doc Brut Metodo Classico -  Millesimo 2010<br />
Azienda Agricola Giovanni Cherchi &#8211; Usini<span id="more-1518"></span></strong></p>
<p>Motivazione: Ho nominato il Filighe 2010 vino dell&#8217;anno per altissima qualità della spumantizzazione e per un corredo organolettico vicino alla perferzione. Vengono premiate inoltre l&#8217;innovazione e la scelta coraggiosa del produttore di realizzare un Metodo Classico Millesimato in una situazione pedoclimatica non particolarmente favorevole a questo tipo di produzioni vinicole.</p>
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		<title>LA MIA &#8220;TOP 11&#8243;  DEI VINI SARDI 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 23:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[GLI  11   VINI SARDI CHE HO PIU&#8217; AMATO NEL 2011 Questa non è la classifica dei migliori vini sardi! Non avrei mai potuto fare qualcosa del genere perché non ho ne tempo ne voglia di assaggiare tutti i vini della mia isola. Questi, tra tutti quelli bevuti nel 2011, sono quelli che mi hanno dato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2011/12/DSC_0178.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1515" title="DSC_0178" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2011/12/DSC_0178.jpg" alt="" width="451" height="300" /></a></em></strong></p>
<p><strong><em>GLI  11   VINI SARDI CHE HO PIU&#8217; AMATO NEL 2011</em></strong></p>
<p>Questa non è la classifica dei migliori vini sardi! Non avrei mai potuto fare qualcosa del genere perché non ho ne tempo ne voglia di assaggiare tutti i vini della mia isola. Questi, tra tutti quelli bevuti nel 2011, sono quelli che mi hanno dato maggiore appagamento ed emozioni. La loro elencazione  non è in ordine di qualità, non si tratta di una classifica. Li ho sistemati così come li ho trovati tra i miei disordinati appunti d’assaggio di quest’anno che ci sta lasciando. Mi sono piaciuti tutti seppur in modo e momenti diversi. Il meglio della Sardegna per il mio palato, le mie conoscenze, il mio modo di avvicinarmi a un bicchiere di vino.<br />
<strong>- FILIGHE 2010  Vermentino di Sardegna brut doc Met. Classico  -  Az. Agr. Cherchi, Usini</strong></p>
<p><strong></strong><br />
<strong>- ALVAS 2008  Isola dei Nuraghi igt – Paneevino di Gianfranco Manca, Nurri</strong><strong><br />
- ALTEA BIANCO  2010 Sibiola igt – Altea Illotto, Serdiana<br />
- MATTEU 2008   vdt  -   Altacutena, Arzachena<br />
- DETTORI BIANCO 2007  Romangia igt – Tenute Dettori, Sennori</strong></p>
<p><strong>- NUR GEA 2009   Isola dei Nuraghi igt – Vinz’e’Vera, Orgosolo<br />
- NEBRIOSU 2008  Cagnulari Isola dei Nuraghi igt – Francesco Fiori, Usini<br />
- CAGNULARI 2010  – Giovanna Chessa, Usini<br />
- SOS USOS DE UNA IA 2007  Nepente di Oliena doc – Gostolai, Oliena </strong></p>
<p><strong>- GINJOL 2008 I sola dei Nuraghi igt &#8211; Az Agricola Ledà d&#8217;Ittiri, Alghero</strong></p>
<p><strong>-  QUAE 2009  Isola dei Nuraghi igt &#8211; Az. Agricola Tanca Gioia, Carloforte</strong></p>
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		<title>ALTEA BIANCO. NASCO NATURALE</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 09:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Careddu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assaggi vini]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[IL BIANCO DI UNA DELLE POCHE REALTA&#8217; SARDE DI VITICOLTURA NATURALE Alla mia età e in un momento dove c&#8217;è poco da sorridere, quando mi capita tra le mani una bottiglia di un vino naturale e buono (vorrei ricordare soprattutto ai detrattori che sono cosciente che  non tutti i vini naturali sono buoni) per me [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2011/12/DSC_0127-Copia1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1510" title="DSC_0127 - Copia" src="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2011/12/DSC_0127-Copia1.jpg" alt="" width="452" height="383" /></a></em></strong></p>
<p><strong><em>IL BIANCO DI UNA DELLE POCHE REALTA&#8217; SARDE DI VITICOLTURA NATURALE</em></strong></p>
<p>Alla mia età e in un momento dove c&#8217;è poco da sorridere, quando mi capita tra le mani una bottiglia di un vino naturale e buono (vorrei ricordare soprattutto ai detrattori che sono cosciente che  non tutti i vini naturali sono buoni) per me è un momento di festa. Si tratta di una festa interiore, solitaria e personale nella quale mi accingo con emozione ad esplorare quel linguaggio e quelle sfumature che solo un vino &#8220;vero&#8221; e senza manomissioni riesce a trasmettermi. Ed eccomi davanti ad <strong><em>ALTEA BIANCO 2010 igt Sibiola dell&#8217;Azienda Agricola ALTEA-ILLOTTO di Serdiana.<span id="more-1508"></span></em></strong> Una realtà produttiva nata nel 1992 dalle menti coraggiose di Adele Illotto e Maurizio Altea. Perchè coraggiose? Perchè in Sardegna arriva tutto con un decennio di ritardo ed è per questo che la presenza dell&#8217;agricoltura naturale è ancora troppo e drammaticamente marginale. Perciò non mi riesce difficile definire eroici personaggi come Gianfranco Manca, i Dettori di Sennori e gli Altea-Illotto dei quali trattiamo oggi. L&#8217;Altea Bianco nasce da agricoltura biologica certificata con una composizione di uve prevalentemente Nasco e una piccola ma gustativamente determinante aggiunta di vermentino. Il Nasco, uva sarda periodicamente ad un passo dall&#8217;estinzione, è stata utilizzata negli unltimi decenni per produrre importanti vini da fine pasto, al punto da farci dimenticare che riesce a trasmettere la sua vera forza e potenza soprattutto  nella versione secca, quando potrebbe gareggiare senza complessi d&#8217;inferiorità con certi Xeres giovani.<br />
<strong><em>ALTEA BIANCO 2010 Igt Sibiola</em></strong></p>
<p>L&#8217;assaggio di oggi 24 dicembre 2011 alle ore 12,15 in buone condizioni di luce mi ha dato un vino di colore giallo topazio ricco di riflessi e luminosità con un densità importante. Il naso risulta di grande complessità quando la temperatura di servizio sale. Sconsiglio vivamente di consumare questo vino sotto i 13/14°. Il primo impatto olfattivo è di grande freschezza iodata come se un forte colpo di un levante salino voglia fare da introduzione a tutto un ampio corredo di sensazioni fruttate/vegetali che vanno dal fiore del pesco alla mandorla passando per suggestioni minerali di roccia che me lo hanno accostato a certi bianchi della Loira. anch&#8217;essi da agricoltura naturale, assaggiati un paio d&#8217;anni fa. In bocca dimostra la natura prorompente del Nasco con un ingresso largo e allo stesso tempo di grande eleganza. Acidità e sali in perfetto equilibrio con un impianto glicerico tipico del vitigno. Un vino che trasmette già messggi di armonia facendoti però pensare che il bello arriverà nei prossimi due anni. Che dire? Alla faccia di chi sostiene che usare lieviti naturali e poche pratiche di cantina dà vini squilibrati. Credo che questo Altea Bianco sia una delle migliori risposte.<br />
A tavola con primi piatti di mare piccanti e ricchi di aromi , zuppe di pesce, agnello in umido al finocchietto, formaggi di media stagionatura. I produttori lo consigliano anche come aperitivo ma francamente lo troverei sprecato preferendolo accostato a piatti del suo stesso livello.<a href="http://www.taribari.org/taribari/wp-content/uploads/2011/12/DSC_0127-Copia.jpg"></a></p>
<p>ALTEA-ILLOTTO  &#8211; Via Don Minzoni, 12 &#8211; SERDIANA (CA)  <a href="http://www.alteaillotto.it/">http://www.alteaillotto.it/</a></p>
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